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Scuola: chi risarcirà la platea degli ingannati?
Comunicato stampa del Partito della Rifondazione Comunista di Manfredonia
Pubblicato il 13 settembre 2008 alle 18:57

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Sommessamente proponiamo alcune considerazioni circa la tensione riformista che ha animato l’intervento del Ministro Gelmini e che ha suscitato e suscita non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori. Compiendo come di consueto uno sforzo per analizzare asetticamente i profili della riforma e provando ad approfondire la questione con il lume del buon senso evitando accuratamente ogni valutazione di merito, gradiremmo condividere alcune riflessioni.


Gli ultimi quindici anni di politica in Italia sono stati segnati dall’alternanza di Governo, dinamica certamente virtuosa purchè a presidiarne l’andamento vi siano argini di responsabilità tali da garantire la salvaguardia, laddove indiscutibilmente necessario, della continuità politica ed amministrativa. Negli ultimi anni il parossismo riformista delle forze moderate del paese ha contribuito ad un radicale mutamento della struttura e delle condizioni di accesso al mondo della scuola per gli insegnanti. Come considerare altrimenti il compimento del processo di specializzazione forzata delle competenze realizzato attraverso la rimodulazione dei corsi universitari e finalizzato alla costruzione della catena di montaggio intellettuale?


Dopo aver costruito il sistema intorno a questa discutibile ambizione ed aver infuso nei destinatari naturali della riforma il ragionevole affidamento sull’esito perlomeno probabilistico del proprio percorso formativo, oggi, per esclusive ragioni di cassa, si interviene demolendo l’impostazione precedente andando, di fatto, a vanificare gli sforzi anche economici di chi aveva operato una scelta di vita facendo affidamento sulla crescente domanda di educatori con la sola speranza di poter insegnare.


Lo stato dell’arte: a fronte dei tagli effettuati da Tremonti con la complicità dell’incolpevole Ministro Gelmini, rea casomai di aver intrapreso la missione sbagliata, a coloro che hanno profuso immani sforzi con l’ambizione di insegnare non resta che il classico pugno di mosche, il tutto a tacere dell’immensa platea di precari che con i loro sacrifici hanno retto le sorti della scuola pubblica andando di volta in volta a tamponare le falle organizzative del sistema.


Chi risarcirà la platea degli ingannati? Chi fornirà loro gli strumenti di conversione culturale e professionale per poter accedere ad altre occupazioni? Non pare che tali questioni siano inserite nell’agenda politica del Governo. Il senso di responsabilità che dovrebbe informare la politica pare definitivamente smarrito. Eppure basterebbe un minimo di buon senso ed oculatezza, a discapito della eccelsa rapidità con cui si decide, per poter continuare a sperare di vivere in un Paese civile.

 

Data la situazione che si va delineando, è lecito attendersi una stagione di agitazione e di forti ripercussioni anche a Manfredonia.

 

Comunicato stampa del Partito della Rifondazione Comunista di Manfredonia

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