| | 'Viviamo nell’epoca delle fragilità emotive' Dottor Aceti: "La cultura del rapporto è quella vincente per una nuova umanità"  “Viviamo nell’epoca delle fragilità emotive, viviamo in un’epoca di crisi, di travaglio che però contiene al suo stesso interno il seme della speranza che è quello dell'ascolto, della relazione empatica”, così il dottor Ezio Aceti, psicoterapeuta dell’età evolutiva, uno dei più stimati professionisti nel campo dell’educazione, consulente psicopedagogico del comune di Milano ha fotografato la società di oggi durante l’incontro-dibattito sul tema dell’“Emergenza Educativa” svoltosi lunedì 13 ottobre presso l’Auditorium di Palazzo Celestini. Per spiegare meglio il problema dell’emergenza educativa il dottor Aceti ha fatto riferimento al modo in cui si è modificato nel tempo il rapporto genitori-figli. “Prima degli anni 70 - ha dichiarato - c’era l’autoritarismo, il rispetto delle regole (guai a chi non lo faceva!); c’era la famiglia patriarcale, la società era molto più semplice, ma le emozioni erano trattenute. Dopo gli anni 70 è cambiato tutto con la voglia di manifestare e raggiungere la propria libertà ribellandosi alle regole e buttando via l’autorevolezza. Oggi, al centro ci sono le emozioni e i sentimenti che vanno bene fino a quando non ci facciamo dominare e non diventiamo dipendenti”. In tale contesto, si è dunque assistito ad una generale crisi della figura paterna, del ruolo del padre quale depositario delle regole e delle norme all’interno della famiglia, e di conseguenza come figura di riferimento “autorevole”. Ciò lo aveva anche ipotizzato il filosofo Friedrich Nietzsche, prevedendo “il tempo in cui il padre non ci sarà più”, ossia il tempo di oggi. Passando ai bambini di oggi, lo psicologo ha evidenziato che, rispetto al passato, “ricevono molti più stimoli e sviluppano un’elevata capacità di collegamento. Nell’educazione sia i genitori che i figli hanno entrambi ragione. Guai a demonizzare i giovani e le loro capacità. La cosa che sbagliano oggi i genitori è far vedere ai propri figli che non li capiscono. I nostri ragazzi non sanno distinguere più cosa è bene e cosa è male perché noi adulti non provvediamo a dirglielo”. Una delle soluzioni, ha proseguito Aceti, è innanzitutto cercare di conoscere i propri figli, capire la logica dei loro ragionamenti e comportamenti, essere accoglienti e positivi, essere presenti. “Bisogna diventare specialisti della cultura della relazione, dell'ascolto, perché l’uomo è già per sua natura relazione. Bisogna ritrovare i sussulti educativi dentro di noi, mandare via lo scoraggiamento perché un giovane senza ideali è praticamente morto”. Aceti ha spiegato poi l'importanza delle competenze educative quali l’ascolto, la parola, il sacrificio e il sostegno. “Bisogna essere furbi e intelligenti e guardare quello che c’è di buono nell’altro. Bisogna abituare i bambini al sostegno, all’altruismo, alla socialità, alla positività. Educare è difficile ma è possibile. La cultura del rapporto è quella vincente per una nuova umanità”. Il dottor Aceti è stato invitato a tornare a Manfredonia per il prossimo mese di marzo per incontrare gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori. | | | 06-01 | | 06-01 | | 05-01 | | 05-01 | | 05-01 | | 05-01 | | 03-01 | | 02-01 | | 02-01 | | 01-01 | |
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