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La Santa Inquisizione a Manfredonia
Nel medioevo il convento di San Domenico ne era la sede
Pubblicato il 13 giugno 2008 alle 19:36
di Antonio Universi

Centro Commerciale Leclerc

 

La nascita del complesso conventuale domenicano di Manfredonia è legato alla soppressione di quello di Taranto.

 

 

Nel 1292, in un ‘capitolo’ che si svolge a Roma, Giovanni Poli, padre provinciale dei frati domenicani, prende la decisione di spostare il “locum tarentinum… in Manfredoniam…”.

 

 

La decisione viene ratificata l’anno seguente ad Anagni, dove i rappresentanti di tutti i conventi dell’Italia centrale e meridionale, riuniti in un’assemblea, danno ordine ai frati Iohanni de Santo Martino, Peregrinus de Fogia e Angelo de Termulis di prendere possesso del luogo donato dal Re Carlo II d’Angiò, che sovvenzionerà anche i lavori del nuovo complesso.

 

 

Il ‘locum’ scelto dal Re è la duecentesca chiesa di Santa Maria Maddalena.

 

 

La chiesa di San Domenico (terminata nel 1299) è una costruzione di stile gotico a tre navate: la navata centrale è caratterizzata da un lungo vano rettangolare coperto da capriate lignee, perimetrata da esili e alti muri.

 

 

I tre frati domenicani ricoprono ruoli essenziali per l’apertura di un nuovo convento, e sono Superiore, Economo e Lettore.

 

 

Frate Pellegrino da Foggia sarà il Priore del neonato convento di Manfredonia, mentre frate Giovanni di San Martino ricopre la carica di Inquisitore Generale del Regno di Napoli per la lotta alle eresie.

 

 

Nei suoi primi anni di vita, quindi, Manfredonia è sede di uno degli Inquisitori Generali del Regno, Giovanni di San Martino: costui, risiedendo a Manfredonia, aveva sotto la sua giurisdizione tutto il territorio pugliese e, per questo ruolo ricoperto, gli viene corrisposta dai sovrani angioini la cifra di quattro once d’oro al giorno.

 

 

L’istituto dell’inquisizione, nato originariamente per combattere le eresie e in particolare quella catara, nel corso della storia si snoda in diverse fasi: questa in oggetto è la fase legatizia, nel 1235 affidata ai frati domenicani e, più tardi, estesa anche ai frati minoriti.

 

 

Dal momento che nel nostro meridione d’Italia gli eretici scarseggiano, le attenzioni dei ‘pii’ sovrani angioini si concentrano su una delle minoranze più antiche: nel 1293 i frati domenicani vengono sovvenzionati dalla ‘Corona’ per predicare “contra Iudeos”.

 

 

Nel 1294 il convento di Manfredonia è tra quelli che ricevono da Carlo II un fiorino d’oro alla settimana, i frati sono, inoltre, i controllori delle granaglie che vengono stoccate nei magazzini reali di Manfredonia, magazzini dei quali possiedono, insieme ai frati minoriti, le chiavi.

 

 

Carlo ha un controllo molto forte sull’Iquisizione: “gli inquisitori del regno di Napoli venivano regolarmente sovvenzionati dalla Curia Regia e avevano alle loro dipendenze dei funzionari reali che dietro espresso comando del sovrano, eseguivano tutti i loro ordini dando la tortura agli accusati, eseguendo le condanne e confiscando beni”.

 

 

Il rapporto tra l’Inquisizione e le comunità giudaiche è molto articolato, e i metodi usati per portare gli ebrei sulla strada della ‘vera fede’ non sono generalmente cruenti: si tratta di ‘pressioni’ di tipo economico.

La comunità ebraica di Manfredonia è molto antica: risale ai tempi di Siponto, dove si era stabilita con buona probabilità nei primi anni dell’era cristiana.

 

 

Gli Ebrei a Manfredonia, in questo periodo e per secoli, saranno la parte più attiva e dinamica della città, il motore economico del centro sipontino: svolgono la concia delle pelli, la salagione per la conservazione delle seppie e delle triglie, la manifattura delle stoffe, il commercio dell’oro e del denaro.

 

 

Per farla breve, probabilmente grazie alla promessa di esenzioni di tipo fiscale, nel 1294 i nostri zelanti monaci riusciranno a convertire ben 75 famiglie di ebrei.

 

 

Queste conversioni, in quanto forzate, generalmente non sono autentiche e i convertiti continuano a professare la propria fede in segreto, se non, addirittura, ritornano sui loro passi.

 

 

La comunità ebraica contribuisce a far prosperare Manfredonia per altri tre secoli.

Sarà un altro tipo di inquisizione, ben più fanatica, che riuscirà a cancellare per sempre la presenza ebraica non solo a Manfredonia, ma in tutto il Sud d’Italia: la famigerata Inquisizione Spagnola, ma questa è un’altra storia…

 

 

Fonti:

Puglia Daunia, n. 2 Anno 1993, Edizioni del Golfo

Ernesto L’Arab, Origini dell’insediamento domenicano di Manfredonia

 

 

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