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Riportate alla luce e tradotte le epigrafi della Basilica di Siponto
Ora i visitatori potranno approfondire la storia di questo importante gioiello storico, religioso e culturale
Pubblicato l'11 giugno 2008 alle 18:11
di Maria Teresa Valente

Centro Commerciale Leclerc

 Foto di Nicola Muscatiello
Le epigrafi  della  basilica di Santa  Maria Maggiore  di Siponto dono delle testimonianze vive che meritano di essere evidenziate e divulgate. È questo il pensiero di Aldo Caroleo, presidente dell’associazione Ekoclub di Siponto, che da pochi giorni ha tradotto in realtà questo intento.

Le scritte che colmano e arricchiscono la basilica sono state infatti tradotte da Padre Lorenzo Astegno, sacerdote scalabriniano e professore in archeologia cristiana, archeologia romana, in teologia e lettere classiche,  che qualche anno fa ha soggiornato a Siponto presso la casa Scalabrini.

Innamoratissimo della Basilica e della Madonna di  Siponto, ha conservato nel tempo questo suo amore: si trova adesso nella casa di Arco (TN) ed è stato ben felice di  tradurre le epigrafi. “A lui va con tutto il cuore il ringraziamento per  questo prezioso lavoro”, dichiara Aldo Caroleo, che precisa quindi che è proprio a  padre Lorenzo che è dovuta l’interpretazione simbolica della basilica come la Gerusalemme Celeste. Le traduzioni  sono state poste a fianco di ogni lapide e  sono quindi a disposizione di tutti.

“Ekoclub ha voluto rispondere così alle varie richieste dei visitatori della chiesa che, annotando  negli appositi registri, facevano rilevare l’esigenza delle traduzioni dal  latino”, spiega il responsabile dell’associazione. Al visitatore attento della basilica non sono dunque sfuggite le lastre di marmo, poste in diverse parti delle pareti  interne ed esterne,  che recano incise delle  epigrafi in latino. Alcune di esse sono  funerarie, altre invece celebrative , come quella del pilastro interno di destra recante la notizia della riconsacrazione della chiesa da parte  dell’allora  Arcivescovo Vincenzo Maria Orsini  nell’anno 1675.

Questa epigrafe ci dice che lo stesso  Arcivescovo, consacrò anche l’Altare Maggiore in onore di Santa Maria Maggiore di Siponto e pose sotto di esso le Reliquie di due martiri probabilmente sipontini: Benvenuto e Cesario. Un’altra epigrafe, posta sopra l’ingresso della Cripta  e datata 1708  ci informa delle riparazioni della chiesa e della  donazione di una nuova campana. Le altre iscrizioni sono di tipo funerario e alcune sono molto  toccanti, come quella dedicata al piccolo Lorenzo Imparati  morto a  soli tre anni, cinque mesi, diciannove giorni “piccolo fiore agli affetti tolto”.

Un’altra  commovente dedica è quella alla  nobildonna Nicoletta Margiotti  morta a ventidue anni nel 1813 e per la quale si chiede al passante (Viator) di  deporre  un fiore sulla tomba e dedicare alle ceneri  una lacrima. Così come è struggente il  dolore dei genitori per il loro figlio Nicola Maria De Altilia, morto all’età di 20 anni, 6 mesi e due giorni.

Nella cripta vi è poi una lunga epigrafe, in italiano, scritta direttamente sulla parete destra, quasi invisibile per via dell’oscurità ma anche perché il tempo ha cancellato quasi le lettere. Racconta l’avventurosa  scoperta della tomba di marmo che racchiudeva le spoglie mortali del 33esimo duce delle Armi Emilio Tulliano, morto nell’anno 505 dell’Era Cristiana. Il sarcofago è più noto alle passate generazioni Sipontine come la “tomba del gigante”.

L’aver riportato alla luce e tradotto le epigrafi è il primo di tanti altri interventi che Ekoclub si propone di realizzare per sensibilizzare la conoscenza del territorio attraverso una serie di iniziative, ed in particolare la sua attenzione sarà rivolta alla  Basilica di Santa Maria di Siponto ingiustamente trascurata.
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