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Cinema, che passione!
Intervista a Stefano Simone, giovane promessa della regia italiana
Pubblicato il 5 settembre 2008 alle 14:25
di Anna Castigliego

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Stefano Simone, classe 1986, è nato e vissuto a Manfredonia. Dopo aver completato i suoi studi di scuola superiore, si trasferisce a Torino, dove tuttora risiede, per frequentare un corso post diploma di regia. Al suo attivo vanta già la bellezza di undici cortometraggi. Conosciamolo meglio.

Stefano, come nasce la tua passione per il cinema ed in particolare per la regia?
La mia passione “istintiva” per la regia arriva giovanissimo all’età di 12 anni dopo aver visto il film che mi colpisce in assoluto, il secondo episodio della saga di Indiana Jones “Indiana Jones e il tempio maledetto” per la regia di Steven Spielberg, che ritengo il miglior regista in assoluto, seguito da “Lo Squalo” e “Batman”. Dopo aver visto questi film capii che dietro alla lavorazione di un film c’è una regia e soprattutto un regista e che nulla è lasciato al caso. Di qui, inizio a scrivere diverse sceneggiature anche perchè i film si progettano sulla carta e non sul set.

Da dove trai ispirazione per i film che realizzi?
Le ispirazioni nascono tutte da opere letterarie e guardando i più grandi film dei migliori registi italiani e americani come William Friedkin, Hitchcok, John Carpenter, Lamberto Bava, Dario Argento. I miei lavori sono tutti caratterizzati dallo stesso minimo comune denominatore, genere trhiller-horror.

A che età hai diretto il tuo primo lavoro?
A 13 anni, nel 1999, ho realizzato il primo cortometraggio “Il delitto di classe”, girato all’istituto Nautico dove insegna mio padre, per la scuola media che ho frequentato, la Don Milani di Manfredonia. Successivamente, ho girato “Fear – Paura” (2000), “Madre delle tenebre” (2001) e “Gli occhi del teschio” (2001) con cui sperimento l’uso del sangue e di scene violente. Nel 2005, ho realizzato un nuovo cortometraggio dal titolo “Il gatto nero dalle grinfie di sciabola” che utilizzo come tesina agli esami di maturità all’istituto psico-socio-pedagogico "Roncalli". Si tratta di un’opera teatrale di stampo thriller-horror, un’ispirazione al primo Dario Argento nel tratteggio della figura del serial killer con le mani coperte da un guanto nero.

Oltre al cinema, hai altre passioni?
Il calcio e viaggiare in treno. Quando ero più piccolo ho iniziato a giocare a calcio nel ruolo di portiere e sono stato subito notato per le mie doti, che, però, non ho potuto coltivare fino in fondo, qui a Manfredonia, a causa di certa gente che non mi ha dato la possibilità di giocare a livelli professionistici per favorire qualcun altro al mio posto. Appena giunto a Torino, ho giocato sempre come titolare vincendo anche il titolo di miglior portiere.   

Cosa accade dopo il tuo diploma di maturità?
Dopo il diploma di maturità, mi trasferisco, nell’estate 2006, a Torino per frequentare un corso post diploma di regia cinematografica di due anni presso l’istituto Fellini per 420 ore di teoria e 180 di stage durante il quale realizzo “Lo Storpio”, un vero noir classico risalente agli anni ’70 e ’80 che si ispira ad un racconto di Jack Ritchie, che porto come lavoro per l’esame finale del corso conseguendo il diploma di “Operatore della Comunicazione Visiva”. “Lo strorpio” narra la vicenda di un ragazzo che viene deriso da tutti per il suo handicap e alla fine scopre che ad organizzare l’incidente è proprio suo fratello per riscuotere il premio dell’assicurazione. Nel 2006, ho realizzato anche altri due film “Istinto omicida” e “Infatuazione”. Il primo, un mediometraggio di 45 minuti, interamente girato a Manfredonia, dalle caratteristiche noir e il secondo, un piccolo scketch di sette minuti di vita quotidiana, girato per il professor Antonio Del Nobile, che si allontana completamente dal mio genere. Nel mese di dicembre 2006, inoltre, realizzo “L'uomo vestito di nero”, uscito poi nel mese di febbraio 2007, molto fumettistico, privo di scene truculente e con pochissimo uso di inquadrature. Con "Infatuazione", sono stato selezionato tra i migliori 140 cortometraggi fra gli oltre 800 proiettati al Festival del Corto di Roma 2006, mentre "L’uomo vestito di nero" e "Lo storpio" sono stati selezionati fra i migliori 150 cortometraggi tra gli oltre 1000 proiettati al festival del Corto di Roma 2007.

Non siamo ancora a quota 11.
Successivamente, realizzo “Contratto per vendetta”, un action noir più vicino al genere poliziesco degli anni ‘80, ambientato in un paese immaginario “Ceridonia”, tratto dal racconto di Lawrence Block, che racconta le vicende di un giustiziere che deve ripulire la città dai boss. Il film che mi ha spinto a realizzare questo lavoro è stato “Vivere e morire a Los Angeles” di William Friedkin, un capolavoro assoluto, uno degli autori che mi ha influenzato di più negli ultimi tempi, stesso regista de “l’Esorcista”. Ultimo lavoro in ordine di tempo è “Kenneth”, un film più thriller che horror, girato quest’estate a Manfredonia per l’associazione “Cinemadonia”, formata da alcuni registi, con cui parteciperò all’edizione 2008 del Festival del Cinema Indipendente di Foggia. Per la prima volta, ho affidato ad un’altra persona, in questo caso l’amico Emanuele Mattana, la stesura della sceneggiatura, il quale in soli due giorni ha scritto la trama con i dialoghi. Il film narra la storia di un ragazzo che impazzisce e uccide tutti coloro che lo prendono in giro.

Chi sono i protagonisti dei tuoi film?
I protagonisti di tutti i miei film sono amici o colleghi di Manfredonia che hanno maturato un’esperienza nel teatro. La scelta degli attori è sempre istintiva, riconosco però di non valorizzare gli attori, una deformazione personale dei registi che fanno questo tipo di film. Faccio i film più per me stesso che per il pubblico con il sostegno dei miei genitori che fin dall’inizio hanno creduto in me nonostante la consapevolezza del difficile cammino intrapreso.

Perché ti sei appassionato più ad un genere thriller horror con scene violente piuttosto che alla commedia?
Secondo me, l’impulso umano più forte è l’istinto della violenza ma questo non vuol dire che sono una persona violenta anzi non bevo, non fumo, non vado in discoteca, non mi piacciono le persone che si sentono importanti ma preferisco starmene tranquillo con gli amici a guardare decine e decine di film. Sono una persona molto pacata e tranquilla.

E per quanto riguarda il pubblico? E’ più facile o più difficile farsi apprezzare con questo genere di film?
Questo genere di film interessa di solito un pubblico molto settoriale mentre per quando riguarda la critica è un genere che viene sempre bastonato e considerato trash. Viene apprezzato molto di più all’estero. E’ vero anche che in Italia è difficile affermarsi in quanto non ci sono molti spazi per farti conoscere e neanche finanziamenti per poter andare avanti, al contrario dell’America e della Spagna dove i talenti vengono subito valorizzati e ci sono case di produzione che danno spazio al cinema indipendente e ai giovani.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto per girare, subito dopo Natale, un lungometraggio a carattere religioso. Per questo progetto, approfitto nel rivolgere un appello perché ho bisogno di un operatore e di un microfonista.      

Ritieni Manfredonia buona come location cinematografica per realizzare dei film?
Personalmente, ci girerei solo gangster movie, noir e commedie ma non horror.

Cosa è per te il cinema?
Per me il cinema è emozione allo stato puro e intrattenimento e registi si nasce e non si diventa.

Regista, film e attore preferito?
Il mio regista preferito è Steven Spielberg sia per come racconta le storie e per come ha rivoluzionato certi generi. Consiglio a tutti i cinefili la visione del primo lungometraggio di Spielberg “Duel”. Oltre a Spielberg, ho riscoperto William Friedkin con il “Braccio violento della legge”. Altri idoli Hitchcook, John Carpenter, George Romero e David Cronenberg, tutti registi indipendenti, Dario Argento, Michele Soavi e Sergio Leone. Film preferito: "Indiana Jones e il tempio maledetto". Attori preferiti: Robert De Niro, Al Pacino, Morgan Freeman, Viggo Mortensen, Gene Hackman e Raoul Bova.  
       
Qual è la tua opinione sul fatto che a Manfredonia non ci sia un teatro o una sala cinematografica come si deve?
Penso sia indice di scarsa cultura.

Simone ringrazia il dj Niko Rubini (Domenico Del Plato), di Manfredonia, compositore delle musiche per i suoi film (eccetto "L'uomo vestito di Nero"), il grafico Davide Soldano, anch'egli di Manfredonia, creatore delle locandine, l'amico e collega Andrea Zamburlin, di Torino, con il quale ha frequentato il corso di cinema e sono diventati grandi amici e Lele Mattana, un altro amico, di Varese, sceneggiatore dell'ultimo cortometraggio ("Kenneth") nonchè dei prossimi progetti. Infine, saluta Davide Longoni e Gordiano Lupi.


Dopo aver intervistato Stefano Simone, si fa davvero fatica ad immaginarlo dietro ad una macchina da presa a dirigere scene di sangue, teste sgozzate e corpi mutilati, vista la grande pacatezza e mitezza che lo contraddistingue, ma sono talmente forte in lui la determinazione e la passione verso il cinema che sicuramente lo porteranno verso traguardi molto lontani e costellati di numerosi successi.

In bocca al lupo per il futuro, Simone!
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