Tra le sezioni staccate del Lanza di Foggia era compreso anche il liceo classico di Manfredonia.
Dopo una serie di interessanti collaborazioni, contributi a nome del Centro Studi Martella (Peschici), Teresa Maria Rauzino dà alla stampa un’opera tutta sua, Il Regio Liceo Lanza, dalle scuole Pie agli anni del Regime (Edizioni Parnaso, Foggia 2004, pp. 400, euro 20), compendio di circa ottanta anni di storia di questa istituzione scolastica.
Il Lanza - come ribadisce l’autrice - nasce per rispondere all’esigenza di formare la classe dirigente dello Stato italiano, che conta allora solo pochi anni di vita. La storia di questa istituzione, che accoglie inizialmente gruppi elitari, risente pertanto degli scossoni provocati dall’avvicendarsi dei governi e delle gestioni: dall’esperienza confessionale degli Scolopi, a quella anticlericale postunitaria, fino a quella fascista. Nel Ventennio di Mussolini, l’istituzione diviene sempre più instrumentum regni e fabbrica del consenso, come si evince chiaramente, leggendo l’opera.
La Rauzino registra distorsioni e incrinature del Regime, rappresentate da presidi zelanti, docenti ossequiosi e alunni irreggimentati. Il Lanza diventa uno spaccato emblematico della politica scolastica che doveva formare "l'italiano nuovo di Mussolini". Su questa politica si concentrano perciò le argomentazioni dell’autrice e, mentre espone la tesi dominante espressa dalla puntuale lettura delle fonti dirigenziali (in cui sono presenti le lamentele dei presidi circa i problemi logistici, i docenti impreparati, gli alunni inadempienti, i rapporti conflittuali con l’Onb), costruisce la sua antitesi, che si palesa nelle note di commento e in alcuni spazi ritagliati per dar voce alle figure controverse, ai dissidenti.
Lo spazio maggiore è comunque rappresentato dai rapporti dei presidi, i giudizi dei quali sui docenti sembrano essere troppo soggettivi, dato che non trovano riscontro negli allievi e nelle famiglie. Gli studenti non rispondono agli standard. I risultati sono sempre inferiori alle aspettative: «Se la classe fosse stata più idonea e preparata... la valentia del professore sarebbe parsa appiena». Il successo dell’apprendimento sembra essere riposto in gran parte nell’insegnamento, rispecchiandosi in esso. Gli allievi fanno registrare troppe assenze ingiustificate, spesso con la "complicità" dei genitori. Alla famiglia è riconosciuto comunque un peso nel successo scolastico, se si afferma che con una maggiore collaborazione “il risultamento” sarebbe stato migliore. Lagnanze di un tempo, che trovano ancora riscontro nel presente: problemi di sempre.
Nell’onorare la memoria del Regio Liceo Lanza, la Rauzino scava nelle storie di vita dei presidi dirigenti al fine di riportare allo scoperto le defaillances del Regime. Su questi personaggi a tratti affonda il taglio, tanto che l’opera avrebbe potuto intitolarsi "Il ruolo dei presidi nella fabbrica del consenso rappresentato dal Liceo Lanza".
Il libro mette a nudo l’assurdo comportamento dei presidi-duce che premiano i docenti devoti, meccanici esecutori di formule, mentre bocciano, emarginandoli, quei pochi professori veramente creativi, vocati, preparati.
Vengono presentati i casi degli emarginati come Severgnini e Marangelli, docenti preparati, sensibili, dotati di capacità relazionali - qualità oggi apprezzate- stigmatizzati dai dirigenti della scuola del tempo. Dirigenti probabilmente frustrati e avidi di potere, desiderosi di mostrare, attraverso la funzione ricoperta, la loro visibilità, dimentichi di essere stati docenti, ma soprattutto del loro ruolo significativo volto a coordinare al meglio, anche didatticamente, le risorse umane e materiali della scuola che rappresentano.
Tracce di uno strapotere che trovano conferma nell’opera della Rauzino allorché interroga i documenti sulla donna-docente, il cui insegnamento è ritenuto, dai presidi del tempo “un inconveniente che sarà difficilmente eliminato, dato che la donna è nata per essere educatrice della famiglia e non della scuola”. E’ ammessa tuttavia qualche eccezione, a condizione che le docenti rinuncino “al sacrosanto diritto di farsi una famiglia, perché la donna maritata non può dare tutta la sua attenzione e la passione richiesta alla scuola”.
Pensieri anacronistici, che trovano comunque anche oggi sostenitori in quei dirigenti , che anche a scuola continuano ad affidare gli "incarichi" ai maschi, sui quali si può fare maggiore affidamento. La Rauzino non si accontenta di riportare il dato, affonda gli artigli e trova che «la debolezza argomentativa del preside svela l’arcano della sua misoginia. E’ l’intelligenza delle donne a fargli paura». Il focolare e la cura della prole sana e robusta sono infatti le funzioni più importanti concesse alla donna dal Regime, mentre «se è troppo intellettuale, non riesce a svolgere neanche i ruoli consegnati dalla tradizione».
Trattando dei rapporti con le attività parascolastiche e con l’extrascuola, si ha modo di prendere atto del peso della scuola parallela svolta allora dalle organizzazioni fasciste come l’ONB e la GIL, incaricate della formazione culturale e fisica dei giovani. A ben guardare, la loro funzione è paragonabile a quella svolta dai mass-media attuali che, insieme alle opportunità di crescita cognitiva e sociale, presentano i rischi dell’indottrinamento, dell’omologazione, dell’annullamento delle coscienze.
Problemi di sempre, presenti ancora nelle istituzioni scolastiche, con la differenza che tra il Liceo Lanza del Regime e i licei di oggi c’è di mezzo oltre mezzo secolo e che l’utenza non è più quella ristretta della borghesia agraria, ma è diventata sempre più variegata.
Ci piace pensare che l’opera, la quale si avvale di un ricco corredo di fonti scritte, iconografiche e orali pazientemente recuperate dall’autrice, non costituisca solo un’occasione per indugiare sulla grandezza del Liceo Lanza, dando modo agli studenti che l’hanno frequentato di ritrovarsi, ma sottenda finalità di politica educativa, ricordando ai dirigenti del futuro che la scuola è soprattutto un mezzo di promozione umana e sociale, uno strumento di valorizzazione delle intelligenze, e agli studenti che la scuola è ambiente di apprendimento, “vivaio di relazioni umane” e di dialogo, di vita, al fine di prevenire abbandono e assenteismo.