| | Le balle del contratto d’area Se i finanziamenti non fossero stati investiti ma distribuiti, avrebbero avuto una mensilità fissa 1.850 persone per 30 anni

Le balle del contratto d’area inducono a riflettere. Ma di balle, questa volta, si parla nel senso letterale del termine. La vista di un capannone nella zona industriale di Manfredonia, sulla SS89, evidentemente mai completato e impiegato come deposito di balle da fieno, porta ancora una volta alla ribalta la questione del contratto d’area. “Fu vera gloria?”, potrebbe argomentare il Manzoni, il quale sagacemente ha già fornito anche un’ottima risposta: “Ai posteri l’ardua sentenza”. Dopo 10 anni di vita di questo strumento di reindustrializzazione, però, i posteri potrebbero essere anche i manfredoniani di oggi. Aziende chiuse, imprenditori che hanno voltato le spalle ad un territorio flagellato dalla disoccupazione, ma anche infrastrutture mai terminate e strade dissestate. Tanti sono gli ingredienti che rendono acre il contratto d’area. D’altra parte, bisogna anche vedere in esso un’opportunità di lavoro per 1.500 ragazzi che mai sarebbe potuta giungere altrimenti. Di fronte ai numeri, ragioniamo allora con i numeri. Per la realizzazione del Contratto d’Area, si è programmato un investimento pari a 25.234.000 euro, di cui 20.604.000 euro da risorse comunitarie e 4.630.000 euro da finanziamento previsto dalla L.488/92. Il contributo pubblico previsto è stato pari a 773.700.000 euro. Il tutto per un totale di 798.934.000 euro. Ipotizzando provocatoriamente che tale finanziamento fosse stato distribuito senza investirlo a 1.200 euro al mese (stipendio medio di un operaio), avremmo avuto 1.850 persone con una retribuzione fissa per 30 anni. Certo, sarebbe mancato l’indotto, ma quasi duemila famiglie avrebbero goduto di uno stipendio fisso per trent’anni, e non per cinque, ovvero il minimo indispensabile per accedere ai finanziamenti, come purtroppo si è verificato. E se vogliamo ancora dare numeri, allora possiamo anche dire che nella realizzazione del Contratto d’Area si era previsto di occupare 4.604 unità, mentre ad oggi ne sono appena 1.500. Il contratto d’area ha creato sogni, illusioni e speranze. Perché non impugnarne il regolamento ed imporre più vincoli? Perché costringere i lavoratori all’incubo dello scadere dei cinque anni? Mutui accesi, matrimoni, figli e poi gli scioperi dinanzi alle aziende per ‘picchettare’ la speranza che il sogno non si trasformasse in incubo. Intanto gli imprenditori continuano a far le valigie e ad andar via. E le balle del contratto d’area diventano l’emblema di una città ancora affamata di riscatto. | | | 01-12 | | 01-12 | | 01-12 | | 30-11 | | 30-11 | | 30-11 | | 30-11 | | 29-11 | | 29-11 | | 29-11 | |
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