L'accusa: ha causato 17 morti.
Sono 17 le morti di operai dell’ex stabilimento Enichem di Manfredonia contestate a 12 ex funzionari e dirigenti della fabbrica perchè avvenute, secondo la procura della Repubblica di Foggia, per un lavoro fatto a diretto contatto con l’arsenico.
Ieri, infatti, il sostituto procuratore
Lidia Giorgio ha contestato ai 12 imputati durante l’udienza preliminare in corso a Foggia il diciassettesimo omicidio colposo per la morte dell’ex operaio
Gennaro Cascella, avvenuta nel luglio scorso a causa di un enfisema polmonare.
L’udienza ai 12 imputati, tutti
accusati di omicidio colposo plurimo, disastro e lesioni colpose, si tiene dinanzi al gup del tribunale di Foggia
Maria Rita Mancini.
Il difensore dei familiari di Gennaro Cascella, l’avv.
Rossana Palladino, a margine dell’udienza ha detto che due anni fa Cascella venne sottoposto a una consulenza medico-legale disposta dalla procura della Repubblica dalla quale è emerso che
"l’enfisema polmonare era compatibile con l’esposizione all’arsenico. La situazione clinica si è poi pian piano aggravata" - ha aggiunto il legale -
"e nel luglio scorso l’uomo è morto".
Nel corso dell’udienza preliminare hanno chiesto di costituirsi parte civile la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, i comuni di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata e numerose associazioni ambientaliste.
I componenti dell’ associazione ambientalista
Bianca Lancia di Manfredonia hanno stigmatizzato l’assenza dal procedimento del ministero dell’ambiente e delle organizzazioni sindacali.
Le indagini della procura di Foggia furono avviate negli anni scorsi dopo la denuncia di un ex operaio,
Nicola Lo Vecchio, morto per un tumore ai polmoni nell’aprile del 1997.
Nel corso di numerosi interrogatori l’uomo descrisse la situazione dello stabilimento ex Enichem di Manfredonia subito dopo l’incidente ad una torre di lavorazione, avvenuto nel settembre del 1976, quando ci fu la fuoriuscita di 10 tonnellate di arsenico.
Per l’accusa, da parte dell’azienda non si sarebbe provveduto ad eseguire correttamente la bonifica dell’area subito dopo l’incidente.
I lavoratori si sarebbero ammalati di tumori alla vescica, ai polmoni e alle vie respiratorie a causa dell’ esposizione, per anni, all’arsenico non bonificato nell’ area dello stabilimento.