Il consigliere Luca D’Errico prospetta tempi più lunghi di quelli annunciati e costi che potrebbero lievitare a dismisura
Comporterà tempi più lunghi di quelli prospettati e costi sicuramente più elevati il rifacimento di corso Manfredi e delle altre strade del centro storico. Lo sostiene il consigliere comunale Luca D’Errico.
“In questi giorni –afferma D’Errico- sono stati pubblicati alcuni articoli in cui viene espressa grande soddisfazione per il lavoro svolto finora e per quello che si dovrà fare. Si parla del progetto che sarebbe in dirittura di arrivo e della gara di aggiudicazione dei lavori che potranno avere inizio, stando alle dichiarazioni dell’assessore ai lavori pubblici, entro il prossimo ottobre, “sempre che non intervengano intoppi legali e burocratici”. Ebbene, se si fanno dei programmi senza tener conto degli intoppi di carattere burocratico, diventa una pia illusione pensare che i lavori inizieranno ad ottobre, a meno che non si volesse intendere ottobre del 2009”.
Il consigliere interviene anche sulla controversa questione delle antiche basole in pietra lavica del 700 che il progetto intende salvare (attraverso accurata opera di rimozione, recupero e riaposizionamento) scartando l’ipotesi di una loro sostituzione con “chianche” realizzate con altro materiale lapideo inizialmente considerata la scelta più appropriata, valutati i costi necessari per rimuovere la pavimentazione esistente e rimetterla al suo posto una volta ultimati i lavori di canalizzazione dei sottoservizi di cui le suddette strade sono sprovviste.
“Premesso che non è mia abitudine fasciarmi la testa prima di cadere, perché “la processione si vede al ritiro”, ritengo che la strada che si è intrapresa –avverte D’Errico- porterà conseguenze non indifferenti, sia dal punto di vista dei tempi che dei costi in quanto qualsiasi impresa che parteciperà alla gara e verrà a fare un sopralluogo, si renderà conto del grande lavoro che c’è da fare e che i prezzi non saranno remunerativi rispetto ad esso, oppure, come spesso succede, non compirà nessun sopralluogo preliminare e i guai verranno dopo”.
L’utilizzo di materiale lapideo alternativo alla pietra lavica di provenienza vesuviana, oggi introvabile sul mercato e la cui lavorazione è affidata a pochissimi e ben pagati artigiani, non avrebbe stravolto l’immagine attuale del corso e delle altre strade lastricate di basole, “fornite di colore e di materiale del tutto simile alle preesistenti –assicura D’Errico ricordando che si trattava comunque di pietra lavica- e diverse solamente per le dimensioni. Coloro che parlano per la salvezza della basole lo sanno che tecnicamente, oggi, ricollocarle dove sono è un’impresa e non soltanto per il costo elevato di questa operazione? Il vero problema, a mio avviso non sufficientemente considerato –conclude il consigliere- è che queste basole, proprio perché del 1700, epoca in cui si andava a piedi o sui muli, non riusciranno a sopportare le vibrazioni degli automezzi e si spaccheranno e rovineranno come già accaduto. Mi auguro di essermi sbagliato e che questa scelta non si riveli un inutile sperpero di denaro pubblico”.