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Prove di salvataggio nelle acque di Siponto
L’occasione ha consentito al personale pilota in servizio ad Amendola di approfondire le tecniche per il recupero in mare a seguito di un salvataggio di emergenza
Pubblicato il 4 agosto 2008 alle 17:30

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“Cercare di sopravvivere in situazione di emergenza in mare in attesa del soccorso dell’elicottero di salvataggio”: è questa la fase saliente dell’esercitazione “recupero in mare” di giovedì 31 luglio presso il distaccamento marittimo dell’Aeronautica Militare in località Siponto. I piloti del 32° Stormo dispersi a largo dalla riva hanno segnalato la loro posizione con dei fumogeni agevolando l’intervento da parte dell’equipaggio aerosoccorritore dell’84° Centro C/SAR (Combat/Search and Rescue) di Brindisi a bordo di un elicottero AB212 dell’Aeronautica Militare di Pratica di Mare. Importante anche il contributo della Capitaneria di Porto di Manfredonia.

L’occasione è stata propizia per consentire al personale pilota in servizio ad Amendola di approfondire le tecniche per il recupero in mare a seguito di un salvataggio di emergenza. L’esercitazione, organizzata dal capitano Raffaele Adriatico con il supporto logistico del personale del 65° Deposito Territoriale di Taranto, è stata preceduta da una fase di studio sulle tecniche di sgancio del battellino, sull’attivazione del salvagente nonché sulle tecniche d’impiego ed uso del materiale in dotazione per la sopravvivenza in mare in condizioni di emergenza.

“L’esercitazione aveva lo scopo di addestrare i nostri piloti a gestire una condizione post-eiezione dall’abitacolo con atterraggio del paracadute in mare. In tale situazione il pilota trova momentaneo ricovero in un battellino a gonfiaggio automatico situato all’interno del seggiolino eiettabile. Una volta scattato l’allarme si avvia comunque la fase di ricerca e soccorso, effettuata normalmente con elicotteri e motovedette che culmina con la fase di recupero vera e propria. Quest’ultima fase è proprio quella nella quale ci siamo voluti concentrare nell’esercitazione svolta che presenta non pochi aspetti particolarmente delicati. Importante è quindi l’opera dei soccorritori ma, al tempo stesso, anche del personale pilota che a sua volta deve essere in grado di affrontare tale situazione con perfetta conoscenza dell’equipaggiamento in dotazione e delle procedure attuate dai soccorritori”, ha commentato il colonnello Francesco Saverio Agresti, comandante del 32° Stormo.

L’attività di soccorso aereo è svolta dall’Aeronautica Militare 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno e consiste nel concorrere alle operazioni di salvataggio in caso di pubbliche calamità, di ricerca e salvataggio del personale disperso in mare e terra nonché per il trasporto urgente di ammalati e traumatizzati gravi.
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