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La storia del vecchio degli alberi
Una ‘misteriosa’ esperienza vissuta da un sipontino, Claudio Castriotta, ad Arezzo
Pubblicato il 19 aprile 2008 alle 12:03



Riportiamo qui di seguito il racconto di una misteriosa esperienza vissuta da un sipontino, Claudio Castriotta, accadutagli ad Arezzo nel 1995.

                    Claudio Castriotta
"…affinché possa essere di lezione per la vita di ognuno".


Nel 1995 mi trovavo ad Arezzo per lavoro e un bel giorno mi accadde qualcosa di spaventoso che, in realtà, pensavo si trattasse una di quelle tante ‘favole’ udite da bambino in chiesa. In seguito, mi chiesi perchè capitasse proprio a me. Non me ne rendevo conto, nell’incoscienza di quanto mi sarebbe accaduto successivamente.

La serata era piovosa, un po’ freddina, tipica di marzo e l'orologio scoccava le ventuno ed io me ne stavo appoggiato al muro davanti ai vetri della finestra guardando di fronte alla mia abitazione, fosco e ombroso, il parco Giotto. La pioggia veniva giù come tante perline ininterrottamente da formare pozzanghere dove quelle poche macchine che passavano ad alta velocità le facevano schizzare all'aria.

La mia finestra era distante dal parco solo tre metri sicché l'immagine era chiara. Ad un tratto, venni preso da una strana nostalgia guardando i colli Aretini e pensai al mio Gargano. Mi trovavo ad Arezzo per motivi di lavoro e dovevo rimanerci. Come facevo sempre, rivolgevo il pensiero al mio caro Padre Pio per la benedizione, ma questa volta successe qualcosa che mi sconvolse totalmente. All’improvviso, infatti, mi apparve di fronte un anziano signore che si fermò proprio davanti alla mia finestra. La sua faccia era simile a San Pio, era coperto da un lungo cappotto blu notte, dovuto alla sera fonda, molto doppio, un pantalone sgualcito con delle scarpe rotte, un ombrello aperto e nella mano sinistra una grossa busta bianca. Aveva l'aria di un barbone ma più curato nell'aspetto e più dignitoso.

Da parte mia, seguii col mio sguardo stupito i suoi occhi che fissavano i miei. Ero spaventato e sorpreso, quando ad un tratto si girò di scatto e andò via. A quel punto, non so perché, mi venne fuori una frase ‘chi sei?’ e nello stesso istante che la pensai il vecchio tornò indietro e mi spaventai ancora di più.

Mentre la pioggia stava per cessare, l’uomo chiuse l'ombrello, e poi ancora la stessa scena, lui che se ne andava ed io con quella esclamazione di prima e lo vidi tornare, così ancora per un'altra volta, mi fissò fortemente e poi andò via definitivamente. Quell’immagine mi aveva ghiacciato il cuore e aperto gli occhi ad una nuova vita.


Le ‘sue’ visite durarono per un anno fino al 1996. Appena lo chiamavo per un aiuto, mi appariva dal nulla in ogni parte della città spaventandomi a morte senza capire cosa mi stava succedendo, ero enormemente confuso.

Così prima di andarmene via da Arezzo, per poi essere trasferito a Sansepolcro per un nuovo incarico, mi accadde una cosa molto strana. All'indomani dovevo sottopormi ad una visita collegiale in quanto dopo le prime due visite non mi era stata riconosciuta la malattia di cui ero affetto. La sera precedente andai a dormire quando intorno alle quattro di notte mi svegliai e decisi di non voler fare più quella visita e mi riaddormentai togliendo la sveglia. Alle sei mi risvegliai per bere un sorso d'acqua e, vista un po' di luce che veniva da fuori, spensi la lucina del comodino, come facevo di solito, e mi riaddormentai ripensando alla visita del giorno dopo. Mentre dormivo, in stato di incoscienza, venni svegliato da una voce e dallo scatto del lumino che si accese di colpo. Con calma mi girai e con mia grande sorpresa vidi che erano le 7.30 di mattina. A quel punto capii che avrei dovuto sottopormi a quella visita medica che poi andò bene.

Per cinque anni, quella figura mi ha fatto sempre compagnia, senza avere più alcuna paura, per le strade di quella città con lo sguardo stupito e la sensazione di un celeste sereno, mi sembrava di avere sempre la sua mano nella mia.

Il vecchio degli alberi mi dava la grazia di credere alle parole che mi ha detto con un grande segno che mi ha mandato e che io non l'ho fatto sfumare tra quel fumo di quegli alberi di miracolo.


Claudio Castriotta

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