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pubblicato il 5 maggio 2008 alle 14:06 in Cultura
S. Lorenzo Maiorano:il vescovo, il patrono, il santo - 3
La consacrazione episcopale
... San Lorenzo Maiorano: il vescovo, il patrono, il santo - 2
Una delle differenze più significative tra le due recensioni riguarda l’episodio della consacrazione episcopale di Lorenzo.
Nella Vita minor si racconta che dopo la morte di Felice ed un periodo di vacanza della diocesi di Siponto, una delegazione di cittadini scelti tra clerici e laici, si recò dall’imperatore perché nominasse un vescovo. L’imperatore pregò Lorenzo di accettare l’incarico. Lorenzo, episcopali digitate suscepta, salpò da Costantinopoli per giungere a Siponto.
Che una comunità dell’Italia meridionale nel V secolo richieda un vescovo all’imperatore d’Oriente appare un fatto piuttosto singolare e direi quasi antistorico: in quell’epoca, soprattutto nelle comunità dell’Italia suburbicaria, il vescovo veniva ordinariamente eletto dal clero e dal popolo e poi, talvolta consacrato a Roma (nella nostra versione, proprio perché una sintesi delle due vite, abbiamo entrambi i casi: consacrazione-scelta a Costantinopoli e consacrazione a Roma, episodio presente anche nella Maior, come vedremo). Questa era la prassi vigente in Puglia in linea di massima fino al IX secolo, epoca in cui con l’avvento degli imperatori bizantini Basilio I (867-886) e Leone VI (886-911), la nomina del vescovo cominciò a dipendere dall’imperatore d’Oriente, anche se non secondo regole fisse e costantemente applicate.
L’autore bizantino della Minor ha erroneamente attribuito all’epoca dell’episcopato di Lorenzo quella che era la prassi vigente ai suoi tempi: per questo fa nominare Lorenzo dall’imperatore e lo ritiene già consacrato quando, sbarcato a Siponto, comincia ad esercitare immediatamente il suo ministero.
Nella Vita maior, invece, si narra che pochi giorni dopo l’arrivo di Lorenzo a Siponto, alcuni ragguardevoli cittadini divino instinctu admoniti si recarono a Roma, insieme a Lorenzo, affinché Gelasio concedesse al loro vescovo «pontificatus plenitudinem per sacri chrismatis unctionem secundum usum sanctae Romanae Ecclesiae». Gelasio, convocati i vescovi delle città più vicine a Siponto, procedette alla consacrazione di Lorenzo confermandogli canonice tutti i diritti della chiesa sipontina.
La consacrazione di Lorenzo da parte del pontefice romano implica, come detto, il ripristino dei rapporti con la Chiesa di Roma. Questo si verificò nello scenario politico e religioso della Puglia nella seconda metà dell’XI secolo, quando alla dominazione bizantina si sostituì quella normanna (1060 circa).
L’autore della Maior ha inserito evidentemente questo episodio della consacrazione romana perché all’epoca della composizione dell’operetta Siponto ere tornata sotto la giurisdizione ecclesiastica di Roma. Si tratta, tuttavia, di un inserimento che l’autore della Vita maior opera senza preoccuparsi di far collimare i nuovi elementi con la narratio della Minor da cui dipende: rimane così invariato il racconto della delegazione di sipontini dall’imperatore, cui l’autore fa seguire una ulteriore consacrazione episcopale a Roma.
La presenza di questo episodio della Vita maior è elemento decisivo per fissarne l’epoca di composizione ad un periodo successivo al 1060 e per collocarla in ambienti che risentivano ormai della presenza dei Normanni e del rinnovato stato tra diocesi dell’Italia meridionale e papato. (Ecco il testo)….."…E così il santo Lorenzo accolto con gioia da tutti viene eletto con un ineffabile tripudio: è lodato da tutti, mentre chiare voci lo acclamano fautore della Trinità divina. Dopo questi fatti, passati pochi giorni, alcuni tra i nobili e i più illustri della città, ammoniti da un’ ispirazione divina, dopo la canonica elezione del santo vescovo, si affrettarono ad andare con passo veloce dal santissimo Papa, menzionato precedentemente; affinché concedesse al santo uomo, loro vescovo, la pienezza dell’episcopato con l’ unzione del Sacro Crisma, secondo l’ uso di Santa Romana Chiesa. Infatti nell’antica legge per ordine del Signore, Aronne fu consacrato sacerdote da Mosè. Di qui in realtà poiché Mosè rappresentava il Sommo Romano Pontefice e Aronne gli altri vescovi, crebbe la consuetudine della Santa Chiesa che tutti i vescovi ordinati su tutta la terra venissero unti dal Romano Pontefice con l’ unzione del Sacro Crisma. Senza dubbio il Papa ricordato prima, convocati i vescovi delle città vicine , consacrò vescovo sipontino il sant’uomo Lorenzo, e subito gli confermò secondo i canoni della Chiesa tutti i diritti della Chiesa sipontina. E così colmato da una rugiada di Spirito Santo il beato Lorenzo ritornato felicemente alla propria sede con tutto il suo seguito; sudava sulle azioni benigne di offrire per la conversione i talenti che aveva ricevuto dall’uomo partito in terra straniera: e secondo la sapienza datagli da Signore, non rinunciò ad annunciare mirabilmente le opere straordinarie di Lui: e di distribuire fedelmente a ciascuno secondo la propria capacità il dono che aveva ricevuto: tenendo a memoria quell’insegnamento del Signore: “Avete ricevuto gratuitamente, spendete per tutti gratuitamente”. Era infatti verace nella conversazione, nel guarire gli animi, sincero nel giudizio, non estimatore parziale poiché conosceva le Scritture: “Non c’ è un favore di persone presso Dio : ma tra tutta la gente che lo invoca e opera la giustizia, è a lui ben accetto”. E se mai si adirava con le anime che dovevano essere convertite, quel furore prorompeva dall’amore non dalla crudeltà. La fama della sua santità era divulgata per molte regioni della terra, come una potente città posta su di un monte, e una lucerna posta in alto su di un candelabro. Nello stesso tempo rifulse a Montecassino anche Benedetto, uomo dalla venerabile vita: Germano nella città di Capua e Sabino a Canosa. I presuli che esercitavano il servizio risplendevano nel mondo come le stelle e gli astri del cielo. Tra questi il vescovo Lorenzo non dissimile da quelli per meriti e nell’ operare, non cessava di giorno in giorno di rafforzare nella lode di Dio le anime dei fedeli con la parola e con l’ esempio: e di liberare le menti degli uomini dall’ attacco dell’avverso nemico…".Luigi Carbone
...continua...