Presentato a Palazzo Celestini il nuovo libro di poesie di Franco Pinto.
Giovedì 16 dicembre 2004 nell'Auditorium di Palazzo Celestini si è svolta la presentazione del libro di
Franco Pinto '
Méje cûme e mo' (Mai come adesso)', una raccolta di poesie in dialetto garganico di Manfredonia.
La serata si è aperta con il saluto dell'Assessore alla Cultura
Antonio Prencipe: "
Mi sento attivo nel settore della cultura proprio perché molti nostri concittadini producono cultura. Ultimamente la nostra comunità è stata spesso dipinta come quella di una città passiva e invece, in questi cinque anni, ho avuto modo di scoprire tantissima creatività, e Manfredonia meriterebbe l'attenzione dei media anche quando realizza qualcosa di buono".
La parola è passata, quindi, alla dott.ssa
Mariantonietta Di Sabato, curatrice del volume, che si è occupata della digitazione del manoscritto, della catalogazione delle bozze, della sistemazione logica e cronologica delle liriche. Già in precedenza la Di Sabato aveva condotto una indagine sulla poesia e il teatro dialettale del Gargano, sfociata nel lavoro pubblicato nel 1997 'Edito e Inedito'.
Con l'imbarazzo tipico di chi è abituato a lavorare dietro le quinte la dottoressa ha raccontato: "
Alcune delle poesie che compaiono in questo volume risalgono ai primi approcci di Pinto alla poesia dialettale in quanto, al momento della precedente pubblicazione ('
Nu corje dòje memorje' - Una pelle due memorie -, n.d.r.)
, dovetti scegliere tra la mole enorme di materiale ciò che più si adattava al tema che avevamo scelto. Una buona metà delle liriche raccoglie gli ultimi due anni di vita di Franco, seguiti alla scomparsa della sua compagna, mentre quelle che chiudono il volume risalgono alla scorsa estate. Il libro è quindi un riscontro veritiero in poesia della sua vita".
A questo punto,
Cosma Siani, il coordinatore dell'incontro, ha introdotto l'annosa questione: poesia in dialetto o in italiano?
"
Il dialetto deve avere una funzione lirica nell'esprimere la quotidianità al pari dell'italiano, e questo filone di valorizzazione, intrapreso decenni fa da Pasolini, è perfettamente interpretato da Pinto. Nelle sue poesie non c'è il luogo comune del 'come era bello prima e come è brutto adesso': Pinto usa il dialetto, è quella la lingua che gli sale alle labbra quando prova sentimenti ed emozioni, è quella la lingua che esprime il momento".
Una caratteristica del poeta sipontino, infatti, è l'uso di un dialetto purificato dai suoi tratti vernacolari: in questo modo il dialetto, da lingua della realtà, diventa lingua della poesia, di espressione lirica. E Pinto usa il manfredoniano in un misto suggestivo di lirismo e intellettualismo, di spontaneità e di mediazione, anche delle forme; nelle sue poesie sono dosate con abilità consonanze e dissonanze, abbandono lirico e controllo intellettuale: emblematico, in questo senso, l'uso dell'enjambement, che contrasta la semplicità cittadina della materia, l'asprezza del dialetto e la melodicità delle strutture esterne. Da questo nasce una continua spezzatura dei versi, un continuo mutare più che del ritmo, del respiro, contro ogni misura precostituita.
È poi la volta di
Vincenzo Luciani, editore del volume e fondatore, a Roma, di un centro di raccolta di poesie dialettali: "
Tra Pinto e me ci sono molte cose in comune: entrambi siamo artigiani del libro e della parola. Nell'ambito della poesia il mio costante punto di riferimento è Leopardi: per lui la poesia doveva contenere tre elementi fondamentali, il cuore, le immagini, e il suono. E in Pinto questi elementi sono presenti, tutti e tre".
Ne conviene
Rino Caputo, docente all'Università Tor Vergata di Roma e autore della prefazione: "
Tratti caratteristici di Pinto sono la sonorità e l'utilizzo di moduli che noi sappiamo appartenere alla tradizione letteraria più classica, come l'uso della rima o l'uso di un metro come l'ottava, oltre alla capacità di tenere strettamente legate le sensazioni alle immagini".
Dopo accorati inviti da parte dei conferenzieri, lo stesso autore Franco Pinto ha letto alcuni passi del libro, non senza una velata ritrosia, e dopo l'ovazione della platea è tornato lesto alla sua posizione defilata, quasi bisbigliando qualche parola di ringraziamento.
La presentazione si è conclusa con i doverosi ringraziamenti alla dott.ssa Mariantonietta Di Sabato, senza il cui paziente lavoro queste poesie sarebbero rimaste sconosciute al pubblico.
Autore:
Franco Pinto
Titolo:
Méje cûme e mo'
Editore:
Edizioni Cofine, Roma, 2004
Costo:
6 Euro