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pubblicato il 30 aprile 2008 alle 20:20 in Opinioni
E se non ci fosse stato il contratto d’area?
Lo sviluppo locale tra balle e realtà
L’articolo provocatorio pubblicato su queste pagine ha suscitato ferventi e numerose polemiche. Riflessione era stata chiesta e riflessione c’è stata. Ma se non è tutto oro quello che luccica, è vero anche il contrario, e cioè che il contratto d’area rappresenta, in fondo, un’alternativa alla reindustrializzazione della Piana di Macchia con conseguente emorragia di posti di lavoro che si era venuta a creare in seguito alla chiusura dell’Enichem.
È vero, il problema disoccupazione non è stato ancora del tutto debellato, ma la situazione non sarebbe più critica se non ci fosse stato il contratto d’area?
La vista di un capannone nella zona industriale di Manfredonia, sulla SS89, impiegato come deposito di balle da fieno mette tristezza. Bisogna, però, pur sempre pensare che la nostra città ha avuto un’opportunità, ma che non tutti l’hanno saputa cogliere.
Il vero problema, forse, è che continuiamo ad aspettare che il lavoro piova dall’alto. E se invece di invocare l’arrivo delle aziende del nordest gli imprenditori locali avessero provato ad investire nella nostra terra? E che non si pianga miseria, dal momento che Manfredonia ha un’altissima concentrazione di banche, dove giacciono capitali inutilizzati buoni per le rendite, ma non per l’investimento produttivo imprenditoriale.
1.500 ragazzi sono attualmente impiegati nel contratto d’area e ciò significa che loro, le loro mogli, i loro figli, hanno avuto la possibilità di continuare a vivere nella propria città.
Calcoli provocatori che suddividono le risorse disponibili per un ipotetico numero di lavoratori avrebbero garantito una rendita per un certo numero di anni, ma non avremmo goduto di un investimento che crea sviluppo e fa crescere un capitale che, se reinvestito, genera nuova ricchezza, determinando così quel circolo virtuoso di crescita e sviluppo che consente, nel rispetto delle compatibilità ambientali, il progresso del territorio.
Il riscatto di Manfredonia passa attraverso la consapevolezza che lo sviluppo locale deve essere un processo di popolo in cui tutti, amministratori pubblici, cittadini, scuole, imprenditori, forze sociali, si devono sentire coinvolti e devono portare il proprio contributo.
Altrimenti resteranno soltanto le critiche sterili e le balle...