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'I tre volti della paura' ovvero la rinascita del cinema horror
Riflessioni a confronto con lo scrittore Gordiano Lupi, lo sceneggiatore Emanuele Mattana e il regista sipontino Stefano Simone
Pubblicato il 24 novembre 2009 alle 13:20
di Anna Castigliego



Non poteva che intitolarsi "I tre volti della paura" l'incontro-dibattito tutto imperniato sul cinema horror, da un'idea del giovane regista sipontino, Stefano Simone, in omaggio al suo predecessore geniale e maestro preferito in assoluto, Mario Bava e al suo film appunto, "I tre volti della paura" del 1963.

L'incontro, organizzato dall'assessorato alla cultura di Manfredonia e moderato da Luigi Starace, si è tenuto sabato 21 novembre 2009 presso l'auditorium di Palazzo dei Celestini con tre (non poteva che essere altrimenti!) relatori d'eccezione: lo scrittore Gordiano Lupi, lo sceneggiatore Emanuele Mattana e il regista Stefano Simone.


L’horror italiano - ha esordito Gordiano Lupi nella sua articolata rassegna del cinema horror italiano - ha conosciuto i suoi momenti d'oro negli anni sessanta e settanta grazie ai grandi maestri 'artigiani' come Mario Bava e Riccardo Freda, due autori che si sono cimentati nel genere poliziesco, storico-avventuroso e thriller prima di approdare al genere horror puro e gotico-horror. Bava, che imitava Hitchcock, ha anticipato il cinema horror moderno e contemporaneo ispirando i nuovi autori italiani (Dario Argento) e stranieri (Quentin Tarantino), specializzandosi negli effetti speciali, che per il periodo, erano già all'avanguardia. A partire dagli anni ottanta, il cinema horror italiano conosce un periodo di decadenza fino al 2000, l'anno della rinascita grazie all'era digitale. E' anche vero, però, che negli anni '70 c'era la maestria, la bravura e genialità mentre oggi ci sono altri fattori".

Spiazzato dalla qualità artistica e promettente bravura di Simone, Emaunele Mattana, con cui è nata la collaborazione, grazie ad una recensione sui lavori precedenti di Simone, per la sceneggiatura del cortometraggio "Kenneth", girato interamente a Manfredonia, per poi arrivare alla sceneggiatura dell'ultimo lavoro "Cappuccetto Rosso", ha dichiarato che "il genere horror è molto seguito a livello nazionale ma forse il pubblico ha timore e vergogna di mettersi in mostra anche se la nostra è fantasia e pura finzione". Mattana è anche l'ideatore del sito web www.sognihorror.com, "nato per dare spazio a tutti i cultori e appassionati del genere e non pensavo di entrare in così breve tempo nel circuito nazionale, grazie anche alle interviste e agli interventi di grandi personaggi, ultimo proprio Dario Argento". Inoltre, durante la serata, è stato presentato il volume "Racconti sepolti" di 27 autori differenti, una vera e propria antologia horror curata dallo stesso sceneggiatore varesino.

A seguire è stato proiettato il cortometraggio "Cappuccetto Rosso", diretto da Stefano Simone, tratto dal racconto omonimo dello scrittore Gordiano Lupi. Il film è stato girato nel piccolo comune di Perrero, in provincia di Torino, tra i mesi di marzo e maggio 2009. L'opera narra la favola di Cappuccetto Rosso raccontata al contrario, una fiaba dark dove Cappuccetto che, tradizionalmente, nella favola originaria di Charles Perrault è il personaggio buono, qui diventa l'antagonista.

"Ho realizzato il corto - ha spiegato Simone - in omaggio ai miei tre registi preferiti, Mario Bava, Lucio Fulci e Joe D'Amato. Cappuccetto Rosso è un film che ripercorre l’intera cinematografia di genere italiana, abbracciando quasi tutti i sottogeneri dal gotico, al thrilling, cannibal movie, splatter. E’ stato realizzato con pochissimi mezzi e tanta creatività, proprio nella grande tradizione del cinema di genere italiano. Perchè quest’operazione? Perchè il mio cinema è rivolto a chi ha ancora tanta voglia di cinema di serie B, quel cinema “ingenuo” e artigianale di puro intrattenimento che, con tutti i suoi limiti, ha regalato perle di successo e lanciato registi apprezzati in tutto il mondo come Michele Soavi. Quel cinema all’epoca stroncato dalla critica 'intellettuale' e rivalutato solo negli ultimi anni dagli appassionati e dai cinefili. Insomma, quel cinema morto e sepolto ma che qualcuno, io per primo, vorrebbe tornasse a galla come ai vecchi tempi!".
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