| | Centrale eolica a Manfredonia Già nel passato ci siamo, con troppa enfasi, avviati ad un processo di industrializzazione che ha portato a conseguenze nefaste per la nostra città. Lettera aperta di Italo Magno.  Riceviamo e di seguito pubblichiamo una lettera inviata dal professor Italo Magno.
Cari amici, un po’ di attenzione.
Già nel passato ci siamo, con troppa enfasi, avviati ad un processo di industrializzazione che ha portato a conseguenze nefaste per la nostra città. La concertazione che la legge prevede, quando si tratti di insediamenti che riguardano estesamente il territorio, è per dare la possibilità alle popolazioni di riflettere e far sentire la propria voce, prima che gli amministratori decidano. E qui non si tratta di essere pro e contro l’eolico, ma di pensare a cosa produrrà tale insediamento sul nostro territorio e se questo è in grado, per le proprie caratteristiche ambientali, di sopportarne le conseguenze.
Dietro la facciata di pulizia dell’eolico, vi sono dati spesso sconosciuti per disinformazione e disinteresse, che potrebbero avere ricadute fortemente negative sul nostro territorio. Si pensi agli scavi, agli scassi, ai chilometri e chilometri della rete stradale di collegamento, ai chilometri di cavi elettrici interrati, ai nuovi elettrodotti, ai terreni agricoli e di pascolo frazionati, al deprezzamento che subiscono gli stessi terreni che ospitano le pale e quelli limitrofi. Negli ultimi cinque anni sono state installate, sui pendii dell'Appennino meridionale, poco più di mille pale eoliche, che sviluppano una potenza di 670 MW, appena lo 0,4 per cento del fabbisogno nazionale di energia elettrica. Vale la pena sacrificare il nostro paesaggio, la flora, la fauna, la nostra residua bellezza ambientale ed i nostri interessi economici e turistici, per fare fronte ad una trascurabile percentuale del fabbisogno nazionale di energia? Le Amministrazioni comunali ricevono delle somme, ma in cambio svendono il proprio territorio, con scelte irreversibili che ne precludono lo sviluppo delle potenzialità agricole, agrituristiche e paesaggistiche.
E' notorio che gli altissimi profitti vanno a tutto vantaggio delle ditte installatrici che si avvalgono, per questo, dei procacciatori di pale eoliche. Del resto regioni come le Marche, l'Umbria e la Val d'Aosta hanno già opposto un secco rifiuto alla proposta di simili istallazioni. Non certo perché in tali regioni non c'è vento! Per quale motivo allora, ancora una volta, sono le regioni meridionali ad autorizzare quello che si preannuncia sempre più come uno scempio epocale?
Cerchiamo di ragionare. I generatori eolici dell'ultima generazione superano i 100 metri d'altezza, con pale di 40 metri, le quali quando girano producono un rumore avvertibile fino a 3 chilometri di distanza. Pesano più di duecento tonnellate e richiedono per stare in piedi fondamenta in cemento e basamenti di ancoraggio di grandi dimensioni, nonché la realizzazione di strade assai larghe per rendere possibile il traffico da parte degli autotreni. Gli sbancamenti sono poderosi e devastano pascoli, prati e parchi naturali, con lo stravolgimento della circolazione delle acque.
Stiamo rischiando di assistere ad una drammatica aggressione del nostro territorio al di fuori di qualunque minima pianificazione territoriale e di tutela del patrimonio storico, paesaggistico e culturale. Non è accettabile che la localizzazione e la dimensione degli impianti eolici vengano decise solo in base a contrattazioni tra le ditte produttrici e i Comuni interessati. L'errore di fondo, drammatico, è quello di far guadagnare un bel po' di quattrini a ditte spesso spregiudicate che si spacciano per produttrici di fonti energetiche alternative, pulite, senza nessun impatto negativo sul territorio. Si ricorre anche all'uso di parole che ingannano: si parla di parchi eolici e non di mostri che vengono insediati sulla pelle degli abitanti delle montagne, delle colline ed adesso, con Manfredonia, anche della pianura. Montagne, colline e pianure ci sono state date in prestito per il tempo che ci è stato concesso di vivere e che un giorno dovremo "restituire" ai nostri figli.
Il concetto l'hanno capito nelle Marche, nell'Umbria e nella Valle d'Aosta, i cui amministratori hanno messo una bella croce sull'eolico. Gli impianti eolici, per le loro caratteristiche, possono essere costruiti solo in quei paesi in cui, oltre al vento, vi sono distese immense e brulle, disabitate e non idonee né al pascolo, né all'allevamento, né alla coltivazione della terra. In Italia si trova il vento, ma non vi sono distese disabitate, a meno che non si decida di far diventare tali le nostre regioni.
In ogni caso, prima di decidere, è opportuno riflettere su queste cose. Non si può accettare tutto a scatola chiusa.
Italo Magno
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