Copyright@2000,2009 - Manfredonia.net Magazine
pubblicato il 18 luglio 2008 alle 19:12 in Comunicati
Intanto la Cittą ed il Comune aspettano il piano comunale delle coste
Nel 2005 la proposta: che fosse l’ente Comune a richiedere la concessione per il demanio marittimo e che fosse sempre il comune ad infrastrutturare secondo canoni di decenza e modernità le spiagge
Avevamo immaginato in tempi non sospetti uno strumento di pianificazione territoriale per garantire l’utilizzo razionale del demanio marittimo, ci eravamo posti la questione del rispetto e della tutela del litorale compatibilmente con l’opportunità di rilancio del turismo balneare, avevamo posto in evidenza la necessità di ridisegnare i consueti schemi di appropriazione del demanio per riconsegnare giusta natura e carattere alle concessioni demaniali riaffermandone la temporaneità, volevamo introdurre un principio di meritocrazia anche per il rilascio di dette concessioni perché fosse la collettività a beneficiarne.
Per cogliere questi risultati avevamo chiesto ed ottenuto già nel 2005, in occasione delle consultazioni elettorali amministrative, l’inserimento tra i punti programmatici di un progetto di sconcertante semplicità ma di enorme efficacia: onde evitare l’affastellarsi spesso caotico di domande di rilascio di concessione da parte dei privati con conseguente imbarazzo per la Pubblica Amministrazione nell’esercizio dell’enorme discrezionalità a disposizione, si era proposto che fosse l’ente Comune a richiedere la concessione per il demanio marittimo e che fosse sempre il comune ad infrastrutturare secondo canoni di decenza e modernità le spiagge per garantirne la fruibilità anche da parte di disabili, anziani e cittadini meno abbienti. Volevamo che una in una Città di mare il mare fosse per tutti.
Nell’inseguire tale prospettiva avevamo tenuto in debita considerazione tutte le problematiche logistiche e gestionale per evitare che un’idea di Città non rimanesse relegata nel novero delle utopie belle da dirsi ma impossibili da realizzare.
Fu così che considerammo le necessarie interazioni tra pubblico e privato approdando alla conclusione che l’ente Comune, titolare della concessione, non avrebbe potuto gestire direttamente uno stabilimento balneare. Pensammo allora che fosse tutt’altro che disdicevole l’intuizione di affidare in gestione a cooperative o associazioni di giovani dai 18 ai 32 anni gli arenili mediante procedure di evidenza pubblica e con successive convenzioni che avrebbe guidato gli affidatari anche e soprattutto nella determinazione dei prezzi per il nolo di ombrelloni e lettini, tenendo salve le quote di spiaggia libera e garantendo l’accesso al mare ed ai servizi a tutti i bagnanti, indistintamente. Pensammo che ciò avrebbe contribuito a creare condizioni di concorrenza nel settore, pensammo che fosse lecito fare in modo che dal bene comune derivasse una ricaduta occupazionale e reddituale per tanti giovani che volevano investire su se stessi e sul proprio territorio invece di garantire i soliti pochi, forti di disponibilità economiche.
Ci confrontammo sulla certa maggiore competitività dell’offerta turistica, atteso che l’ente Comune, pagando una somma irrisoria per la concessione, avrebbe garantito, previa sottoscrizione di apposita convenzione, l’abbattimento di un costo fisso per l’affidatario rendendo possibile l’applicazione di tariffe più basse e competitive mediante la sottoscrizione di apposita convenzione. Riflettemmo anche sulla opportunità di prevedere il rilascio di autorizzazioni di piccoli chioschi amovibili con autorizzazione all’esercizio anche oltre le ore 19.00 per fare in modo che le spiagge divenissero centro di aggregazione giovanile anche d’estate ed elemento di traino per un turismo sempre affamato di vivacità e che il bando di affidamento dovesse contemplare l’obbligo per l’affidatario dell’ideazione e realizzazione di attività ludiche e culturali sull’arenile assegnato. Avevamo immaginato la sostituzione dei vecchi incubatori di impresa con uno sportello per l’imprenditoria giovanile da affiancare all’informagiovani finalizzata all’ intercettazione di finanziamenti pubblici ed avevamo pensato che la diffusione della cultura d’impresa dovesse tradursi nella diffusione dello strumento cooperativistico e che a tal fine prevedere un capitolo del bilancio comunale con qualche spicciolo per sostenere le spese di costituzione di cooperative di giovani non fosse una cattiva idea a fronte della forte probabilità di benefici di ordine occupazionale sebbene stagionale.
Tutto questo presupponeva l’adozione di uno strumento di pianificazione che dettasse le regole per sapere come, a quali condizioni, con quali limiti operare.
Purtroppo in questo lasso di tempo, a dir di molti, la storia ci ha sommersi e ci ha spezzato le gambe e mentre l’elettorato non perde occasione per punirci ed etichettarci come vecchi, obsoleti, anacronistici, inutili nostalgici bolscevichi senza l’ombra di un’idea, la presunta modernità degli appartenenti alla nota risma dei benpensanti illuminati ci divora il territorio e la speranza, intanto la Città ed il Comune aspettano il piano comunale delle coste.
Il capogruppo consiliare di Rifondazione Comunista
Marco Di Sabato