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  Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
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Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Fr@nkS il 05-06-2001 alle 20:32

da "THE TIMES"

COMMERCIAVANO ALCOLICI, CONDANNATI A 500 FRUSTRATE
INGHILTERRA - Arabia Saudita: quattro cittadini britannici
sono stati condannati a 500 frustate e due anni e mezzo di
prigione dopo un processo segreto con l'accusa di aver
commerciato alcolici. I familiari delle vittime hanno
chiesto al ministro degli esteri inglese Robin Cook di
interrompere la campagna elettorale per guidare la protesta
contro la sentenza. La scorsa settimana diplomatici
britannici avevano fatto visita ai quattro uomini, ma non
erano stati informati dell'azione legale in corso. L'ufficio
esteri britannico: "La flagellazione oltraggia i diritti
umani. Chiederemo una commutazione della pena".
http://www.thetimes.co.uk
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Paola Simonelli il 27-06-2001 alle 00:33

Ma "i fatti nostri" siamo capaci di farceli, o no? Se loro hanno questa cultura perchè infierire? Vogliamo dare una occhiata anche alle tribù che pregano davanti ad un Totem invocando la pioggia, e magari li prendiamo per deficienti? La vera libertà, a mio avviso, sta nel rispetto delle rispettive culture. Se per noi esiste la prigione (magari!), per loro le frustrate.
Diverso forse è invece stigmatizzare le "soppressioni" della vita dell'uomo. L'ONU, contenitore vuoto di diritti umani, potrebbe offrire una presenza della suo esistenza in tal senso.

Un saluto da Paola Simonelli
www.paolasimonelli.com
info@paolasimonelli.com
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Fr@nkS il 29-06-2001 alle 20:15

....povera Italia!

Carissima,
sai che nel mondo per fortuna ci sono state le rivoluzioni liberali come quella (autenticamente liberale) statunitense e in seguito quella francese?
Sai che l'uomo ha riconosciuto che esistono dei diritti?
Sai che la dignità degli uomini è un diritto?
Sai che nel mondo esiste una cosa chiamata diritto?
Cmq rischio di essere noioso per una che crede che frustare la gente sia una cosa normale nel ventunesimo secolo.

la saluto!

ps. Si legga un pò di Voltaire le farà bene
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Paola Simonelli il 30-06-2001 alle 23:32

Da: Paola Simonelli (se non Vi interessa distruggetelo, ma prima leggete)
Inviato: Sabato 30 giugno 2001 a "Fr@nks" al Forum: www.manfredonia.net
Inviato a tutte le e-mail
Oggetto: Afghanistan

" Volevo ignorare le stupidagini da Lei scritte e "viziatamente" male interpretate.
Non sopporto tutto ciò che è "Radicale" che, se non conosce il significato, senza leggere Voltaire Le illustro:
Radicale = a: sinistrismo di maniera di una carta borghesia e di certi ambienti d'èlite che spingono a cambiamenti politici e sociali più appariscenti e velleitari che sostanziali. Si tenga quindi la Sua Radicalità, le Sue droghe libere, i Socioligi e Psicologi che all'odore della terra e del sangue sempre hanno preferito la Teoria del nulla e dell'inutilità. Governare un Paese altro è, caro signore o signorino; quindi legga, firmi, invii e renda più efficace la Sua vita verso ciò che solo teorizza al confort di cellulari, auto e lavoro con l'aria condizionata. E, soprattutto, contribuisca efficacemente a pulire la Povera Italia zuppa di questi personaggi che, spero, Lei presto abbandoni".

<< Care amiche/cari amici, per favore non ignorate questo messaggio.
Tratta di qualcosa che noi tutti, uomini e donne, dobbiamo affrontare. Non so se questa iniziativa servirà a qualcosa ma spendi tre minuti della tua vita per fare la tua parte. Madhu, il governo dell'Afghanistan, ha scatenato una guerra contro le donne. Da quando i Talibani hanno preso il potere nel 1996, le donne
hanno dovuto portare il burqua e sono state picchiate e lapidate in pubblico
perché non portavano gli abiti dovuti, anche se questo significava semplicemente non coprire gli occhi nella maniera dovuta.
Una donna è stata picchiata a morte da una folla di fondamentalisti irati per aver mostrato casualmente un braccio mentre guidava . Un'altra è stata lapidata a morte per aver cercato di lasciare il paese con un uomo con cui non era imparentata. Le donne non hanno il permesso di lavorare e
nemmeno di uscire all'aperto in pubblico senza un parente maschio; professioniste come docenti, traduttrici, dottoresse, avvocatesse, artiste e scrittrici sono state costrette a lasciare il lavoro e chiuse nelle loro case. Le abitazioni in cui è presente una donna devono avere le finestre oscurate con la vernice in modo che non sia vista dall'esterno. Devono portare calzature silenziose in modo da non
essere mai sentite. Le donne vivono temendo per la loro vita che potrebbero perdere per la minima infrazione. Dato che non possono
lavorare, coloro che non hanno parenti maschi o marito muoiono di fame o lemosinano nelle strade, anche se in possesso di laurea.
La depressione sta diventando così diffusa da raggiungere livelli di emergenza. Non c'è modo, in una società retta a tal punto dalla legge islamica, di conoscere la percentuale di suicidi con sicurezza, ma chi
lavora nel paese stima che la percentuale di suicidi fra le donne – che non possono trovare cure adatte per la loro profonda depressione e si toglierebbero la vita pur di non vivere in quelle condizioni
- sia aumentata significativamente. Le cure mediche per le donne sono quasi del tutto assenti. In uno dei rari ospedali
per donne un giornalista ha trovato sui letti corpi immobili, quasi del tutto
privi di vita, avvolti nei burqua, privi della voglia di parlare, mangiare o fare altro, a consumarsi lentamente. Altre donne sono impazzite sono state viste annicchiate in un angolo, a dondolarsi di continuo
in lacrime, la maggior parte di loro terrorizzate. Un dottore ha considerato
l'idea, una volta esaurite le poche medicine disponibili, di lasciare queste
donne di fronte alla residenza residenziale per protesta. Siamo al punto in cui
l'espressione "violazioni dei diritti umani" è adeguata a descrivere la realtà. I mariti hanno potere di vita e di morte sulle loro parenti donne, in particolare sulle loro mogli, ma la folla impazzita ha
altrettanto diritto di lapidare o picchiare una donna, spesso fino alla morte, per aver esposto pochi centimetri di pelle o nell'idea di aver ricevuto una ncomprensibile offesa. Le donne hanno goduto di una relativa libertà, della possibilità di lavorare, di vestire più o meno come volevano, potevano guidare e apparire in pubblico da sole fino al
1996. La velocità della transizione è la principale ragione della depressione e
dei suicidi; donne che erano educatrici o medici, o semplicemente abituate alle più elementari libertà sono ora duramente limitate e trattate come esseri subumani nel nome del fondamentalismo islamico. Non
si tratta della loro tradizione o "culture", ma di qualcosa di estraneo,
ed è estremo anche per quelle culture dove il fondamentalismo è la regola. Chiunque ha il diritto ad una vita umanamente tollerabile, anche se donna in un paese musulmano. Se possiamo minacciare l'uso
della forza militare nel Kosovo nel nome dei diritti umani, in favore dell'etnia
albanese, i cittadini del mondo possono certamente mostrare in maniera pacifica la loro rabbia per l'oppressione, gli omicidi e le ingiustizie commesse contro le donne dai Talibani. RICHIESTA: Nel firmare
questa petizione, concordiamo nel considerare l'attuale trattamento delle
donne in Afghanistan totalmente INACCETTABILE e meritevole di un'azione da
parte delle Nazioni Unite. La situazione in Afghanistan non sarà tollerata. I diritti delle donne non sono in alcun posto un problema secondario ed è INACCETTABILE per le donne nel 2000 essere
trattate come subumani e come una proprietà. L'eguaglianza e la decenza umana sono un DIRITTO non una libertà, che uno
viva in Afghanistan o altrove>>.

Seguono firme.

Paola Simonelli, Chieti. ITALIA
info@paolasimonelli.com
1) Monica Zoppè. Milano. Italy
2) Andrea Buzzi, Milano, Italy
3) Roberto Furlan, Milano, Italy
4) Rachele Dottori, Milano, Italy
5) Alessia Corpino, Rome, Italy
6) Maria Solange Auteri, Rome, Italy
7) Arianna Schiavoni, Roma, Italy
Marco Di Luzio, Roma, Italy
9) David Vicario, Roma, Italy
10) Alessandra Catalani, Rome, Italy
11) Silvia Catalani, Rome, Italy
12) Gianluca Cerlini, Latina, Italy
13) Junior Silvestro Pomenti,Latina,Italy
14) Elisa Pomenti,Latina,Italy
15) Luciana Abenda,Latina,Italy
16) Elisabetta Muraglia, Latina, Italy
17) Stefano Giancola, Latina, ITALY
1 Rita Scipioni, Frascati(Rm) ITALY
19) Roberta Guerrieri, Roma, Italy
20) Paola Sabbatini, Frascati(Rm), Italy
21) Dominique Katsers, Rome, Italy
22) Karina De Castris, Rome, Italy
23) Fabrizio Fiorini, Frascati(Rm), Italy
24) Enrico Colagrossi, Roma, Italia
25) Lorena Coppola, Napoli, Italy
26) Emanuele Coppola, Torino, Italy
27) Stefania Galli, Torino, Italy
2 Antonietta Greco, Torino,Italy
29) Gandin Luca, Torino, Italy
30) Deborah Lucchetti, Torino, Italy
31) Anna Chiesa, Torino, Italy
32) Alfonso Zuccalà, Lecce, Italy
33) Orsola Fornara, Roma, Italy
34) Chiara Magri, Torino, Italy
35) Giannalberto Bendazzi, Milan, Italy
36) Marcello Acquarone, Parma, Italy
37) Alfonso Romano, Salerno, Italy
3 Mimmo Zappia, Milano, Italy
39) Manuela Colombo, Milano, Italy
40) Marco Piccioni, Roma, Italy
41) Raffaella Bedini, Roma, Italy
42) Massimiliano Pomponi, Roma, Italy
43) Alessio Valente, Roma, Italy
44) Claudio Sandroni, Roma, Italy
45) Aldo Sodero, Torino, Italy
46) Giulio Radeschi, Torino, Italy
47) Roberto Recupero, Torino, Italy
4 Alvisa Palese, Udine (Italy)
49) Rodolfo Sbrojavacca, Udine (Italy)
50) Daniele Coen, Milano (Italy)
51) Carlo Locatelli, Pavia, Italy
52) Daniela Fasola, Milano, Italy
53) Raffaella Butera, Pavia. Italy
54) Franck Jacazio, Biella, Italy
55) Maria Luisa Farina, Bergamo, Italy
56) Anna Cristina Sacchetta, Milano, Italy
57) Anna Maria Graf, Saronno(VA), Italy
5 Antonella Rava, Novate Mil.se (MI) Italiy
59) Elisabetta Rivolta Milano Italy
60) Sara Ricciardi, Mialno, Italy
61) Luca Dotti, Roma, Italy
62) Manuela Simonelli, Paris, France
63) Gianluca Simonelli, Reggio Emilia, Italy
64) Irene Volpi, Firenze, Italy
65) Mauro Nocentini, Firenze, Italy
66) Luca Nicolandi Torino Italy
67) Fulvio Poncini
6 Ludovica Fontana
69) Eleonora Arduino Torino Italy
70) Lucilla Bua, Brescia, Italy
71) Gianna Scutra, Brescia, Italy
72) Alessandra Frizza, Brescia, Italy
73) Paola Turrini, Brescia, Italy
74) Anna Cantarelli, Brescia, Italy
75) Elisabetta Luzzardi, Brescia, Italy
76) Rosetta Crosatti, Brescia, Italy
77) Onorina Liotta, Brescia, Italy
7 Rossella Ribera, Brescia, Italy
79) Maria Grazia Merletti, Brescia, Italy
80) Tina Bonante, Brescia, Italy
81) Marzia De Alexandris, Tarquinia Italy
82) Patrizio Zanazzo, Tarquinia Italy
83) Amelia Pisante, Brescia, Italy
84) Tatiana Colombo, Brescia, Italy
85) Renata Tafuri, Brescia, Italy
86) Gianriccardo Fraccaroli, Brescia, Italy
87) Vittorio Palumbo, Brescia, Italy
8 Pierluigi Pattini, Brescia, Italy
89) Giampietro Guiotto, Brescia, Italy
90) Gabriele Faviani, Brescia, Italy
91) Adriana Cappellotti, Brescia, Italy
92) Alessandra De Felice, Brescia, Italy
93) Gisella Ronchi, Brescia, Italy
94) Giusi Belfiore, Brescia, Italy
95) Gabriela Carsana, Brescia, Italy
96) Rosanna Conforti, Brescia, Italy
97) Dora Cavagnis, Brescia, Italy
9 Valeria Catalano, Brescia, Italy
99) Sandra Bastiani, Brescia, Italy
100) Maria Bonsignori, Brescia, Italy
101) Luana Borgia, Brescia, Italy
102) Elda Brignoli, Brescia, Italy
103) Mario Catalano, Brescia, Italy
104) Enrico Catalano, Brescia, Italy
105) Carla Cervi, Brescia, Italy
106) Sara Marini, Brescia, Italy
107) Piera Cortassa, Varazze, Italy
10 Cesare Merigo, Brescia, Italy
109) Monica Capra, Brescia, Italy
110) Riccardo Donadio, Brescia, Italy
111) Angela Palazzi, Brescia, Italy
112) Mara De Feo, Brescia, Italy
113) Elvira Anni, Brescia, Italy
114) Eugenio Segnali, Brescia, Italy
115) Gabriella Villafontana, Brescia, Italy
116) Umberto Favretto, Brescia, Italy
117) Maria Frozzi, Brescia, Italy
11 Silvia Fioretti, Brescia, Italy
119) Lucia Giannelli, Brescia, Italy
120) Lucia Faini, Brescia, Italy
121) Milena Giaroli, Brescia, Italy
122) Gianni Joffredi, Brescia, Italy
123) Luisella Corallini, Brescia, Italy
124) Aldina Lamonti, Brescia, Italy
125) Daniela Ardigò, Brescia, Italy
126) Gabriele Rigosa, Brescia, Italy
127) Luciana Compagnoni, Brescia, Italy
12 Massimo Gobbini, Brescia, Italy
129) Marina Dotti, Brescia, Italy
130) Enrica Merigo, Brescia, Italy
131) Giuseppe Merigo, Brescia, Italy
132) Raffaella Marcarini, Iseo, Italy
133) Pina Manenti, Cesano Boscone, Italy
134) Lina Maiorano, Milano, Italy
135) Daniela Massarelli, Brescia, Italy
136) Angela Martini, Brescia, Italy
137) Osvaldo Martini, Brescia, Italy
13 Clara Marengoni, Brescia, Italy
139) Bruna Mercaldo, Brescia, Italy
140) Donatella Braga, Brescia, Italy
141) Adriano Nichele, Brescia, Italy
142) Nucci Gosio Gilardoni, Brescia, Italy
143) Maria Bonometti, Brescia, Italy
144) Anna Faita, Brescia, Italy
145) Arturo Dentamaro, Parigi, Francia
146) Josianne Dentamaro, Parigi, Francia
147) Ita Petronio, Brescia, Italy
14 Yvette Patroncini, Travagliato, Italy
149) Alessandra Torcia, Cremona, Italy
150) Rosanna Lucchetti, Brescia, Italy
151) Rosa Pedò, Brescia, Italy
152) Livia Sabotti, Brescia, Italy
153) Patrizia Scutra, Flero, Italy
154) Maria Pia Scalori, Brescia, Italy
155) Paolo Tanzi, Brescia, Italy
156) Eleonora Usai, Brescia, Italy
157) Wanda Anni, Cologne, Italy
15 Yvonne Valcamonico, Brescia, Italy
159) Luigi Cerritelli, Brescia, Italy
160) Daniele Paderas, Carbonia (CA), Italy
161) Katja Scherillo, Bacoli (Na), Italy
162) Francesca De Cristofaro, Roma, Italy
163) Giovanni Carassiti, Bologna, Italy
164) Anna Russo, Napoli, Italia
165) Anna d'Onofrio, Italia
166) Claudio Mancuso, Italia
167) Massimo Ramondini, Italia
16 Elio Ramondini, Milano, Italia
169) Marco Maria Maiga, Italia
170) Silvia Baudi, Milano, Italia
171) Filippo Grisolia, Milano, Italia
172) Vittorio Borraccetti, Roma, Italia
173) Ignazio Juan Patrone, Genova, Italia
174) Maria Giuliana Civinini, Pistoia, Italia
175) Alessandra Cassano, Roma, Italy
176) Roberto de Candia
177) Massimiliano Gagliardo, Torino, Italia
17 Irene Schiavetta, Savona, Italia
179) Alessandro Alexovits, Varazze (Sv), Italia
180) Giuseppe Paolo Cecere, Gorizia, Italia
181) Alessandra Cossi, Gorizia, Italia
182) Massimo Gabellone
183) Elena Pontini
184) Giovanni Alberico Spiazzi, Trieste, Italia
185) Fulvio Cavicchi, Bologna, Italy
186) Landi Stefano, Bologna, Italy
187) Cecilia Bernardi
18 Francesca Chitti, Bologna, Italy
189) Marco Chitti, Bologna, Italy
190) Silvia Cavazza, Bologna Italy
191) Salvatore Della Capa, Imola (Bo), Italy
192) Martino Gliozzi, Imola(Bo), Italy
193) Fausto Gliozzi, Bologna, Italy
194) Marco Petrella, Perugia, Italy
195) Paolo Scandone, Pisa, Italy
196) Renata Rotondi, Legnano (MI), Italy
197) Carla Brambilla Varese, Italy
19 Rosaria Rotondi, Legnano (MI), Italy
199) Elisabetta Rotondi, Legnano (MI), Italy
200) Onorina Bombelli, Legnano (MI), Italy
201) Renato Guseo, Padova, Italy
202) Luigi Biggeri, Firenze, Italy
203) Edoardo Otranto, Roma, Italy
204) Sabrina Ciaralli, Roma, Italy
205) Costanza Drigo, Roma, Italy
206) Valerio Nicoletti Altimari,Napoli,Italy
207) Silvio Grieco, Napoli, Italy
20 Francesco Corti, Pedrengo (BG), Italy
209) Fabrizio Giovanelli, Pradalunga (BG), Italy
210) Giulia Madaschi, Pradalunga (BG), Italy
211) Roberto Cortesi, Palazzolo s/O (BS), Italy
212) Ornella Selini, Palazzolo s/O (BS), Italy
213) Riboli Enrico, Soncino (CR), Italy
214) Fiumi Roberta, Soncino (CR), Italy
215) Emilio Bailo, Bergamo, Italy
216) Pietro Bailo, Bergamo, Italia
217) Alessandra Bergamelli,Bergamo,Italia
21Antonella Romanini,Milano, italia
219) Mara Annoni, Milano, Italy
220) Daniele Privitera, Milano
221) Marco Poletti , Brescia , ITALY
222) Anna Camisasca, Seregno,Italia
223) Maria Chiara, Seregno,Italia
224) Alessandro Frigerio, Seregno, Italia
225) Gloria Allocca, Trento, Italia
226)Laura Penasa,Trento,Italia
227)Andrea Mondini,Trento,Italia
22Fabrizio Zanotti, Trento, Italia
229) Veronica Scoz, Trento, Italia
230) Michele Tomazzolli, Trento, Italia
231) Claudia Tomazzolli, Trento, Italia
232) Luisa Micheli, Trento, Italia
233) Sandra Zoner, Trento, Italia
234) Marianella Sclavi, Milano, Italy
235) Daniela Garavini, Milano
236) Monica Negroni, Milano, Italy
237) Cinzia Genitori, Milano, Italy
23 Simona Clerici, Milano, Italy
239) Corrado Peruccq,Milano,Italy
240) Paola Di Giovanni,Milano,Italy
241) Dario Piletti, Milano, Italy
242) Stefania Martinelli, italy
243) Fiorenzo Gualandris, Italy
244) Vittorio Castelli
245) Luisa Steiner
246) Antonella Wolhfarht, Milano, Italy
247) Annarita Mazzeo, Milano ,Italy
24 Franca Perricone
249) Patrizia Brioschi, Milano , Italy
250) Marta Montanari, Milano , Italy
251) Cinzia Conti, Milano , Italy
252) Elisabetta Di Cintio, Milano, Italy
253) Alberto Longo, Milano , Italy
254) Gilda Blo', Milano, Italy
255) Manzotti Loredana, Milano Italy
256) Glori Filomeno
257) Margherita Pandolfo, Milano, Italy
25 Marion Neckels, Milano, Italy
259) Mariangela Restelli, Milano, Italy
260) Biffi Rachele, Milano, Italy
261) Oggioni Loredana, Milano, Italy
262) Brambilla Simona, Milano, Italy
263) Nava Marina, Milano, Italy
264) Carolina Missaglia, Milano, Italy
265) silvano parolari, erbanno, Italia
266) Lucio Paniz, Aarau, Svizzera

PER FAVORE COPIA questo messaggio in uno nuovo, firma alla fine e inoltralo a tutti i tuoi indirizzi. Se ricevi questa lista
con più di 300 firme, per favore mandane una copia a:
sarabande@brandeis.edu
<mailto:sarabande@brandeis.edu>

Anche se decidi di non firmare per favore fai circolare la petizione.
P.S. Scusate la perdita di tempo ma…
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Fr@nkS il 01-07-2001 alle 10:13

"Se per noi esiste la prigione (magari!), per loro le frustrate."

by Paola Simonelli

per approfondimenti e dissertazioni rinvio a info@paolasimonelli.BOCCONI.MILANO.it


...RAGAZZI QUESTO SI CHE E' UN ESEMPIO DI CIVILTA' GIURIDICA!!
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Fr@nkS il 01-07-2001 alle 10:32

...per quanto riguarda il resto....
...carissima non so che dirle.
Potrei elencarle le mille e mille azioni condotte nelle strade e fuori dai palazzi, tra la gente che non riesce a vivere e in piene guerre civili....
Riporto qui di seguito solo qualche articolo che le può interessare, una minima parte delle AZIONI condotte dai radicali

Radicali: Conferenza Internazionale contro le mutilazioni Genitali Femminili

Roma, 6 marzo 2001 - Documento audiovisivo della conferenza internazionale organizzata dalla Lista Bonino e dal Partito radicale transnazionale in collaborazione con l'Aidos dal titolo: "Stop alle MGF: proposte per un cambiamento" finanziato dai sette eurodeputati della Lista Bonino.
La conferenza è suddivisa in due sessioni: "Abolire si può. Non basta la messa al bando", sugli effetti della messa al bando per legge delle "pratiche tradizionali" dannose, e "Dare asilo si deve. Non basta la riprovazione", sulla proposta fatta dai radicali al Parlamento Europeo.
Durante la prima sessione interviene, tra gli altri, Giuliano Amato. Il presidente del Consiglio focalizza il suo intervento sulla condizione drammatica delle donne in Africa e in Asia, cui non è garantito il diritto ad accedere ai servizi sanitari e all'istruzione: "Dietro le parole sui diritti umani - afferma - c'è sempre la donna". Conclude il suo intervento con un elogio alla battaglia contro le mutilazioni genitali femminili: "Le donne che sono qui dimostrano di saper essere protagoniste della propria storia e grazie a loro la storia potrà cambiare".
Emma Bonino chiede dunque l'impegno concreto di Amato per la creazione presso l'Unfpa di un fondo dedicato alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili e conclude la seconda sessione affermando che questa battaglia porta delle conseguenze che vanno ben al di là dello sradicamento delle «pratiche tradizionali» dannose. La leader radicale fa riferimento ai profondi mutamenti nella società italiana portati dalla legalizzazione del divorzio e dell'aborto e si dichiara convinta che esistano le condizioni per il successo di questa battaglia, portatrice di molte conseguenze rivoluzionarie per la liberazione della donna in molti altri campi.

[URL]http://www.radioradicale.it/servlet/RadioPublisher?cmd=segnalaGo&livello=s1.9.11&file=uni_valcos_0_20010306193852.txt[URL]

14 Gennaio 2001 :
Contro la barbarie dell'infibulazione: Emma Bonino a "Parlamento In"


Documento audiovideo dell'intervista rilasciata ad Emma Bonino alla trasmissione di Rete4 "Parlamento IN" nella quale la ledaer radicale ha rilanciato la propria lotta contro la barbarie delle mutilazioni genitali femminili di cui sono vittime oltre 120 milioni di donne nel mondo


[URL]http://www.radioradicale.it/servlet/RadioPublisher?cmd=segnalaGo&livello=s6&file=uni_rino_0_20010129221618.txt[URL]

Emma Bonino a Turela (Repubblica del Mali)

Turela (Repubblica del Mali), 3 dicembre 2000 - Documento audiovideo della visita di Emma Bonino nel villaggio di Turela, nella Repubblica del Mali, uno dei luoghi in cui le mutilazioni genitali sono state abolite per scelta autonoma degli abitanti del villaggio. La leader radicale viene accolta dai bambini del villaggio che sventolano bandiere italiane, quindi dalle anziane che danzano per gli ospiti ed infine, nella "Casa del Consiglio" Emma Bonino dialoga con le donne del villaggio confrontandosi sul tema delle mutilazioni genitali femminili nel contesto socio-sanitario della situazione africana.

[URL]http://www.radioradicale.it/speciale/mali_20001203.html[URL]

Radicali: Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

Bruxelles, 29 novembre 2000 - Documento audiovideo della "Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili" promosso dal gruppo dei deputati europei della Lista Bonino. A convegno nella lotta per fermare la barbarie inflitta a milioni di donne e bambine nel mondo, numerosi esponenti del mondo politico, giuridico e del volontariato. Presiedono Emma Bonino e Maurizio Turco. Intervengono - tra gli altri - i commissari UE Vitorino e Diamantopulou.

[URL]http://www.radioradicale.it/speciale/gen_fem_mutilation_ita.html[URL]

Trascriscrizione degli atti dell'incontro commemorativo su Antonio Russo:
"Quando di libertà d'informazione si muore.
Giornalismo come vocazione per la dignità professionale"
(Roma, 31 gennaio 2001)



a cura di Stefania Pavone, Giorgio Cusino e Antonio Borrelli

Voce. La Giuria ha assegnato il Premio Andrea Barbato per il Giornalismo al dottor Antonio Russo, inviato dal Kosovo per Radio Radicale con le seguenti motivazioni: "quale esempio di una professionalità qualificata e appassionata, esercitata in condizioni eccezionali, a rischio anche della propria incolumità". Eccolo.

Antonio Russo: Colgo intanto l'occasione per ringraziare tutte le Istituzioni, compreso il Presidente Scalfaro, di cui mi onoro di condividere una esperienza quale questa, per il discolo giornalista che ha messo a repentaglio la sua vita e ha mandato in fibrillazione le massime Istituzioni dello Stato alla ricerca di questo discolo del giornalismo. Volevo fare una puntualizzazione su l'etica delle obiettività: forse per un giornalismo quale quello che io amo di più, cioè il giornalismo di guerra, dove a livello di evento della storia si verifica l'epokè di qualsiasi istituzione politica, sociale, giuridica e di rispetto dei diritti anche universali dell'uomo. In quel momento il silenzio è totale in termini anche proprio del silenzio assordante in cui non c'è più parola che possa esprimere quello che è il gioco anarchico delle assenze appunto. E in quel momento si inserisce il corrispondente di guerra. L'impegno è cercare di difendere soprattutto i valori dell'umanità perché poi i fondamenti dei diritti dell'uomo sono sulla difesa dell'umanità, quindi il rispetto della dignità il rispetto dei diritti umani.
Questo è forse uno dei compiti più ardui e più difficili e soprattutto anche come corrispondenza di guerra perché spesso, per quella che è la mia esperienza personale, di rischiare di essere preso dai giochi delle parti all'interno di queste anarchie, anche involontariamente, perché è un grande gioco, è un gioco agli scacchi in cui le regole si inventano di volta in volta.
Quindi questo è il tentativo che io nel Kosovo ho fatto. E' stata un'etica della scelta, è stata una scelta difficile, consapevole, sapevo di trovarmi in pieno isolamento e nel rischio anche della vita e dovere contare solo su me stesso e comunque poter comunicare con l'esterno per dire quello che succedeva e condividere con il popolo, il popolo kosovaro, quella che è stata, alla fine del millennio una ripetizione di una Shoah e che anche proprio sulla pelle, come mia esperienza personale dover poi anche fuggire con gli stessi profughi, provare lo stesso terrore, condividere con loro la deportazione nel treno, "blase" - che significa "fango" in macedone - il condividere con loro il fango ,quindi, il nostro era un evento giornalistico ma anche umano.
E' un'esperienza che rimarrà nell'animo per tutta la vita e anche a livello di crescita umana.
Ringrazio ancora le Istituzioni, il Presidente Scalfaro e il grande giornalista Zavoli.

Voce: cosa ti è rimasto negli occhi?
Antonio Russo: Prova a guardarli.



"A Pristina la differenza è l'abbandono, l'accettazione di una spunga gettata sul ring da parte del mondo, nel denunciare l'efferatezza di una sentenza, la soluzione finale. Sola, blindata, incompresa, usata nel suo forzato isolamento; la pulizia etnica appartiene al paradosso di una privacy non dichiarata ma accettata dalle politiche di sovranità."

Il secco, inconfondibile, sussurrato tac dell'orologio avverte. Alzo gli occhi, anche se non ce ne sarebbe bisogno. Lancio una veloce occhiata, le 18.30.

"Hmm" - biascico - "ho capito, ricomincia il balletto". E' il marzo del '99, a Pristina l'operazione Nato è in atto dal 24. La televisione fra poco ululerà il suo clack mortale e il silenzio sarà l'unica compagnia di un'attesa. Mi affaccio alla finestra panoramica ad angolo del salone per registrare rumori, sussulti di una città condannata a morte. Le strade sono deserte; quella principale che conduce a Velanja è sgombra dal solito check point della polizia. Quanti ricordi di quei check points maledetti. La strada che conduce a Velanja parte dalla grande moschea di Ali Pascja per poi inerpicarsi a sinistra, zigzagando verso la collina. Su questo tragitto, nei mesi passati, si svolgeva il gioco dei controlli della milizia su chiunque passasse. Era una gioco tragicomico, una sorta di gatto e topo dove un ironico croupier si divertiva a tenere banco. L'ora era sempre la stessa, le 7.30.

All'imbrunire la polizia militare, soprannominata gli uomini blu, come uno stormo di nottole usciva, disponendosi nei punti principali di ingresso ai vari quartieri albanesi di Pristina. I più rabbiosi di questi checks si situavano all'ingresso del quartiere per Vranievz; considerato covo di terroristi solo perché davano rifugio a profughi che arrivavano da Jakova, Drenica, Obelic e sulla strada per Velanja, quartiere della intellighentia kossovara. Il caldo caffè che bevo mi riporta ad un presente dai tragici presagi, ritornano immagini di Sarajevo, durante la guerra bosniaca; una città anch'essa in agonia, torturata dalle mille astuzie di carnefici, umiliata nella sua dignità, passiva nella attesa di una dichiarazione di morte.

A Pristina la differenza è l'abbandono, l'accettazione di una spugna gettata sul ring da parte del mondo nel dununciare l'efferatezza di una sentenza, la soluzione finale.

Sola, blindata, incompresa, usata, nel suo forzato isolamento; la pulizia etnica appartiene al paradosso di una privacy non dichiarata ma accettata dalle politiche di sovranità. Nel trascolorare delle memorie il suono del campanello mi richiama, corro senza sapere chi possa essere, apro, sono i vicini, mi chiedono di poter telefonare a Drenica per avere notizia dei loro parenti. Sono due ragazze, di circa 22 o 24 anni, semplici nel loro imbarazzo. Cercano il contatto. La pazienza della ripetizione dei gesti per un numero telefonico nasconde il nervosismo angosciato di una risposta. Attendono, riprovano, incrociano i loro sguardi assorti dal dubbio, mi guardano chiedendomi pse, perché. Balbetto loro che la guerra è questo: divertirsi con le congiure del silenzio. Finalmente, dopo l'ennesimo tentativo, prendono la linea, parlano concitatamente. Il loro sguardo per un momento si rasserena, le tristi paure si allontanano quali nubi all'orizzonte al solo sentire le voci dei propri cari. Stanno bene, la città la stanno svuotando con i rastrellamenti, saccheggi e distruzioni sono la quotidianità, il cibo scarseggia e la paura non dà loro modo di fuggire, dopo tutto viviamo inshallah, per volontà di Dio.

Curiosamente, mi trovo a vivere la concitata esistenza degli assediati, dei prigionieri non dichiarati. Ci scambiamo sorrisi e sguardi di consolazione, ci domandiamo quale possa essere il nostro destino e al contempo l'istinto femminile osserva il disordine della camera dove lavoro e passo le notti.

All'unisono, si apprestano a pulirmi la stanza, riordinandola. E la cucina.

Mi imbarazza, cerco di dire loro che non importa, che lo posso fare anch'io. "Bugiardo", dico a me stesso. Non c'è cosa più meravigliosa di una donna che, nei momenti più tristi, si affaccendi per te, solo per dichiararti una solidarietà, una presenza quasi protettiva, rassicurante, silenziosa, dove il domestico rumoreggiare ti richiami a tempi felici. Mi chiedono quanti anni abbia e perché non sia ancora sposato, non è bene per un uomo essere senza famiglia e dei figli. Gli imbarazzi di domande e risposte scompaiono di fronte all'emergenza. Si solidarizza, pur se nella estraneità. Ci salutiamo. Ritornano nella casa prossima alla mia dove il resto della famiglia vive. Profughi da Drenica, vivono ormai da 4 mesi in questa casa messa a disposizione da un conoscente. I loro sei bambini sono ai miei occhi la cosa più cara. Le loro voci mattiniere hanno rallegrato quasi a miracolo i giorni trascorsi. Gli spari, le granate, unico rumore che rompeva il silenzio tombale della città, scomparivano di fronte all'incosciente gioco dei fanciulli.

Un giorno li vidi giocare dietro casa, in campo aperto dove la visuale, per i cecchini, era delle migliori. Nessun riparo, nessuna possibilità di mettersi in salvo. Poco distante dal muro di facciata della casa c'era la carcassa di un cane ucciso da una delle tante gragnole dell'offensiva serba alla periferia della città o forse da qualche cecchino posizionato nelle alture antistanti il nostro quartiere. Con la massima disinvoltura, i pupi trotterellavano avanti e indietro, in un gioco la cui fantasia mi era sconosciuta, incuranti di quella carcassa, di quel terrore che non risparmiava neanche gli animali. Gli spaventati richiami dei genitori per farli rientrare in casa non sortivano alcun effetto, la loro gioia comunque prevaricava qualsiasi logica. Mi guardavano divertiti, ironici, sfrontati nella loro dichiarazione di vita. Presi la macchina fotografica e scattai alcune foto col pensiero di una cara memoria da portare con me.

Squilla ancora il telefono. Rispondo. E' una delle tante corrispondenza con il mondo, che comunque cercavo di fare, resoconto di un'esecuzione in atto, denuncia di come l'intelligenza propagandistica serba approfittasse dei bomardamenti NATO per lavorare più alacremente nella pulizia etnica e nello svuotamento della città: gli attacchi ai quartieri in perfetta coincidenza con gli attacchi NATO, le case bruciate che come enormi falò dipingevano le notti di oscuramento. Mi appresto a passare l'ennesima notte, preparo la candela, la notte scende nella sua inesorabile complicità. Le case si serrano, le serrande si chiudono, come occhi, per la buona notte. I cani si preparano a spadroneggiare per le strade, spavaldi netturbini dell'abbandono. Non si dormirà, la notte sarà lunga, come per le altre, l'unico momento di quiete sarà verso le 3 di mattina. Accendo la candela solo quando non riesco a trovare qualcosa, per il resto mi orizzonto al buio quasi come un cieco. Aspetto l'inizio degli attacchi e raccolgo le idee sugli appunti presi durante il giorno e le mie perlustrazioni della città per i prossimi reportages che durante la notte dovrò fare.

Nelle pause tra una chiamata e l'altra, non posso fare a meno di rammemorare la simpatica vitalità di Velanja. Già! Il quartiere di Rugova, un futuribile presidente di una futurabile repubblica libera del Kosovo.

Tutti i giorni vedo la sua bianca casa, elegantemente rifinita, a tre piani, dalle facciate a intonacatura a graffiato e il suo padellone satellitare. Una casa appena ad un centinaio di metri dalla mia. I due figli sono ancora qui, ma nulla del padre.

Quale febbrile vivacità nel quartiere durante il giorno! Decine di studenti dai 18 anni in poi, la mattina verso le 7.30, si ritrovavano in un allegro consesso nella attesa di entrare in strette ed anguste aule ricavate da case private. Educazione, cultura, futuro? Tutti i giorni, da mesi ormai, scendendo in centro li incontravo chiassosi quanto mai, irriverenti come tutte le generazioni studentesche. Dalla finestra li vedevo dedicarsi scherzosamente all'ora sportiva per poi riconcentrarsi nelle aule. Chini su banchi anni sessanta dalla formica verde, li scorgevo dalle grandi finestre di aule, quattro metri per cinque, pigiati in 20 o più, stancamente assorti dalle lezioni. Al mio passaggio ci incontravamo con gli sguardi, fra il curioso e il gentilmente indispettito, testimone della loro quotidianità, scambiandoci un implicito buongiorno. Nonostante l'apparente normalità, la guerra era lì. Non c'è cosa più terribile di guerre non dichiarate dove solo la forza dei nervi aiuta a sopravvivere. Un sussulto inizia il carosello, sono circa le 8.30. La notte avvolge come un piumone la città, quasi a voler attutire e nascondere quello che qui si stava succedendo. Un'offensiva feroce era da poco iniziata da parte serba nella parte sud della città, a circa 5 km nel quartiere di Mantica situato alle spalle di Velanja dove mi trovavo. Si percepisce senza difficoltà l'avvicinarsi degli spari. E' chiaro che è in atto una serrata offensiva per sbaragliare le posizioni sulle colline, presidiate da soldati dell'ALK e dalla difesa civile e, al contempo, per finire di circondare, stringendoli in una morsa di ferro, i restanti quartieri sud di Pristina, eliminando così l'ultima possibilità di una via di fuga in direzione di Skopje. La trappola si sta sempre più chiudendo nell'inesorabile piano di soluzione finale. E' chiaro a tutti noi che è una questione di ore, prima che il destino si compia e da questo impietriti ci anestetizziamo in un'attesa infernale. Ecco da lì a poco, le 10.30 circa, iniziare i bombardamenti NATO. Un amaro sorriso ci disegna i volti, un irrisorio soffio di speranza dipinge un cuore stanco dalle tante attese e infingimenti sulle nostre aspettative. Che dire a me stesso, cauto ottimismo, ferma diplomaticità nel nascondermi la premonizione di quello che là, fuori dalla finestra ad angolo, come un film mi mostrava.

"Natenemir", buona notte Pristina, e con le dita spegnevo la luce di una candela, che quasi a faro, illuminava il gioco dei corvi. Inshallah.



....ECC. ECC. ECC..

MI SCUSI, MA CREDO CHE LEI SI SBAGLI GROSSOLANAMENTE...
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Paola Simonelli il 01-07-2001 alle 11:39

Da Paola Simonelli a Fr@nks:
"Se per noi esiste la prigione (magari!), per loro le frustrate."
by Paola Simonelli
Da Fr@nks a Paola Simonelli:
"per approfondimenti e dissertazioni rinvio a info@paolasimonelli.BOCCONI.MILANO.it
...RAGAZZI QUESTO SI CHE E' UN ESEMPIO DI CIVILTA' GIURIDICA!!"

Di Paola Simonelli 01 luglio 2001
Come volevasi dimostrare le Vostre "pratiche" umanistiche si riducono solo alle teorie, tavole rotonde, dibattiti e ...ri-vendite delle immagini di quei pochi personaggi che hanno veramente portato su libri ed immagini le realtà di paesi dove i diritti umani erano e sono seriamente compromessi.
Lasci stare la buonanima di Antonio Russo il quale mentre Lei continua a discute e "dibattitare", Antonio non lo conosceva neanche se non quando il TG ne ha dato notizia della sua morte misteriosa.
Men che meno immaginava ciò che stava facendo, come tutti i "teorici Bocconiani" che discutono su ciò che "gli altri realmente fanno".
Conosco Antonio molto prima di Lei, sono stata al suo funerale dove i Politici Teorici ne hanno ricordato la figura, sempre "dopo" come spesso accade, e Lei non è meno superficiale nel ricordarlo.
Ripa di Meana e consorte sono i classici esempi di chi, tra uno champagne e party, parlano di uomini che soffrono, di protezione animali, di Amazzonia, Tribù scomparse e raccolta fondi per...pubblicità.
La sottoscritta invece a cui viene da Lei consigliato di leggere Voltaire, fa quel che veramente può nel suo piccolo e senza teorizzare. Se ognuno di noi facesse veramente ciò che dice o scrive non avremmo problemi nel mondo.
Tante gocce fanno un mare.
E Lei, come tutti i teorici, è solo un danno per questa società senza Valori e pericolosamente Globalizzata.
Quindi Lei continui a leggere Voltaire, io fattivamente continuo a fare ciò che posso in attesa che il Popolo, che sistematicamente continua a non credervi e bocciarvi in Parlamento, unica Assemblea popolare e di rappresentanza democratica, vi creda e vi autorizzi a "rappresentare le genti che soffrono.
Ed insisto rubando l'espressione di Andreotti: "Siete come i cocomeri: rossi fuori e verdi dentro, e neanche freschi".

Un saluto da Paola Simonelli
www.paolasimonelli.com
info@paolasimonelli.com

a Fr@nks consiglio il sito:
www.inutili.radicali.com
info@poche.chiacchiere.com
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Paola Simonelli il 01-07-2001 alle 11:56

Correggo una frase scritta con fretta e senza averla riletta:

"...Ed insisto rubando l'espressione di Andreotti: "Siete come i cocomeri: verdi fuori e rossi dentro, e neanche freschi..."

Un saluto da Paola Simonelli
www.paolasimonelli.com
info@paolasimonelli.com

a Fr@nks consiglio il sito:
www.inutili.radicali.com
info@poche.chiacchiere.com
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Fr@nkS il 01-07-2001 alle 16:26

....lasciamo stare va.
Sta facendo della polemica inutile..

PS. Antonio Russo da ME ha avuto sostegno con i fatti e con le azioni, e non andando al funerale....

ciao bellezza
Re: Proibizionismo nel mondo....un altro esempio di inciviltà
Postato da Paola Simonelli il 02-07-2001 alle 00:15

Nessuna polemica da parte mia, ci mancherebbe altro! Sono solo constatazioni magari un pò "rabbiose" per un movimento che ha sciupato un bell'8% senza avere nel 2001 nessun Parlamentare e Senatore, unici delegati a sostenere non le "opinioni insostenibili", vedi droga, Gay-Pride e tutto l'arco antiproibizionista, inclusa la "libertà" delle donne, ma veri e propri progetti da trasformare in "fatti" avendo anche il rispetto della nostra cultura e storia senza "radicalizzare o estremizzare" i concetti contornati da vari scioperi della fame e delle medicine (incluso gli eco-ambientalisti o Tute Bianche, vedi argomento Forum). Questa è la "POLITICA" che ancora non imparano (meglio comunque di ciò che abbiamo visto prima del 13 maggio, per il "poi" vedremo). E sono stati puniti non dai Clerico-fascisti come qualcuno direbbe, ma dal popolo che per me è ancora Sovrano.
Luca Cascioli, Emma Bonino, Marco Pannella e soprattutto l'ex Radicale Francesco Rutelli saranno degnissime persone ma ancora troppo distanti dal popolo.
E non per eccessiva "bravura", intendiamoci!
Un vero e "più normale" progetto sostenuto con la CdL avrebbe dato loro una grande occasione.

N.B. Mi sforzerò di trasformare la Sua ironica "ciao bellezza" con un vero saluto rafforzato da un complimento, grazie.

Un saluto da Paola Simonelli
www.paolasimonelli.com
info@paolasimonelli.com
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