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pubblicato il 7 giugno 2008 alle 18:47               in Cultura

“Di fabbrica si muore”

Maurizio Portaluri e Alessandro Langiu ospiti del circolo "Borgo del tempo perso"

di Anna Maria Vitulano

La vicenda di Nicola Lovecchio, l’operaio dell’Enichem Agricoltura ex Anic morto di tumore ai polmoni nel 1997 prima ancora di poter vedere avviato il processo che avrebbe dovuto accdertare le responsabilità di una serie di decessi che come il suo erano presumibilmente addebitabili alla esposizione all’arsenico, con tutto il suo carico di speranze e disillusioni, dolore e ostinazione, è stata rievocata nel corso dell’incontro con gli autori del libro “Di fabbrica si muore”, Maurizio Portaluri e Alessandro Langiu, organizzato dal circolo Arci “Borgo del tempo perso”, in collaborazione con Equilibri di Franco Pacilli e Buenaventura Edizioni di Andrea Pacilli.

 

L’iniziativa di Lovecchio, che nel 1996 denuncia due medici e 10 ex dirigenti della fabbrica, e l’epilogo che ha avuto quel processo, iniziato nel 2001 e conclusosi nel 2007 con l’assoluzione degli imputati “perchè il fatto non sussiste”, hanno occupato intere pagine di cronaca eppure l’opinione pubblica, soprattutto quella locale, sembra non essere mai stata toccata profondamente da una storia così drammatica e al tempo stesso così emblematica. “Bisogna parlare sempre di questa storia e insistere –sottolinea Langiu, autore della pièce teatrale “Anagrafe Lovecchio”- perché non è facile far passare questi concetti e perché bidona ricordarsi che le istituzioni rispondono nel momento in cui la popolazione è cosciente”.

 

Maurizio Portaluri, medico oncologo radioterapista, dal 1999 primario all’ospedale Perrino di Brindisi, ripete: “quello di Manfredonia è un modello che ritroviamo in tutto il Sud e nelle sue storie di industrializzazione post-bellica e forse anche, mutatis mutandis, nella reindustrializzazione degli anni più recenti. A parte l’indagine sullo stato in vita e sulle cause di morte della coorte dei lavoratori esposti all’arsenico richiesta dal P.M. Lidia Giorgio e che avvalorava l’ipotesi di un ruolo causale dell’esposizione ad arsenico nell’insorgenza di neoplasie polmonari e della cistifellea, nessun altro studio epidemiologico è stato effettuato sui lavoratori e sulla popolazione, nemmeno su quella del quartiere Monticchio, il più vicino all’impianto. Gli studi di mortalità dell’OMS (l’ultimo è del 2002) sull’area di Manfredonia ad alto rischio di crisi ambientale, non rilevano fino alla metà degli anni 90 eccessi di mortalità per tumori nella popolazione. Alcuni dati recenti relativi ai primi anni del 2000 evidenziano un eccesso di mortalità per tumori polmonari nei comuni limitrofi a anfredonia, dove abitavano molte delle maestranze del petrolchimico. Ma nessuna istituzione, dopo quel che è successo, ha mosso un dito. Io ho proposto una rianalisi del dato dal 2001 in poi e un confronto con sottogruppi di operai meno esposti. Ho chiesto al comune di Manfredonia di utilizzare per questa attività una parte dell’indennizzo per la revoca della costituzione a parte civile, ma non ho ancora ricevuto alcuna risposta”.

 

L’incontro è stato seguito anche da Anna Maria Cusmai vedova Lovecchio: “ringrazio Nicola –ha detto nella sua abituale compostezza e semplicità- per essere sempre presente nei nostri pensieri e nei nostri ricordi. E’ lui che continua a guidarci”.