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Intitolata a Mons. Vailati l'ex sala Santa Chiara
Alla cerimonia ha partecipato il vescovo Domenico D'Ambrosio, fresco di nomina per la diocesi di Lecce, che ha salutato per l'ultima volta la comunità sipontina
Pubblicato il 4 luglio 2009 alle 15:16
di Anna Castigliego



E' stato intitolato a Mons. Valentino Vailati, vescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste per vent'anni, dal 1970 al 1990, l'ex centro culturale Santa Chiara di via Arcivescovado, recentemente ristrutturato.

La cerimonia di inaugurazione si è svolta martedì 2 luglio 2009 alla presenza di un pubblico accorso numeroso anche per dare l'ultimo saluto a Monsignor Domenico D'Ambrosio che ha presenziato all'incontro, prima di partire per Lecce, dove è stato promosso nuovo arcivescovo metropolita. 

"E' stata una bella avventura - ha dichiarato visibilmente emozionato, monsignor D'Ambrosio - e ringrazio davvero tutti per lo splendido cammino fatto insieme in questi sei anni, cammino che mi auguro sia la cartina di tornasole da presentare al prossimo vescovo che verrà a guidare questa diocesi, che resterà sempre la mia chiesa madre.

Un leggero tono di malinconia ha avvolto per qualche istante l'arcivescovo garganico nel momento in cui ha pensato ai tanti sogni ancora da realizzare e che aveva in programma per la diocesi sipontina ma poi ha spiegato che "noi dimentichiamo che il vero e unico progettista è sempre Dio e quando viene a sconvolgere i nostri piani facciamo fatica ad accettarli, come è successo a me". Il presule ha raccontato di essersi subito ripreso nel momento in cui "il Signore mia ha dato dei forti segnali e mi sono caricato di entusiasmo".

"Non credevo che il vostro bene nei miei confronti fosse così grande e di questo se ne è accorto anche Papa Benedetto XVI (venuto in visita a San Giovanni Rotondo lo scorso 21 giugno, ndr) il quale è rimasto profondamente colpito dall'entusiasmo di tutti e soprattutto dal gran chiasso dei giovani, una grande scoperta e ricchezza di questa Chiesa. Rivolgendosi a me ha pronunciato queste parole 'Eccellenza, ma le vogliono proprio bene. Capisco. Grazie per la sua obbedienza' e in un secondo momento mi ha ringraziato per la mia disponibilità".    

D'Ambrosio ha poi ricordato la straordinaria figura di Monsignor Valentino Vailati, vescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste per vent'anni, dal 1970 al 1990, il quale ha deciso di rimanere qui fino alla sua morte per lo stretto legame che nutriva verso questa terra. "Vailati è stato un vero maestro per me, lui che ha voluto il centro Santa Chiara e che non si è mai risparmiato nel diffondere ricchezza e sapienza di cuore facendosi sempre prossimo verso tutti".

Durante la serata è stato presentato il volume "Misericors et fidelis", una raccolta di lettere e omelie ai sacerdoti di Monsignor D'Ambrosio, edizioni "Padre Pio da Pietrelcina", con prefazione di Don Biagio Grilli.

"Un'immersione nel mistero del sacerdozio cattolico, scavato nella sua identità mistica e teologale, sondato nel suo inesauribile statuto spirituale, impreziosito dall'eco di buone letture, narrato alle donne a agli uomini di oggi i quali vivono in una post-modernità sfrangiata che il Vescovo non ignora e che, anzi, sembra voler continuamente prepararsi ad affrontare e spingere gli altri a saperlo fare, a loro volta, in modo virtuoso e magari anche vittorioso", così ha introdotto l'opera Dino Boffo, direttore del quotidiano "Avvenire", intervenuto alla cerimonia.

"La prosa del Vescovo, letterariamente molto bella e nitida, intensa e non pesante, è anche irritualmente franca. Non tace i problemi, le resistenze, i ripiegamenti, le asprezze, non mette il silenziatore agli intoppi incontrati lungo il cammino. Non è un libro per fare una bella figura, ma è un libro dal quale uscite benissimo ugualmente, nella vostra genuinità ed autenticità.

Dagli interventi che si succedono in questo libro, il vostro arcivescovo appare come stupefatto dalla grazie del Signore e quasi sopraffatto dal disegno che è stato imbastito per lui. A chi legge, D'Ambrosio dà l'impressione di percepire il suo episcopato sipontino come un'occasione straordinaria per mettere in atto una serie di intuizioni, che sono poi quelle del Concilio Vaticano II, da tutti sospirate finchè sono remote ma non da tutti amate quando si fanno prossime. 

E sono quelle di una Chiesa consapevole delle proprie tradizioni, capace di purificare il proprio patrimonio di virtù e santità per reinterpretarlo nella fedeltà e nella innovazione, lontano dalla pigrizia e dal quieto vivere, segno di una coraggiosa ma ansiosa conversione pastorale contro la consuetudine, la comodità e le convenienze
.

Ho molto apprezzato - ha concluso il direttore Boffo - la mesta franchezza con cui mons. D'Ambrosio diceva al Santo Padre che il passaggio a Lecce gli costa molto così come mi hanno colpito gli accenni alla teologia della Croce, accolta e amata nella vita, accenni mai improvvisati ma neppure embleticamente mai lasciati cadere". 
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