S'inaugura stasera con Goldoni la stagione teatrale 2002-2003.
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| Isabel Russinova |
Europa Duemila & Ars Millennia
LA BOTTEGA DEL CAFFE’
“DAS KAFFEEHAUS”
di Rainer Werner Fassbinder
Tratto dall’omonima commedia di Carlo Goldoni
Con: Aldo Giuffrè, Isabel Russinova
Regia: Massimo Belli
Orario delle rappresentazioni: porta ore 20,30 - sipario ore 21,00
Il botteghino del Teatro San Michele (Piazza San Michele, 1 - Tel. 0884/584151) è aperto dalle ore 18.00 alle ore 21.00.
Il prezzo del biglietto intero è di 16,00 Euro; ridotto è di 14,00 Euro.
Carcasse d’auto, immondizia sparsa qua e là, bidoni rovesciati e consunti tavoli da gioco sullo sfondo di una malinconica e irriconoscibile Serenissima d’altri tempi: è la Venezia degradata dallo sguardo di Rainer Werner Fassbinder, drammaturgo tedesco incline alle atmosfere torbide e visionarie di una umanità ridotta in crudeli quanto essenziali rapporti di reciproca crudeltà.
Prendendo spunto dal plot goldoniano ma distanziandosene in direzione di un esasperato antinaturalismo e calcando la mano su un cinismo che nulla concede alla retorica e al compiacimento, Fassbinder costruisce l’universo allucinato e per nulla consolatorio di una umanità allo sbando, che abita le periferie degradate del mondo e gestisce i propri rapporti interpersonali con massicce dosi di cinismo e ferocia.
La recitazione lenta e straniante degli attori, l’anarchismo, la torva cattiveria dei personaggi hanno fatto di questo testo – e dell’intero teatro del grande artista tedesco, scomparso prematuramente oramai vent’anni fa – un esempio inimitabile della drammaturgia tedesca degli anni ’70.
Con grande sensibilità, la regia attenta di Massimo Belli penetra il nucleo più profondo l’anima ‘nera’ del testo fassbinderiano fissando l’attenzione su quel “sottosuolo immateriale, psichico, stabilito in un luogo preciso della nostra coscienza dove dimorano dubbi e paure”.
“La bottega del caffè” si trasforma allora in una crudele ma efficace riflessione su quel microcosmo di lucida verità che, sepolto sotto la cortina del quotidiano e dell’ovvio, dimora in ognuno di noi.
Ad Aldo Giuffrè, cinico e anarchico Don Marzio, e ad Isabel Russinova, incantevole ed equivoca Lisaura, il difficile ma stimolante compito di riproporre, in tutta la sua fosca cattiveria, l’eterna girandola di avventure che ruotano attorno alla leggendaria ‘bottega del caffè’.
(Recensione tratta dal sito www.alinet.it/duse/st2002/ottnov.htm)