Il provvedimento giudiziario, bloccato da un cavillo burocratico, è causa dei ritardi per il completamento della caratterizzazione dei suoli
Senza il dissequestro dell’Isola 5 e dell’Isola 16 nell’area ex Enichem non si può procedere alla caratterizzazione dei suoli. Il segretario generale della Filcem Cgil, Gino Laurola ha sollevato nuovamente questo problema in sede di conferenza di servizi al ministero dell’ambiente a Roma, dinanzi ai funzionari ministeriali e ai tecnici della Syndial, la società del Gruppo Eni che detiene la proprietà dell’area e degli ex impianti produttivi dello stabilimento chimico e che sta portando avanti le operazioni di bonifica del sito industriale.
“Non è tollerabile che su queste due aree, che peraltro furono sottoposte alla messa in sicurezza di emergenza -dichiara il sindacalista- gravi ancor oggi il provvedimento di sequestro penale disposto nel 2001 dalla Procura che, vietandone l’accesso, impedisce il completamento della caratterizzazione dei terreni”. Si riferisce a tutta la superficie liberata dagli impianti nel frattempo demoliti e inviati in discarica e alle due torri di Prilling e alla sala di controllo ancora non demolite. “E’ necessario capire se e quanto la zona sia contaminata -aggiunge- per poter poi programmare la bonifica e mettere anche queste aree a disposizione di quanti sono interessati ad utilizzarle per nuovi insediamenti produttivi”.
Sotto sequestro risulta essere ancor oggi l’Isola 16, area in cui venivano depositate le code tolueniche e benzoiche: “da qui –ricorda Lauriola- sono state asportate su nostra insistenza molte più tonnellate di terreno contaminato rispetto al quantitativo inizialmente previsto, riuscendo così ad asportarne e mandarne a smaltimento ben 140mila. Questo significa che pur non esistendo più alcun pericolo, non si può disporre dell’area”.
Fuori dalla procedura di caratterizzazione, ma per motivi differenti e non per questo comprensibili, resta l’Isola 2 dove tuttora insistono i serbatoi del parco carburanti, il serbatoio che veniva utilizzato per lo stoccaggio dell’ammoniaca e i condotti di collegamento con il porto altifondali. L’Isola 2, infatti, rimase esclusa dagli interventi di bonifica perché l’intero impianto venne acquistato da Atriplex con l’idea, si presume, di riconvertire l’impianto e realizzare un deposito costiero.
Preoccupazione genera la mancata demolizione della centrale termoelettrica nell’Isola 9. La proposta di riportarla in funzione con opportune modifiche, in modo da avere due turbogas alimentati a metano, venne a suo tempo rigettata in seguito a un ricorso al Tar presentato dal Comune di Manfredonia.
La mancanza di sincronia tra i tempi della bonifica e i processi di reindustrializzazione, stante anche il sovrannumero di richieste di insediamento arrivate sulla spinta delle agevolazioni del contratto d’area, hanno portato all’utilizzo di altri terreni (DI/46 e PIP lungo la statale 89 per Foggia), mentre ancora oggi molti terreni dell’ex impianto di Macchia sono inutilizzabili, in parte per i ritardi nelle operazioni di bonifica in parte perché ancora occupate dalle vecchie strutture industriali
“L’area Enichem è fortemente infrastrutturata –ribadisce Lauriola- e, dunque, predisposta ad accogliere nuove imprese che hanno fatto già domanda di potersi insediare in questo sito. La bonifica deve completarsi e per questo devono essere rimossi tutti gli ostacoli che frenano il completamento, facendo ben attenzione a non avallare qualche iniziativa strampalata come quella di voler riutilizzare i manufatti esistenti, come avrebbero espresso alcuni imprenditori e un’associazione ambientalista di recente costituzione. Dall’area deve sparire ogni cosa perché ogni cosa è stata contaminata”.
L'appello è stato raccolto dal dirigente pro tempore del ministero ambiente, Marco Lupo, che ha disposto l'acquisizione della documentazione al fine di portare finalmente a soluzione la problematica.