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La coppia dei rally
Intervista a Vito Antonio Caporale e Francesca Granatiero, marito e moglie, che da 20 anni fanno coppia in gara.
Pubblicato il 9 aprile 2002 alle 23:10



Caporale-Granatiero è la coppia di ferro dei rally nel Gargano: uniti nella vita, uniti nelle gare. Lui ha confidato che mai correrebbe con un altro, lei, invece, vorrebbe provare, magari con suo fratello che sta per cominciare a correre.

[G]FRANCESCA GRANATIERO, Lady Gargano(Corse).
Alle signore non si chiede l'età ma Francesca i suoi 36 anni li porta bene e con una certa soddisfazione rivela che sono ben 17 anni che corre, appena presa la patente.

I rally: per amore o per passione?
Le corse mi sono sempre piaciute e Antonio mi piaceva anche perché correva. Abbiamo unito passione ed amore e le cose sono andate benissimo.

La prima gara: cosa ricordi?
Fu al Gargano dell'84, correvamo con un'Opel Ascona Gruppo A e, incredibilmente, ero tranquilla: nessuna tensione particolare, anzi, mi ricordo che prima di partire e in gara mangiai tantissimo, cosa che poi non sono più riuscita a fare.

Sono cambiati i rally da quando hai iniziato?
Tanto. Anni fa c'era tanto cuore, tanta passione, eravamo veramente amici e ci si divertiva a correre. Adesso è tutto tecnica e calcolo economico. Si fa tutto in modo professionale, sono i tempi che lo richiedono e anche perché i rally sono profondamente cambiati: corti, tirati dal primo metro, non lasciano spazio ne a tattiche, ne ad improvvisazioni, tanto meno alla spensieratezza e al gusto che c'erano una volta.

Qual è stata la gara più bella.
Mi piace ricordare un anno bellissimo: con una Ford Sierra Cosworth che andava benissimo ci prendemmo diverse soddisfazioni e la più bella l'avemmo a Taranto, nel Rally dello Jonio, una gara dura e combattuta con un caldo micidiale, vincemmo il Gruppo N e finimmo terzi dietro la BMW M3 di Rosina la Kadett GSi di Ciracì.

Qual è il pilota che ammiri e quale rally vorresti correre almeno una volta.
Mi piaceva Kankkunen, una roccia. L'asfalto è sempre più tecnico ed esasperato, mi piacerebbe una bella gara su terra ma più di tutti, per il fascino, per la storia, per la neve e per il Turini, vorrei correre il Montecarlo ma col numero chiuso resterà un sogno.

Cosa si prova stando in macchina in gara?
Dai primi anni ad adesso è cambiato anche il mio rapporto con la macchina. Prima ero molto presa a livello emotivo sentivo tanto la passione, ora faccio le cose con più professionalità, le corse sono sempre più tecniche e costano sempre più, si corre pensando agli sponsor, a dare un'immagine professionale. Ora correre è un lavoro.

Correre: cosa ti ha insegnato?
La mia vita e i rally sono due cose separate ma c'è una cosa che forse ho preso dalle gare, oltre allo spirito competitivo, è la mentalità professionale nel gestire certi rapporti.

Tuo marito visto dal sedile del navigatore.
Come tutti i piloti: nevrotico. Si lascia prendere troppo dallo stress che si trascina fino al giorno della gara. Antonio ha il pregio di avere una guida pulita, infatti in tanti anni abbiamo avuto pochissimi "colpi". In negativo, devo dire che risente di un vecchio modo di correre i rally: fino a metà gara lui stenta a prendere il ritmo, perché dice i rally si decidono alla fine ma oggi con questa tattica si rischia di prendere dei minuti che poi sono irrecuperabili.

Cosa pensano i tuoi figli di una mamma con casco e tuta?
Sono i nostri maggiori fans, sono orgogliosi e quando sentono me e Antonio meditare propositi di ritiro, specie la bambina, se la prendono perché a loro piace vederci correre.

A Manfredonia cosa dice la gente del tuo hobby?
Agli inizi, quando ero l'unica ragazza a timbrare ai c.o., notavo che intorno c'era curiosità, ora corrono tante ragazze ed è tutto normale. A Manfredonia, mi conoscono anche per questo. L'ambiente cittadino continua a restare un po' chiuso, e quindi sono ancora l'unica donna a correre anche se devo dire che il fatto di avere un marito che ha la stessa passione mi ha facilitato la scelta.



VITO ANTONIO CAPORALE, la vecchia guardia resiste.
Correva il 1978, lui, con Gino De Salvia era tra i ragazzi sfegatati dei Piloti del Gargano. Nella sede di via Maddalena, con qualche chilo di troppo e con la sua Fiat 1100 anni sessanta sognava le imprese di Vudafieri, Verini e Pregliasco, magari, sulla Macchia-Monte S. Angelo. Poi, a 19 anni, è arrivata la sospirata licenza e da 22 anni è lì, sempre pronto con casco e tuta. Il pacioso Vigile Urbano con la passione per le auto e la vocazione per il marketing è figura di riferimento nelle corse garganiche.

Dai rally alle gare in salita, perché?
Non che rinneghi i rally ma ho deciso di dedicarmi alle salite italiane ed estere per ampliare le mie esperienze e per una serie di motivi: gare belle, varie e con respiro internazionale, una vera macchina da corsa, qual è l'Osella sport, costi contenuti e ciò che mai guasta, un ambiente più rilassato con un pubblico più caloroso.

La prima gara: cosa ricordi?
Ero un ragazzino, dall'età di 12 anni sognavo quel momento e, quando esordii in un minirallye a Brindisi, con una Fiat 127 Gr. 2 classe 1000, preparata dal "mago" Morlino di Manfredonia, mi sentii davvero realizzato con casco, tuta e a tutto gas su una stradina tra muretti a secco… Si correva sena soldi per divertimento ed era tutto più bello.

Quali sono stati i tuoi risultati più importanti e i momenti più belli?
Fino al 1988 ho corso in modo saltuario, dall'89, con la Sierra Cosworth Gr.N mi sono impegnato nella Coppa Italia e, proprio in quell'anno i risultati sono stati lusinghieri, vincendo il Gruppo a Taranto e inserendomi tra i piloti prioritari. Ricordo con emozione un Rally di Ceccano con una Sierra Gr. A da 340 cavalli, macchina inguidabile su stradine difficili e strettissime, un incubo che mi è rimasto nel cuore….

Sponsor, tecnica, professionalità: nelle corse d'oggi, c'è spazio per la passione?
Domanda particolare. La passione dovrebbe essere la prima cosa ma è sempre più un dato relativo. Oggi il 90% è dato dagli sponsor e, nel bene e nel male, contano i soldi.

Per convincere uno sponsor ad investire conta più l'immagine o i risultati?
70% l'immagine, il resto è il risultato. Lo sponsor non si accontenta della vittoria per caso, chi finanzia vuole l'immagine e un'immagine che è curata annualmente.

Il Rally del Gargano: un ricordo particolare, la prova preferita, il percorso ideale.
E' il mio rally, lo corro tutti gli anni con macchine diverse e sempre al top, ho, quindi, diversi bei ricordi: il 2° assoluto con la Lancia Delta HF nel '95, il 3° con la BMW M3, motore aspirato da sinfonia, assetto da pista, autentica macchina da corsa, difficile ed entusiasmante. Del Gargano preferisco la Mattinata-Monte S.Angelo è la più bella perché varia, tecnica e veloce. Il mio Gargano ideale comincerebbe con la prova suddetta, poi farei Carbonara, Peschici-Telegrafo Vecchio, Campi-Pugnochiuso, molto veloce e molto bella da rallentare con due chicane, infine la classica di Monte Sacro.

Il pilota-idolo, il rally che vorresti correre, l'auto dei sogni, il fondo preferito.
Mi rifaccio ai tempi della mia gioventù, ai piloti che ci facevano sognare quando venivano a correre al Gargano: Vudafieri, Tony, Verini, Pregliasco, Ormezzano, Cerrato… Oggi ammiro Sainz e Auriol, miei quasi coetanei: piloti forti ed indistruttibili. Mi piacerebbe correre a Montecarlo ma anche un bel Sanremo non mi dispiacerebbe con una bella WRC. Preferisco l'asfalto, la velocità, le traiettorie.

Cosa faresti per migliorare i rally? Mini-rally o rally-Ronde?
Determinerei una maggiore stabilità dei regolamenti per le auto e per i percorsi. I minirally li ho fatti vent'anni fa, non perderei il tempo a rifarli: hanno prove di 2-3 km. dove macchina e pilota non fanno in tempo a riscaldarsi. I rally-Ronde sono più lunghi ma ripetono la stessa prova. Preferisco sempre i rally classici. Lunghi e vari.

A Manfredonia cosa dice la gente del tuo hobby?
C'è partecipazione, soprattutto quando si corre il Gargano. E' ormai tradizione che ogni anno corro con una macchina importante e nella gente scatta la curiosità. Quest'anno, grazie alla Mag Bloc, manufatti in cemento di Manfredonia, alla Saem impianti elettric di Manfredonia, alla Big Power, purificatori d'aria di Treviso e alla Renault Omerico di Manfredonia, correrò con una Renault Mègane kit car da 300 cavalli.

Tua moglie vista dal sedile del pilota.
Ho corso quasi sempre con lei e mi trovo bene. Il suo difetto è quello di chiedermi di andare al massimo dall'inizio, io, invece, preferisco attendere. Il suo pregio è quello tipico delle donne: è precisissima.
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