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A proposito delle video bravate
Basta con i falsi moralismi. Lettera aperta.
Pubblicato il 24 febbraio 2007 alle 11:46



A proposito del vostro articolo del 22/02/2007 sulle “video bravate”, vere o presunte, di ragazzi manfredoniani approdate su YouTube e, in generale, dell’uso dilagante dei telefonini da parte dei ragazzini per riprese in vario modo scorrette effettuate a scuola e non solo, vorrei fare una riflessione che giunga anche come una provocazione e uno schiaffo, diretto, alla coscienza e alla capacità critica di tutti noi adulti, genitori e non.

Mi chiedo, quanto questo gigantesco specchio imitativo dei più svariati atti vandalici montati dai ragazzi come minireality su supporti elettronici (telefonini, internet ecc) e, peraltro, sempre registrato e rimandato con perizia di particolari dai media a misura di “scoop”, come lo stesso ministro Fioroni rileva, quanto, dicevo, questo specchio non glielo abbiamo messo noi in mano ai ragazzi con tanto di istruzioni per l’uso, pronte all’uso?? Del resto, non è questa la società dove esisti se ti ritraggono e/o compari, possibilmente in televisione o internet o altro, in qualunque modo, e possibilmente in modo cattivo, che ti si nota di più e fai più tendenza??

Non è forse questo il Codice Comunicativo imperante e la via maestra al Successo che è esposizione di sé, in modo “forte”, che così sei più figo??.. E il cerchio si richiude.

E allora vorrei che fossimo tutti un po’ meno ipocriti, e un po’ più attenti, e un po’ più in ascolto, Genitori, Educatori, Autorità Scolastiche, Servizi Sociali, Media; Più attenti a proporre un’immagine degli adulti, non “buona” e nemmeno buonista (che è peggio che falsa!) ma semplicemente un po’ più vera, e genuina, e diretta, e imperfetta, e ricettiva, e aperta al confronto, occhi negli occhi, con i ragazzi e non per fiction.. Cambiamo! noi per primi, lo specchio col quale ci guardiamo e li guardiamo; purché sia uno specchio vero e reale, e quindi anche imperfetto, ma autentico. Saranno più portati loro stessi, i ragazzi, ad essere più autentici e a vedersi e a provarsi per come sono realmente, luci ed ombre.

Così, Antonio, Giovanni, Maria, Marco, Lucia, Elena, Rosa etc. etc imparerebbero a riflettere, nello specchio dei propri rapporti, se stessi, ognuno uguale e diverso, e ciascuno unico e senza una copia; invece di riflettere immagini distorte, costruite su modelli e stereotipi fatti di niente, ma ritenuti “tutto”, sennò non esisti…

Provare, per tentativi ed errori, (ma provare!) per credere.

Senza finti moralismi e/o intenti pedagogici altrettanto finti, perché solo propagandati a livello istituzionale, ognuno si assuma la propria responsabilità e la concretizzi, per ultimi, ma non ultimi, gli adolescenti stessi.

Questa, io credo, è la strada della comunicazione sociale con cui fare, realmente, tutti e ciascuno per la sua parte, prevenzione e intervento.

Grazie. Cordiali saluti

Vittoria Gentile
Psicologa e psicoterapeuta

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