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Io, ridotto sul lastrico dal Contratto d'Area
Quarantasette anni, una moglie e due figli minorenni. Prima il miraggio di un lavoro, poi il fallimento dell'azienda. Lettera aperta.
Pubblicato il 28 marzo 2007 alle 11:29



Nella lettera che di seguito pubblichiamo il lavoratore narra la vicenda di una intera famiglia perché G.L. non reclama giustizia solo per sé in quanto operaio non pagato e licenziato, ma per la moglie e i suoi due figli –minori entrambi- che hanno vissuto e condiviso una esperienza di lavoro che si sta consumando negli ultimi 4 anni all'interno di un'azienda presso cui hanno trasferito il domicilio.

Egr. Sig. Sindaco, Responsabile Unico del Contratto d’Area,

sono Perito Meccanico, ho 47 anni, sono di Manfredonia e risiedo alla via S.S. 89 Zona P. I. P. Lotto 38, presso la S. A. V.& D. SpA.

Sono stato assunto, dopo circa 10 anni di disoccupazione e l'invio di centinaia di curricula, dalla suddetta Azienda con contratto a tempo indeterminato in data 01/07/2003 con qualifica di custode e con diritto a domiciliare con la mia famiglia in un alloggio attiguo, assegnatomi in comodato d'uso per la somma di € 150,00 al mese, decurtati direttamente dalla busta paga.

Sin dall'inizio ho svolto anche altre mansioni: magazziniere, carrellista, autista, manutentore meccanico, assistente ai computer, addetto allo scarico e carico merci e per questo impiegato anche di notte e nei giorni festivi. In definitiva ero sempre e in ogni modo reperibile e a disposizione dei miei superiori, senza il rispetto dei più elementari diritti dei lavoratori, senza orari e soprattutto, senza retribuzioni aggiuntive. Per non parlare del lavoro svolto da mia moglie per circa un anno e mezzo, negli uffici aziendali come "Donna delle Pulizie", svolto senza alcuna retribuzione.

Abbiamo accettato vessazioni e condizioni di lavoro di tipo "Medievale" solo perché disoccupati, con uno sfratto in corso, con due figli a carico e un gran desiderio di lavorare ed essere indipendenti.

La situazione è precipitata il 20/12/2004 giorno in cui, sospesa per morosità la fornitura di Energia Elettrica all'Azienda, l'abitazione non ha più beneficiato delle utenze connesse (riscaldamento, acqua, telefono, etc.): abbiamo vissuto come nell'età della pietra, al lume di candele e torce, con temperature che in questa zona hanno sfiorato i 3-4 gradi sottozero, con due figli costretti a subire questa drammatica situazione. Tanto che oggi mi ritrovo massacrato psicologicamente, ad un livello ansioso-depressivo così alto da dover essere avviato all'uso di psicofarmaci. Mia moglie lamenta forti dolori osteoarticolari e vertigini e i miei figli sono colpiti da raffreddori frequenti.

Di questa drammatica situazione sono stati informati, con innumerevoli fax, la Proprietà e la Direzione di Stabilimento che mi hanno consigliato di pazientare, di "tenere duro", di non muovere le acque e di non informare le Autorità competenti né la stampa se volevo conservare il posto quando l'Azienda, si ipotizzava, avrebbe risolto il problema.

La situazione è parsa risolversi con l’ingresso di due nuovi Imprenditori del posto che il 16/05/2005 riescono a sbloccare l’ultima trance del protocollo, pari a circa € 470.000. Vengono riallacciate le utenze, tranne quella del G.P.L., ma ricomincia il balletto degli stipendi.

Per mancanza di commesse dal 1° luglio 2006 si va in C.I.G., il 22 dicembre arriva il licenziamento collettivo, con sei mensilità arretrate e T.f.r. da percepire.

Tutto quello che resta attualmente è un mucchio di belle parole e rottami.

L'8/1/2007, apprendo che l’Azienda è stata posta dalla Guardia di Finanza sotto sequestro cautelativo e che 10 persone sono indagate per illeciti amministrativi.

Sono stato costretto a rivolgermi a parenti ed amici per avere un aiuto economico, con esiti non sempre favorevoli, e spesso non riesco ad accompagnare a scuola i figli per mancanza di carburante nell'auto. Non sono più in grado di pagare le rate del mutuo contratto per l'acquisto di nuovi arredi, ma poi utilizzato per far fronte alle necessità vitali (mangiare, coprirsi, usare la macchina, etc.) con il rischio del pignoramento dei mobili.

Si parla spesso del Mezzogiorno d'Italia come di una terra abbandonata a se stessa, come se non giungessero mai finanziamenti dello Stato: il Contratto d'Area di Manfredonia risulta essere il più finanziato del Sud. Ma questi soldi nelle mani di chi vanno a finire? Chi sono questi presunti imprenditori? Si eseguono gli accertamenti preliminari negli interessi dell'economia del territorio e delle famiglie che legano le loro sorti al posto di lavoro avuto in queste aziende?

E' questa l'industrializzazione o è, piuttosto speculazione e colonizzazione a spese di chi ha effettivamente bisogno di lavorare?

A saperlo, avrei preferito rimanere disoccupato, lavorare a nero.

Risiedo ancora nell'alloggio di servizio (trasferirsi è impossibile: con quali soldi?) in quanto nel locale magazzino della S.A.V.&D. si è insediata una piccola impresa, in comodato d'uso, che mi ha consentito l'allacciamento all'energia elettrica, ma che non è in grado di assumermi.

Mi sono rivolto più volte ai Servizi Sociali per ricevere un sostegno momentaneo, con esito negativo. Per quanto riguarda l’Azienda sono state avviate le procedure di mobilità da parte dei Sindacati e le ingiunzioni di pagamento delle spettanze, ma come Lei ben sa la burocrazia lascia il tempo che trova ed intanto, è circa un anno che non percepisco alcunché e non so per quanto tempo ancora riuscirò a sopportare questa ignobile e difficile situazione.

G.L.

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