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In memoria di uno di noi
Perché nessun uomo è un'isola. Storia di una persona che viveva nella derisione ed è morta nel silenzio... sulla strada principale di Manfredonia
Pubblicato il 9 settembre 2008 alle 13:31



L'altro giorno a Manfredonia è morta una persona.
Era una persona che viveva per strada, era uno dei tanti ultimi della società, dormiva su di un marciapiede in una zona centrale del paese, viveva tra la derisione di alcuni e la compassione di altri.
Forse il destino si era accanito contro di lui, forse aveva fatto degli errori ed era precipitato in fondo alla società, ai margini di quella che definiamo una vita normale.
Era ancora abbastanza giovane, non viveva in un posto sperduto, ma in una moderna città dell'occidente cristiano.
Eppure, sotto gli occhi di tutti, è morto per strada.
Non c'era una casa per lui, non un ricovero, non una sacrestia.
Forse non voleva saperne di stare al chiuso, forse non si voleva curare, non lo so, so che anche da noi e non solo nelle immagini de tg, se la fortuna ti gira le spalle, si può finire per morire in mezzo ad una strada.

Ora il marciapiede è libero e pulito.

Non si tratta di fare del facile pietismo, si tratta di fermarsi un attimo per pensare e - oltre all'umano cordoglio - porsi qualche domanda.
Può avere un futuro una comunità che proclama buone intenzioni e opera con cattive decisioni?
Può continuare ad avanzare l'indifferenza e il privatismo sfrenato che si sta impossessando delle nostre società?
Vogliamo portarci dietro gli ultimi della fila o li lasciamo per strada per andare più veloci verso non si sa cosa?
Che fare per evitare questa deriva?

Contribuire allo Stato Sociale con le tasse, versare l'8 per mille evidentemente non basta, le risorse finiscono altrove.
Al volontariato non si può chiedere di sostituirsi alle mancanze dell'intervento pubblico.
L'umano, individuale, gesto di compassione è purtroppo insufficiente.
E allora?
Cosa si può fare per evitare che una persona muoia in una strada del centro di una moderna città di sinistra dell'occidente cristiano?

Le risposte a queste domande possono essere: parole, parole ed ancora parole oppure decisioni, azioni e fatti concreti per aiutare gli ultimi.
A chi ha la fortuna di vivere una vita "normale" e a chi ha pubbliche responsabilità ricordo quello che scriveva un grande poeta inglese molti anni fa.

Nessun uomo è un'isola

Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

John Donne - Meditation XVII

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