| | Un deposito di carburanti nell'area ex Enichem? Assurda la proposta secondo l'associazione di Legambiente
 Sentiamo il dovere di segnalare una grave situazione ambientale che incombe sul territorio del Gargano e nello specifico l'area ex-Enichem. E' da anni che va avanti a singhiozzo la cosiddetta bonifica della area industriale di Monte S. Angelo. Poche le isole bonificate delle quali alcune vendute subito senza la dovuta indagine di caratterizzazione e bonifica. Dopo aver completato la messa in sicurezza dei terreni contaminati da arsenico dell"isola 5 (area dello stabilimento ove erano situati gli impianti Ammoniaca, Urea 1 e Urea 2) e dell"isola 16 inquinata da toluene e benzene, risultano ancora da ultimare le bonifiche dei terreni delle tre discariche ubicate nelle isole 12, 14 e 17, oggetto di procedura di infrazione comunitaria ad iniziativa della Commissione Europea.
In particolare, i ritardi della Syndial, azienda preposta alla bonifica, sono più consistenti proprio per la parte dell"isola 14 dove sono interrati i fusti di arsenico, per la cui attività di bonifica si prevede la lavorazione in depressione. Vi sono poi ritardi e inadempienze che riguardano le operazioni di bonifica delle acque di falda i cui procedimenti sono a regime ma pongono qualche dubbio sulla capacità della barriera di intercettare totalmente il materiale inquinante riversato nella falda.
Ma i ritardi più gravi si evidenziano proprio nella demolizione degli impianti. Infatti, mentre all"isola 5 sono in fase di ultimazione i lavori di smontaggio degli impianti di Ammoniaca, Urea 1 e Urea 2, nell"isola 9 lo smontaggio della vecchia centrale elettrica ha subito uno spostamento in avanti rispetto agli impegni già programmati, ovvero da dicembre 2007 a dicembre 2008. A questo ritardo l"Azienda non da risposte esaustive.
Alle conferenze di servizio presso il Ministero dell'Ambiente si presentano solo i sindacati mentre le istituzioni locali sono completamente assenti. Altro fatto grave riguarda l'isola 1. Tale isola non è stata mai sottoposta ad nessun tipo di bonifica. La proprietà, che risulta dell'Agip Energy, non si interessa del grave stato di inquinamento che riversa l'area. Ricordiamo che l'area è ormai contigua alla città di Manfredonia , e non può essere interessata ad nessun tipo di attività industriale quale pùo essere lo stoccaggio di carburanti.
La legge parla chiaro: tali impianti sono ad alto rischio di incidente rilevante e vanno costruiti almeno a 3 km dall'abitato, cosa che ormai non è più possibile in quanto l'area è interessata da attività commerciali, è sede di uffici, una casa di cura e contigua all'abitato di Manfredonia.
Comunque riguardo all"isola 1 , ancora una volta nessuna delle società del gruppo Eni titolari dell"area e degli impianti (ex Atriplex, Agip Fuel, Agip Energy) si è presentata alla Conferenza di servizio per esprimere una volontà e un impegno per la caratterizzazione dei suoli. In tali condizioni al Ministero non resta altro da fare che operare in danno, attivando la Procura della Repubblica, almeno per le operazioni di caratterizzazione. Ovviamente comprendendo la finalità della presenza dei serbatoi Legambiente chiede di rimuoverli al più presto.
L'utilizzo come deposito di gasolio da parte della società proprietaria comporterebbe l'insorgere di una nuova tipologia di traffico marino ad opera di navi cisterna che trasportano merci pericolose, traffico che non interessa più il porto di Manfredonia dalla fine degli anni '80, in concomitanza con la chiusura dello stabilimento Enichem; l'attività dello stoccaggio di carburanti comporterebbe l'arrivo e il deposito di un volume di materiali pericolosi, per l'ambiente e l'uomo, di circa 46.250 metri cubici e che, a detta della stessa capitaneria di porto, presupporrà l'insorgere di un traffico di petroliere di fronte alle stessi coste dalla cittadina pugliese. Vincenzo Renato Presidente del circolo Nautilus - Legambiente di Manfredonia
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