Un veterinario mette in guardia anche contro il rischio che corrono soprattutto i bambini nel maneggiare inconsapevolmente le zollette di veleno
Un medico veterinario di Manfredonia lancia l’allarme per il numero elevato di cani avvelenati. Oltre a stigmatizzare la recrudescenza del fenomeno, il dottor Michele Manzella punta l’indice anche sul rischio a cui vengono esposte le persone e in particolar modo i bambini, se venissero a contatto con le esche o se ingerissero le zollette avvelenate.
“In poco più di 40 giorni –riferisce- mi sono occupato di14 i casi di avvelenamento e si è trattato sempre di cani padronali e non di randagi. L’ultimo, in ordine cronologico, era un cane che viveva all’interno del giardino di una villetta di Siponto, in via degli Eucalipti, dove precedentemente avevano già fatto la stessa fine altri tre animali. E’ chiaro che l’atto è già di per sé gravissimo e ingiustificabile e oltretutto punito dalla legge, ma credo che non si comprenda bene quanto esso sia pericoloso soprattutto per i bambini che potrebbero essere attratti e incuriositi dalle zollette”.
I veleni più utilizzati per sopprimere gli animali sono gli organo-fosforici e i topicidi. Il più delle volte con le esche avvelenate si pensa di risolvere un problema su cui non si è voluto o potuto ragionare in maniera serena “e questo non sempre accade, come al contrario si è portati a pensare –aggiunge il medico- per cattiva volontà da parte di chi non ama gli animali. Succede spesso che le persone che hanno adottato un cane assumono comportamenti poco rispettosi nei confronti del prossimo: non si muniscono di sacchetto e guanto per raccogliere le feci del proprio cagnolino quando lo portano a spasso, non si preoccupano che il proprio cane vada a urinare vicino ai portoni o addirittura alle porte di ingresso delle case a piano terra, non danno il giusto peso alle lamentele di un vicino infastidito dal cane che abbaia insistentemente. Le posizioni di chi ha un animale in casa e di chi non ne sopporta la presenza non sono compatibili ma non per questo deve scatenarsi una guerra di cui fanno le spese gli animali”.
Avvelenare animali o disseminare bocconi avvelenati sono definiti reati dagli articoli 544 bis, 638 comma 1 e 440 del codice penale, per la crudeltà dell’atto e per la pericolosità rispetto alla salute pubblica: “è necessario intervenire e insistere con campagne di sensibilizzazione e di educazione civica ed è altrettanto utile –conclude Manzella- che tutti gi episodi di avvelenamento vengano segnalati all’autorità giudiziaria perché possano scattare le indagini per l’individuazione dei colpevoli”.