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Area industriale in declino
Per il presidente dell’Irapl c’è ancora scarsa cultura imprenditoriale e improvvisazione. Più spazio ai giovani e ai corsi che formano nuove figure professionali
Pubblicato il 9 maggio 2008 alle 07:48



Aziende che chiudono,  altre costrette alla cassa integrazione, altre ancora agitate da vertenze in ordine alla sicurezza o al mancato riconoscimento di alcuni dei diritti dei lavoratori: un tessuto produttivo in fibrillazione è quello che si presenta agli occhi del presidente dell’Irapl (Istituto Regionale di Addestramento e Perfezionamento dei Lavoratori), Domenico Brunetti, portato ad analizzare e individuare quelli che possono essere i motivi di una sofferenza in preoccupante diffusione.

 

“Il declino dell’area industriale di Manfredonia –esordisce Brunetti- è dimostrato dalle aziende che hanno abbandonato o cessato attività per trasferirsi in altri siti, e dai licenziamenti o comunque riduzione di maestranze che in misura ridotta operano sul mercato nazionale. Le piccole imprese (da 10 a 49 dipendenti) e le medie imprese (da 50 a 249 dipendenti), per la loro dimensione hanno poche risorse economiche per fare investimenti consistenti al fine di poter affrontare i mercati esteri. Inoltre le autorizzazioni concesse nell’area di Manfredonia hanno vanificato il radicamento sul territorio per via della stessa durata limitata del vincolo. Prima della concessione non sarebbe stato meglio approfondire la conoscenza di ciascuna realtà aziendale che chiedeva di insediarsi e piuttosto che soffermarsi sul dato occupazionale valutare con maggior rigore l’assorbimento della produzione nel mercato italiano?”.

 

Brunetti punta l’indice anche su aspetti che rivelano come sia ancora praticamente inesistente dalle nostre parti la cultura imprenditoriale. “Il piccolo e medio imprenditore –afferma- concentra su di sé tutte le funzioni aziendali: non ha uffici export, responsabile marketing, area manager, e via discorrendo. E pone la propria attenzione intorno al prodotto ma con una generica idea del mercato, nazionale o d estero che sia. L’azienda ha bisogno, invece, di essere accompagnata, seguita ed assistita in tutte le fasi del mercato interno e dell’internazionalizzazione. Non servono solo finanziamenti, ma risorse umane, persone che abbiamo sì una preparazione manageriale, come quella acquisita da tanti giovani diplomati e laureati che sfornano le nostre scuole e le nostre università, ma che siano in grado di fare anche i commerciali, cioè di “sporcarsi” le mani, contattare i clienti, conoscere più lingue, scrivere lettere commerciali, inviare campionature, creare il catalogo, approntare un sito web e tante altre mansioni che appartengono alla tipologia produttiva più diffusa nel nostro Paese, quella della piccola e media impresa”.

 

Il presidente Brunetti si avventura in questa particolare disamina forte della quarantennale esperienza maturata nel settore della formazione professionale: “una esperienza che ci induce a suggerire l’opportunità di utilizzare i fondi dell’U.E. 2007/2013, con la istituzione di corsi formativi destinati a giovani laureati e diplomati, a giovani in possesso del diploma di scuola dell’obbligo, per la preparazione dei collaboratori e delle maestranze per le imprese operanti nella nostra Regione o che intendono intraprendere un’attività in proprio, sia industriale che commerciale. Sono così, a nostro avviso, si può dare alle famiglie pugliesi quell’aiuto di cui hanno bisogno”.

 

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