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In pediatria due nuove incubatrici
Sono già in funzione ma per un loro utilizzo continuo h 24 occorre implementare l’organico medico-infermieristico
Pubblicato il 22 aprile 2008 alle 11:48
di Anna Maria Vitulano



Due incubatrici con tecnologia all’avanguardia sono state consegnate nei giorni scorsi alla divisione pediatrica dell’ospedale di Manfredonia. La nuova dotazione consentirà al reparto di prendere in cura un numero maggiore di bambini che nascono prematuramente, solitamente trasferiti in strutture ospedaliere con personale riservato solo questa, e di ricoverare nell’ospedale sipontino anche quelle pazienti che si rivolgono ai nosocomi di San Giovanni Rotondo o Foggia dove le unità mediche e infermieristiche sono commisurate alla disponibilità dei macchinari.

 

“Si tratta di incubatrici autosterilizzanti –spiega il dott. Giovanni Lauriola, primario facente funzione- ma la cosa bellissima è che se il bambino ha bisogno delle cure materne, l’apparecchio si apre e consente di fare la terapia marsupio ovvero di mettere il piccolo a contatto diretto con il corpo della mamma pur mantenendo tutti i cavi collegati”.

 

In queste incubatrici, che diventano una sorta di secondo pancione, i neonati pretermine, sotto peso o con problemi respiratori trascorrono dalle tre ore minime fino ad una intera settimana, ovvero il tempo necessario perchè completino lo sviluppo e si abituino in modo graduale alle condizioni esterne.

 

“Questa direzione sanitaria –sottolinea il dott. Salvatore Gentile- esprime vivo apprezzamento alla direzione generale dell’Asl per avere accolto la nostra richiesta di acquistare altre due incubatrici onde evitare i trasferimenti di bambini piccoli come età gestazionale o che vengono alla luce con difficoltà respiratorie. Ora resta da risolvere il problema dell’organico. La presenza delle macchine non risolve tutto perché se vogliamo garantire un servizio h 24, come è necessario che sia quando si trattano neonati pretermine, è necessaria una implementazione delle unità”.

 

“A Manfredonia –conclude Lauriola- abbiamo le capacità professionali per poter mettere in atto anche una terapia intensiva intermedia”.

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