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Cartellonistica selvaggia a Manfredonia?
Si tratta di impianti di natura commerciale ma che di fatto non pagano il canone di suolo pubblico figurando come strutture di pubblica utilità
Pubblicato il 31 maggio 2008 alle 17:05



Cartellonistica selvaggia a Manfredonia? Forse. Da qualche mese le strade della città sono invase da insolite segnaletiche che, mentre, da una parte, invitano i sipontini alla prudenza e ad allacciare le cinture o informano sull’orario, dall'altra, propongono anche messaggi pubblicitari.

Questi mezzi sono stati installati da un società di Guidonia che li avrebbe fatti figurare, nel progetto di comunicazione presentato alla Giunta Comunale, non come strumenti di visibilità commerciale, ma come mezzi di pubblica utilità. Grazie a questa menzione linguistica la suddetta società pare possa quindi installare impianti ovunque, in diritto di esclusiva, senza sottostare ad alcuna planimetria georeferenziata del territorio, che è si nominata nell’accordo di collaborazione approvato con delibera (n. 277 del 13/06/2007) dalla Giunta Comunale, ma che evidentemente è molto poco restrittiva, considerata la velocità con cui questo genere di mezzi sta proliferando nell’intero territorio.

Da qualche mese, infatti, le piazze storiche di Manfredonia e il lungomare sono diventati espressione di una segnaletica carnevalesca e selvaggia, che nulla ha di utile e tanto ha di comunicazione commerciale”, affermano alcuni cittadini.

Chiunque abbia avuto nel corso di questi anni l’esigenza di installare un’insegna di servizio o della segnaletica direzionale conosce bene i limiti e le lungaggini burocratiche da affrontare. E invece in questo caso specifico non esistono limiti, né razionali né di decoro pubblico”, spiega Monica Santamaria, amministratrice di una società concessionaria di impianti pubblicitari che vive e lavora a Manfredonia. La stessa racconta quindi che la società di Guidonia risulta esonerata, come evidenziato dall’Art. 9 dell’accordo di collaborazione, dal pagamento del canone di suolo pubblico, trattandosi di impianti di pubblica utilità e non di segnaletica commerciale.


Per inciso noi imprenditori locali lo paghiamo il canone di suolo pubblico, come lo paga chiunque richieda un passo carrabile”, aggiunge. Inoltre, come specifica l’Art. 2 del suddetto accordo, la quantità di impianti da installare sarà adeguata alle esigenze del tessuto economico. “Dunque non vi è limite alla provvidenza. Ma il meglio deve ancora arrivare. L’Art. 2 prevede infatti la possibilità di installare impianti illuminabili e ad alimentarli con la rete urbana esistente. Il consumo dunque sarà assoggettato a noi tutti cittadini”.

Secondo Santamaria, l’Amministrazione dovrebbe tutelare l’economia locale e dunque non sottoscrivere con tanta leggerezza accordi di collaborazione tanto flessibili e a totale vantaggio del privato. Qualcosa si dovrebbe quindi fare per “lo scempio che si sta consumando nelle nostre strade cittadine. Tanto premesso la domanda sorge spontanea: conviene davvero investire soldi  e risorse nel proprio territorio?”.
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