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'1965: la Radice di una Cittą'
Manfredonia tra presente e passato: il ricordo 'agrodolce' di Claudio Castriotta
Pubblicato il 7 giugno 2008 alle 13:45



         Claudio Castriotta da bambino
Alle spalle del Centro di Riabilitazione Motoria "Andrea Cesarano", sotto un cielo malconcio e decadente  della mia città che sbavava rottami e miseria, i vagoni arrivavano sul secondo binario, il nostro era un binario del Sud e per questo già giudicati e condannati, ma poi grazie al vento è venuta fuori una grazia lenitiva che ci faceva vivere per la grande flotta dei pescherecci.

Si fermava lì, delle ore intere, carico di bestiame soprattutto di pecore, mucche con le loro lingue rosse e lunghe, quando, saltando, si offriva un pò di erba selvatica raccolta al momento vicino la terra dura e rossa. Ricordo ancora bene quei vagoni, erano rosso amaranto e puzzavano di brutto, collegati uno dietro l’altro, più o meno una decina in tutto, le pecore mettevano il muso fuori dalle aperture lungo il vagone, così mi avvicinavo e gli davo qualche ceffone, gli pungevo le narici e gli solleticavo gli occhi che chiudevano con fastidio, erano tormentate da una cinquantina di insetti e mosche nevrotiche che gli rodevano le orecchie. Qualche volta davo loro anche dei mozziconi di sigarette, insomma ci giocavo ma senza fargli del male!

Quando una volta mi trovai a passare di là vidi dei ragazzi che bastonavano le mucche con musi e occhi fissi e mortificati da quel terribile trasporto che avveniva dalle navi, dove i binari erano collegati fino alla stazione di Manfredonia Campagna. Gruppi di famiglie malfamate e degradate, addentrati in una cattiveria aspra e decisa. Mi trovai, per l'appunto, un pomeriggio, ad assistere a uno di loro che, con un filo di ferro di ombrello, forò l’occhio a una mucca da farlo sanguinare a gocce di liquido rosso e brunastro di pianto. Rimasi fortemente impressionato, tremante, abbassai il capo e fuggii via correndo come un cavallino da corsa. "A che brutta scena ho assistito" dicevo tra me e me, ma si sa che aria tirava in quegli anni.

Ora mi trovavo viaggiatore e la mia Manfredonia era diventata la città del fumo ambulante. Oggi dopo dodici anni sono tornato dalla Toscana, la città è ricostruita, guarda il cielo con una voce forte nel tono, con un futuro aperto alla speranza. La nostra radice scende fino al mare e si snoda in una luce di amore.


Claudio Castriotta

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