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Contratti d'area: fine di un sogno?
Postato da Francio il 05-02-2003 alle 09:27

Che ne pensate di quanto apparso sul Corriere di oggi (05/02/2003)?


Lettera degli industriali di Treviso a Berlusconi: promesse da mantenere


Le aziende del Nord-Est al premier:


ROMA - Sono «delusi». Di più, si sentono «mortificati». Gli imprenditori trevigiani, i «colonizzatori» di Manfredonia, i pionieri della «delocalizzazione» a Timisoara (Romania) accusano Silvio Berlusconi di non aver mantenuto le promesse elettorali. Meno di un anno fa (il 2 marzo 2002), i «padroncini» di Treviso invitarono il premier a tagliare il nastro degli stabilimenti costruiti a Manfredonia, sfruttando gli incentivi previti dal contratto d’area. Si radunarono tutti insieme, qualcuno vestito come a un matrimonio, davanti ai capannoni verniciati di fresco. Fecero arrivare le piante dal vivaio, montarono un palco tutto azzurro e applaudirono a lungo il loro campione, Berlusconi. Oggi il ricordo di quella cerimonia inaugurale ritorna amaro in una lettera aperta che gli industriali di Treviso hanno fatto pubblicare negli spazi pubblicitari del Corriere della Sera . A volte basta un particolare per testimoniare uno stato d’animo: «Presidente, scrivono i trevigiani, ricorderà che lei rilevò l’assurdità di un’area industriale priva di strade ... a parte la provvisoria striscia d’asfalto posata, si badi bene, in occasione della Sua venuta». Ebbene, continua la lettera, «se Lei pensa che quella situazione sia stata risolta, sbaglia». Niente strade, quindi. E qui non si parla delle grandi infrastrutture o di giganteschi viadotti, ma di quei cinquecento metri scarsi da spianare per collegare i capannoni alla vecchia provinciale. Dal particolare si fa presto a passare al generale. Gli industriali confidavano nel «meno tasse per tutti». Ora, dicono, si ritrovano davanti al «progressivo stemperarsi di quelli che solo due anni fa erano gli obiettivi qualificanti del Suo programma elettorale e del contratto sottoscritto con gli Italiani». A parte lo spreco di maiuscole, gli argomenti sollevati sono concreti, tipici, direbbe forse lo stesso Berlusconi, «dell’Italia del fare». I trevigiani girano e fanno girare soldi, investimenti. Però si scontrano «con Amministratori locali» dotati di scarso «senso di responsabilità», «primi fra tutti quelli che fanno capo alla maggioranza di governo». Vengono chiamate in causa le amministrazioni della Regione Puglia e del Comune di Manfredonia. Oppure, cambiando scenario, il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata (Antonio Di Sanza, Forza Italia, n.d.r. ). Nell’elenco «delle valutazioni negative» finiscono anche i leghisti del Veneto «che, pur ergendosi a difensori del federalismo e della devoluzione, tacciono di fronte agli incrementi fiscali decisi dalle diverse Amministrazioni locali». Insomma, la lettera è il sintomo di qualcosa di più che un semplice malessere passeggero. Peraltro da Treviso partì, tra il 1996 e il 1997, l’idea della «rivolta fiscale» contro il governo di centrosinistra. Il presidente dell’Unione industriali dell’epoca, Nicola Tognana, oggi salito nel vertice di Confindustria, promosse iniziative clamorose (l’occupazione degli Uffici Iva, la spedizione delle chiavi a Roma) che furono poi cavalcate prima dalla Lega e poi da Forza Italia. La protesta di oggi non è (ancora) arrivata a quei livelli. Ma nella Casa delle libertà l’allarme, probabilmente, suonerà forte.

Giuseppe Sarcina
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