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A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da Maldini il 10-05-2008 alle 14:14

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hanno fatto la scoperta dell'acqua salata. Mio nonno la utilizza in giardino da sempre
A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da Karos il 10-05-2008 alle 16:35

Per chi, come il sottoscritto, ha una certa esperienza sugli ammendanti organici per definizione "compost" sa che l'utilizzazione come ammendante organico della posidonia(così come tante altre tipologie di alghe), presenta un fattore limitante che la rende praticamente inutilizzabile,tout-court ma anche non idonea all'utilizzazione come componente del processo di compostaggio insieme alle altre sostanze compostabili.
Tale limite è costituito dalla presenza di clururi altissima: da una serie di analisi medie,nel tempo,sulle alghe del litorale di Siponto (ma vale anche per altri) il contenuto di clroruro di sodio è di circa 2500 mg/kg. Vale a dire che un Kg di sostanza (alga) contiene circa 3 grammi si sale.
Pensare di utilizzarla così com'è sui terreni è impossibile,il sale "brucerebbe" le piante.
Nei processi di compostaggio, limiterebbe le fermentazioni batteriche e microfungine che avvengono in tali processi, mentre rilascerebbe nel compost finale un contenuto di cloruri così alto da rendere lo stesso compost organico inadatto.
Ci sarebbe solo un modo per poterla rendere ionea: un lavaggio dell'alga con dell'acqua dolce per allontanare i clururi e poi utilizzarla. Ma ciò è impensabile per l'enorme quantità di acqua dolce necessaria a lavare una quantità enorme di alghe.Da prove da me effettate, per ridurre da 2500 mgKg a 100 mg/kg i cloruri di 1 Kg. di alga sono necessari almeno da 7 a 10 litri di acqua dolce.
Con la carenza di acqua che abbiamo e che tra poco non basterà per usi civili (già in agricoltura è razionata), non penso che sia una soluzione ideale.
A volte certe ricerche (e non mi riferisco a questa in particolare) vengono per così dire indotte da motivi contingenti (problemi ambientali).
Chi è del settore, ricorderà che per un certo periodo gli oleifici e i frantoi in generale erano stati chiusi perchè non disponevano di impianti di depurazione delle acque di vegetazione delle olive (morchie). Allora qualcuno si è inventato lo smaltimento (diciamo così politico, per non far chiudere i frantoi), come fertilizzante, sul terreno, ben sapendo che quaste acque, a lungo andare, per via dei polifenoli in esse presenti in quantità notevolissime provocano quella che si chiama la fitotossicità latente dei terreni. I polifenoli sono sostanze battericide e quindi dannose per la flora batterica dei terreni. Infatti non c'è nessun sistema di disinquinamento "biologico" di queste acque proprio perchè, essendo i processi di depurazione delle fermentazioni ad opera di vari tipi di microrganismi,li inibiscono e quindi non li fanno biodegradare le sostanze organiche delle stesse acque.
Ritornando alle alghe, l'uso che se ne sta facendo è quello della "lettiera" per gli animali (stalle,ecc.).
Cerco di fare alcune proposte. la prima: per fare il compost occorrono gli impianti di compostaggio che vanno pensati anche in relazione ad una futura raccolta differenziata per il recupero della frazione umida.
Secondo: perchè non lavarle con le acque del Candelaro che, anche se inquinate, hanno una concentrazione salina accettabile?
La contaminazione batterica delle alghe andrebbe poi eliminata nel processo di compostaggio che essendo termofilo (cioè sviluppa calore),ottenendosi temperature, all'interno dei cumuli areati di 70-80°C igienizzando quindi la massa.


Aldo Caroleo, resp. Ekoclub di Siponto
Re: A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da carlo il 10-05-2008 alle 20:39

Essendo impegnato direttamente in questa ricerca posso risponderle che il limite della salinità può essere superato o stoccando i residui di posidonia,anche per poco tempo e quindi utilizzando l'azione dilavante della pioggia, oppure utilizzando materiale tal quale in quantità ridotte rispetto ad altri residui.
Nella nostra ricerca abbiamo utilizzato foglie di posidonia in quantità del 50% in volume (circa 70% in peso) rispetto ad altri residui e il processo di compostaggio, attuato con cumuli a rivoltamento e bagnatura periodici, non ha subito rallentamenti; l'ammendante compostato verde prodotto dopo 90 giorni ha una salintà di circa 1,5 dS/m.
Sicuramente ci sono delle difficoltà tecniche da superare e stiamo lavorando per questo, ma i risultati raggiunti e la prospettiva di utilizzare più di 100.000 t/anno di materiale organico che oggi finisce in discarica in Puglia (al costo di 50-150 euro/t), ci induce a studiare con cura tutti gli aspetti legati al fenomeno. Se ha delle domande e dei dubbi può trovare un nostro stand a Mediterre (Fiera del Levante Padiglione 11-assessorato alle politiche comunitarie-Provincia di Bari).
Re: A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da kim il 10-05-2008 alle 23:17

Il divieto per legge di utilizzare le alghe nei terreni la dice lunga sulla qualità delle leggi ambientali italiane, pensate da comitati di professoroni universitari che sottoscrivono quello che i vari "pecorari" pensavano ma con poco fondamento scientifico e che di fatto hanno arricchito i proprietari delle discariche e provocano le emergenze rifiuti, che sono destinate a propagarsi in tutto il sud.
Nel merito, caro Karos, i terreni sono i migliori depuratori biologici (vedi le relazioni in proposito dell'istituto per la nutrizione delle piante di roma), infatti le piante assorbono solo sostanze minerali prodotte dalla degradazione biologica delle sostanze organiche, come dimostra la grande fertilità dei terreni in cui vengono scaricati in abbondanza i fanghi provenienti dai depuratori urbani.
Per le alghe, i cloruri non rappresentano un grosso problema per i terreni se si pensa che i nostri agricoltori usano acque di pozzo (2.000 metri cubi per ettaro all'anno)con contenuto di cloruri fino a 2.000 mg/litro (cioè 2 grammi per litro di acqua).Sia per le alghe come pure per le acque di vegetazione delle olive e per i liquami delle porcilaie e delle stalle, lo spandimento sul terreno si può effettuare senza danni per l'ambiente se si rispetta il giusto dosaggio per ettaro per evitare di sovraccaricare il corpo ricettore.
Per le acque di vegetazione la comunità europea e l'italia hanno finanziato nei decenni scorsi lunghe e costose sperimentazioni a tanti istituti di ricerca universitari e privati che non hanno portato a nessun risultato applicabile in pratica, per cui in europa è stato consentito lo smaltimento sul suolo, perchè nella cosa erano coinvolte anche la spagna e la grecia. Stai sicuro che se il problema era solo italiano ci avrebbero fatto chiudere tutti i frantoi oleari perchè ci avrebbero fatto applicare processi costosissimi e non compatibili con l'economicità delle produzioni agricole.
Infatti in italia le leggi ambientali sono diverse da quelle europee: dopo decine di anni e metri cubi di corrispondenza tra i vari ministeri ed enti pubblici e dopo corpose consulenze e monitoraggi hanno deciso di dragare i fanghi (la sabbia) del porto di la spezia. L'autorizzazione è stata concessa alla fine ma con l'obbligo, dato che la sabbia è considerata un rifiuto TOSSICO e NOCIVO, di insaccarla in sacchi speciali appositamente scelti. Questi sacchi sono stati spediti in belgio, pagando il trasporto e lo smaltimento ai belgi. I belgi non li hanno messi in discariche di tipo C costosissime e che in italia nessuno vuole, ma hanno usato queste sabbie per rinforzare le banchine dei loro porti e cosi fanno pure concorrenza ai nostri porti.
Caro Carlo la ricerca è sempre utile comunque(ed italia se ne fa troppo poca) perchè mentre si sperimenta aumentano le conoscenze di base ed applicative ma andrebbe indirizzata ed utilizzata non per ottenere finanziamenti ma per risolvere i problemi veri.
Ad esempio acque inquinate da sostanze non degradabili per via biologica ( vedi diossine, ipa, polifenoli,alcuni percolati di discariche etc) e con COD maggiore di 100.000 mg/litro possono essere trattate con aria o ossigeno puro ad una temperatura di 260-270°C e pressioni di circa 150 atm ottenendo la trasformazione degli inquinanti in prodotti inorganici come carbonati, cloruri, fosfati etc. Il processo attua una combustione ad umido, quindi senza emissioni gassose, si autosostiene ed il bilancio energetico è positivo con produzione di energia elettrica dal vapore prodotto. Questo processo non viene studiato in quanto per centri come quelli vostri è facile disporre di quattro barattoli in cui compostare ma è molto più difficile metter su e far girare un impiantino pilota in pressione. Poi al politico che deve finanziare la ricerca si fa prima a usare le parola di moda (compostaggio, biologico) anzichè procedimenti più complessi, perchè uno si deve prendere certe rogne.
Caro Carlo quante Vostre ricerche hanno avuto applicazione pratica ed hanno contribuito allo sviluppo della nostra puglia?
Tornando alle posidonie di Siponto, 10.000 metri cubi all'anno spiaggiate solo a manfredonia nel 1998 ed il cui costo di smaltimento tra trasporto e discarica può essere valutato (150 euro per metro cubo) in 1.500.000 euro all'anno (e questo smaltimento dura da decenni) e poi ci meravigliamo che la tassa sui rifiuti (TARSU) raddoppia anno per anno e che le discariche si esauriscono rapidamente?
Qualcuno del comune, che a fine anno prende cospicui premi per progetti per acquistare le sedie, non doveva dormire la notte per evitare questi sprechi di risorse economiche ed ambientali.
Comunque questi sono sempre i risultati della gallina prataiola. Vi ricordate?
Ora si opporrano anche all'eolico off shore nel golfo per il "pecorarum volantes".
Cari Saluti a tutti e scusate le chiacchiere.
Re: A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da Karos il 11-05-2008 alle 21:09

Per Carlo.
Non ho dubbi (ho fatto diretta esperienza su cumuli standard (2.5 mx6mx20m) su piazzole areate ,mettendo,oltre alle altre matrici, anche la poseidonia dopo averne dilavato il contenuto in clururi. E questo è un limite, poichè il lavaggio comporta, come ho detto, un consumo di acqua dolce inaccettabile. Poi la maturazione (dopo aver tolto la salinità) è stata normale.
Altro limite è che nelle nostre zone non esistono imèianti "seri" di compostaggio, per cui occorrerebbe trasportare queste masse a distanze che renderebbero antieconomico il loro uso.Non ho messo in dubbio i risultati della ricerca, ma mi permetto di esprimere i miei dubbi sulla trasferibilità pratica: tu puoi avere ottimi risultati a livello di ricerca ma se non sono poi tradotti in applicazioni reali,rimangono sterili.
Ho gestito alcuni grossi impianti di compostaggio e, per chi ha esperienza in questo settore, sa che un limite alla produzione del compost "di qualità" è costituito dalla scarsa disponibilità di materiale ligneocellulosico che non è abbastanza e convenientemente recuperato nelle nostre zone: i tralci delle viti sono bruciati nelle campagne,così gli sfalci degli ulivi, degli scarti vegetali di qualsiasi tipo, ecc . e quindi puoi immaginare quanto mi avrebbe fatto comodo poter disporre i enormi quantità di alghe. D'altronde,la mia idea di utilizzare l'acqua del Candelaro o del Cervaro alle foci per il lavaggio delle alghe non mi pare possa essere scartata.Non lavoro più in questo campo perchè sono in pensione, ma posso dare il mio contributo a chiunque lo volesse.
Aldo Caroleo resp. Ekoclub di Siponto
Re: A proposito di: Le alghe sulla spiaggia potrebbero diventare fonte di reddito
Postato da Karos il 12-05-2008 alle 16:52

X KIM.
Come vedi, la soluzione "trovata" per le acque di vegetazione è stata di tipo politico e non tecnico.
Per quel che attiene all'uso della poseidonia, come vedi, ci troviamo d'accordo.
Non mi trovi assolutamente d'accordo sullo smaltimento dei fanghi sui terreni, e, fare certe asserzioni è molto pericoloso, poichè induce a pensare che i terreni (agricoli e non ) possano essere usati indiscriminatamente per accogliere qualsiasi tipo di fango. E tu sai, data la buona preparazione che hai, che non tutti i fanghi sono uguali: e mi limito solo a quelli della depurazione delle acque reflue urbane, non prendendo assolutamente in considerazione quelle rivenienti dalla depurazione industriale.Sai ad esempio che il limite dello zinco è di 2500 ppm .RE questo si verifica se un impianto usa un polielettrolita organico. Ho ricevuto fanghi dallo stesso depuratore che un giorno, poni lunedì aveva 1500 ppm di zinco, ma il giovedì la concentrazione dello zingo era arrivata a 25.000 ppm. Questo perchè , essendo il polielettrolita costoso, usavano come flocculante il cloruro di ferro che ha una altissima concentrazione in zinco e che quindi andava a finire nei fanghi e quindi nel compost. Ora lo zinco è un sequestrante e nel terreno avrebbe "catturato" gli ioni adatti al terreno ma non facendoli assimilare dalle piante.Questo solo per fare un esempio.E chi sta (o come me è stato a diretto contatto col mondo dei rifiuti) sa quali e quanti problemi ci sono. Bisogna stare molto attenti a dire le cose, naturalmente, in perfetta buona fede (da tecnico) come la tua.
Così come l'uso delle acque di vegetazione sui terreni comporta un accumulo di polifenoli che sono dei veri e propri battericidi e che quindi vanno ad inibire la flora microbica dei terreni. Pensa che anche le sanse esauste nei compost a lungo andare, anche dopo, provocano una cosiddetta "tossicità latente" che nel tempo provoca danni abbastanza seri.D'altronde, se le acque di vegetazione fossero biodegradabili sarebbero convenientemente trattate nei depuratori o negli impianti di compostaggio dove andrebbero ad accrescere la concentrazione delle sostanze organiche, oltre ad ad essere oltremodo utilizzate per reidratere le masse in fermentazione che vanno via via deidratandosi durante il precesso fermentativo.
Aldo Caroleo. resp. Ekoclub di Siponto
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