![]() | | BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE | |
| | Messaggi |  | BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da ROSA il 16-07-2001 alle 19:35 |
Chi segue e commenta per dovere d'ufficio i fatti della politica economica non sarà certo rimasto sconvolto dalla scorrettezza di Tremonti che ha anticipato in un'intervista televisiva le notizie che avrebbe invece dovuto dare con priorità assoluta alle parti sociali, al Parlamento e alla Commissione europea. A me personalmente quella scorrettezza - formalmente deplorevole - non ha fatto né caldo né freddo. Le proteste che ne sono seguite sono giustificate, ma non colgono il cuore del problema. E il cuore del problema consiste nella veridicità o meno delle cifre fornite dal ministro dell'Economia.Da questo punto di vista anche le secche repliche di Giuliano Amato e di Visco non mi sono parse esaurienti. Entrambi hanno giudicato confuse e addirittura false le affermazioni del ministro ma non ne hanno spiegato il perché. Mi auguro che lo facciano quando le Camere discuteranno il Dpef, a meno che lo stesso Tremonti, in un (improbabile) empito di onestà intellettuale, non corregga le sue stime improvvidamente date in pasto alla pubblica opinione nazionale e internazionale.Nell'attesa cercherò di analizzare la sortita di Tremonti e di capire e far capire in che modo, manipolando fatti, numeri e fonti, si riesca a mettere in piedi un castello di falsità, il che è grave per qualsiasi membro del governo ma in particolar modo per chi occupa la scrivania di Quintino Sella e se ne vanta sera e mattina.Comincerò dalla previsione più drammaticamente elevata tra quelle indicate da Tremonti: la fonte è la Banca d'Italia e la cifra sparata come probabile disavanzo del 2001, in assenza di adeguati provvedimenti correttivi, sarebbe di ben 62 mila miliardi. Tremonti non spiega che cosa sia questo numero, come sia stato costruito e quale realtà raffiguri. Lo butta lì, fa effetto, impressiona la gente e "rappresenta l'eredità ricevuta dal governo Amato-Visco" (testuale affermazione sia in tv che alla Camera). Aggiunge, il Tremonti, che il suo problema nei prossimi mesi sarà quello di far scendere i 62 mila miliardi previsti dalla Banca d'Italia ai 45 mila previsti dalla Ragioneria Generale (vedremo dopo come nasce questa seconda cifra).E allora vediamo. 1. Il numero (62 mila) fornito dalla Banca d'Italia registra i flussi in uscita e in entrata delle Tesorerie provinciali gestite dalle filiali dell'Istituto di emissione. Tremonti non l'ha detto ma lo sa benissimo. Perché l'ha taciuto?2. I flussi delle Tesorerie provinciali non hanno alcun riferimento con il bilancio di competenza dell'anno in corso. Entrano infatti in Tesoreria anche residui attivi di imposte tardivamente incassate e ne escono residui passivi di pagamenti impegnati ma non effettuati.3. Se il saldo di tali flussi registra un deficit di 62 mila miliardi, ciò significa che le Tesorerie hanno regolarizzato debiti pregressi: crediti d'imposta dovuti e non pagati, mandati in favore di fornitori e via dicendo. Il Tesoro cioè ha reso più veloce le procedure di pagamento di debiti accesi ma accantonati: questo è il solo significato della cifra fornita dalla Banca d'Italia che non ha alcun rilievo sugli impegni europei di stabilità e neppure - occorre dirlo - sulla gestione del bilancio di competenza.4. L'impegno di Tremonti di abbassare il saldo negativo delle Tesorerie provinciali fino al livello dell'indebitamento indicato dalla Ragioneria è dunque un impegno senza alcun senso poiché si tratta di grandezze finanziarie completamente diverse e non commensurabili tra loro.5. Esse hanno un solo punto di contatto: poiché il fabbisogno di cassa deve comunque essere finanziato, lo sarà o rallentando i pagamenti e/o accelerando gli incassi e/o attraverso emissioni di titoli di Stato. Solo in quest'ultimo caso ci sarebbe una ripercussione sul bilancio di competenza derivante dall'aumento netto del debito pubblico e quindi dal maggior onere degli interessi da pagare.Tutte queste cose non sono state dette né in tv né alla Camera. Se non fossi più che certo che il ministro Tremonti è un uomo d'onore, potrei sostenere che chi si comporta in questo modo e viene colto in fallo dovrebbe vergognarsi e dimettersi. Ma è probabile che il ministro pensasse - ovviamente in buonafede - che i dieci milioni di teleascoltatori della sua intervista nonché i 500 membri della Camera presenti alla sua tardiva audizione fossero pienamente esperti dei misteri della contabilità finanziaria. Non è così, ma pazienza.Scendiamo (si fa per dire) in più spirabili aree, a quei 45 mila miliardi di indebitamento della pubblica amministrazione, pari all'1,9 per cento del rapporto deficit-Pil che la Ragioneria generale avrebbe previsto e che Tremonti ha asseverato essere il livello minore della forchetta lasciatogli in eredità dal precedente governo. Abbiamo interrogato il Ragioniere dello Stato in proposito: Monorchio infatti aveva compiuto e rivelato il 2 giugno un'attenta revisione delle cifre arrivando alla conclusione che il famoso dell'indebitamento era, in quel momento, pari a 10 mila miliardi. Come mai, non essendo accaduto dal 2 giugno ad oggi nulla di rilevante, si arriva da 10 a 45? Qui bisogna fare un po' di storia. I lettori si armeranno, spero, di un po' di paziente attenzione. Partiamo dalla cifra ufficiale, scritta nella finanziaria 2001 del governo Amato-Visco: 19 mila miliardi di disavanzo, Pil al 2,8 per cento di aumento, rapporto deficit-Pil 0,8 per cento, in perfetta regola con i dettati di Bruxelles. Altre grandezze significative da tener presente, previste in quel documento, erano: un minor introito dell'imposta sui guadagni di Borsa dai 15 mila miliardi dell'anno precedente a soli 5 mila (queste previsioni furono fatte nell'autunno dell'anno scorso); uno scostamento non ancora quantificato delle spese sanitarie regionali, coperto tuttavia dall'impegno delle Regioni di colmare le differenze imputabili a loro decisioni; un buon andamento delle entrate che lasciava margine al "bonus fiscale" di fine anno riconosciuto a contribuenti e ad imprese, dell'ordine di 13 mila miliardi. Amato-Visco (faccio i loro nomi per designare l'intera azione di politica economica di quel governo) si sentivano abbastanza tranquilli per il futuro anche perché quell'anno (il 2000) che stava per chiudersi era stato eccezionalmente prospero: sviluppo del Pil al 3 per cento, profitti delle imprese molto elevati, investimenti in crescita del 7 per cento, disoccupazione in calo. La stessa Banca d'Italia, rivisitando quei risultati nella relazione del 31 maggio scorso, avrebbe giudicato gli obiettivi raggiunti come un traguardo eccezionalmente positivo e degno di lode.Era peraltro accaduto che la spinta verso lo sviluppo aveva manifestato la sua massima intensità nel primo semestre del 2000; nel secondo e specialmente nell'ultimo trimestre quella spinta si era alquanto affievolita sotto l'urto della cattiva congiuntura americana e del preoccupante rallentamento di quella tedesca. Forse, guardando al 2001 nell'ottica di quanto accadeva nell'ultimo trimestre dell'anno precedente, il governo Amato-Visco avrebbe dovuto essere più pessimista; non lo fu abbastanza e questa è la sola vera critica che gli si può muovere ex-post. All'alba del nuovo anno tuttavia fu chiaro che il ciclo economico stava rallentando. Amato-Visco rifecero i loro conti con l'ausilio del Ragioniere generale e decisero le necessarie variazioni che il ministro del Tesoro si affrettò a comunicare a Bruxelles: l'aumento del Pil fu rettificato da 2,8 a 2,4 per cento, il disavanzo fu elevato da 19 a 24 mila miliardi, il rapporto deficit-Pil dallo 0,8 all'1 per cento. Questo è stato il quadro di finanza pubblica trasmesso da Amato-Visco a Berlusconi-Tremonti, ancora perfettamente compatibile con i vincoli europei.Che cosa accertò di nuovo il Ragioniere dello Stato nella sua revisione del 2 giugno, quando già il nuovo governo si era insediato dopo la vittoria elettorale del 13 maggio? Accertò che l'abolizione dei ticket sanitari avrebbe causato una maggiore spesa di 3 mila miliardi; che le spese sanitarie regionali stavano producendo ulteriori disavanzi (anche se spettava alle Regioni di riportarle in linea); che la vendita di immobili pubblici procedeva più a rilento di quanto fosse stato previsto; che il crollo di Borsa aveva completamente azzerato i 5 mila miliardi di entrate indicate in finanziaria. In queste condizioni Monorchio indicò in data 2 giugno un buco oscillante intorno ai 10 mila miliardi, da aggiungere ai 24 mila già previsti, e il conseguente innalzamento del rapporto deficit-Pil dall'1 all'1,4 per cento, con un indebitamento totale di 34 mila miliardi (24 più 10).Tremonti, appena insediato, chiese al Ragioniere di estendere la previsione al 31 dicembre 2001, senza prevedere alcun intervento correttivo del nuovo governo e ferme restando tutte le altre condizioni e grandezze stimate. Monorchio ha proiettato le sue cifre sull'intero arco dell'anno in corso "coeteris paribus" ed ecco uscire dal cilindro di Tremonti la cifra di 45 mila miliardi di disavanzo, 1,9 per cento nel rapporto deficit-Pil, eredità avvelenata del centrosinistra.Nel frattempo sono accadute alcune cose abbastanza favorevoli: il Pil del primo trimestre 2001 è aumentato dello 0,8 per cento, cifra record registrata dall'Eurostat appena tre giorni fa; l'autotassazione Irpef ha superato di molto l'analogo livello dell'anno precedente confermando il buon andamento di questo fondamentale tributo; dall'Inps è arrivata la conferma che le spese previdenziali sono perfettamente sotto controllo. Infine Tremonti, nello stesso momento in cui faceva scoppiare il botto, provvedeva a rassicurare Bruxelles e anche, buon ultima, la Camera dei deputati che nessuna manovra restrittiva sarebbe stata necessaria e che bastava stringere un po' i cordoni della cassa per riportare tutto sotto controllo.Ciampi, doverosamente informato l'altro ieri da Berlusconi-Tremonti, ha preso atto ed ha mormorato con un sorriso che non dev'essere stato proprio rassicurante: queste ragazzate cercate di non farle mai più. Ma perché il nipotino di Quintino Sella ha prodotto questo po' po' di sconquasso per poi concludere con una bolla di sapone o poco più? Era stato male informato? Da escludere. amante dei "coup de théatre"? Forse sì, ma con quali rischi! Si può supporre che, vista l'entità delle promesse elettorali fatte dal suo capo, abbia cercato di Chi segue e commenta per dovere d'ufficio i fatti della politica economica non sarà certo rimasto sconvolto dalla scorrettezza di Tremonti che ha anticipato in un'intervista televisiva le notizie che avrebbe invece dovuto dare con priorità assoluta alle parti sociali, al Parlamento e alla Commissione europea. A me personalmente quella scorrettezza - formalmente deplorevole - non ha fatto né caldo né freddo. Le proteste che ne sono seguite sono giustificate, ma non colgono il cuore del problema. E il cuore del problema consiste nella veridicità o meno delle cifre fornite dal ministro dell'Economia.Da questo punto di vista anche le secche repliche di Giuliano Amato e di Visco non mi sono parse esaurienti. Entrambi hanno giudicato confuse e addirittura false le affermazioni del ministro ma non ne hanno spiegato il perché. Mi auguro che lo facciano quando le Camere discuteranno il Dpef, a meno che lo stesso Tremonti, in un (improbabile) empito di onestà intellettuale, non corregga le sue stime improvvidamente date in pasto alla pubblica opinione nazionale e internazionale.Nell'attesa cercherò di analizzare la sortita di Tremonti e di capire e far capire in che modo, manipolando fatti, numeri e fonti, si riesca a mettere in piedi un castello di falsità, il che è grave per qualsiasi membro del governo ma in particolar modo per chi occupa la scrivania di Quintino Sella e se ne vanta sera e mattina.Comincerò dalla previsione più drammaticamente elevata tra quelle indicate da Tremonti: la fonte è la Banca d'Italia e la cifra sparata come probabile disavanzo del 2001, in assenza di adeguati provvedimenti correttivi, sarebbe di ben 62 mila miliardi. Tremonti non spiega che cosa sia questo numero, come sia stato costruito e quale realtà raffiguri. Lo butta lì, fa effetto, impressiona la gente e "rappresenta l'eredità ricevuta dal governo Amato-Visco" (testuale affermazione sia in tv che alla Camera). Aggiunge, il Tremonti, che il suo problema nei prossimi mesi sarà quello di far scendere i 62 mila miliardi previsti dalla Banca d'Italia ai 45 mila previsti dalla Ragioneria Generale (vedremo dopo come nasce questa seconda cifra).E allora vediamo. 1. Il numero (62 mila) fornito dalla Banca d'Italia registra i flussi in uscita e in entrata delle Tesorerie provinciali gestite dalle filiali dell'Istituto di emissione. Tremonti non l'ha detto ma lo sa benissimo. Perché l'ha taciuto?2. I flussi delle Tesorerie provinciali non hanno alcun riferimento con il bilancio di competenza dell'anno in corso. Entrano infatti in Tesoreria anche residui attivi di imposte tardivamente incassate e ne escono residui passivi di pagamenti impegnati ma non effettuati.3. Se il saldo di tali flussi registra un deficit di 62 mila miliardi, ciò significa che le Tesorerie hanno regolarizzato debiti pregressi: crediti d'imposta dovuti e non pagati, mandati in favore di fornitori e via dicendo. Il Tesoro cioè ha reso più veloce le procedure di pagamento di debiti accesi ma accantonati: questo è il solo significato della cifra fornita dalla Banca d'Italia che non ha alcun rilievo sugli impegni europei di stabilità e neppure - occorre dirlo - sulla gestione del bilancio di competenza.4. L'impegno di Tremonti di abbassare il saldo negativo delle Tesorerie provinciali fino al livello dell'indebitamento indicato dalla Ragioneria è dunque un impegno senza alcun senso poiché si tratta di grandezze finanziarie completamente diverse e non commensurabili tra loro.5. Esse hanno un solo punto di contatto: poiché il fabbisogno di cassa deve comunque essere finanziato, lo sarà o rallentando i pagamenti e/o accelerando gli incassi e/o attraverso emissioni di titoli di Stato. Solo in quest'ultimo caso ci sarebbe una ripercussione sul bilancio di competenza derivante dall'aumento netto del debito pubblico e quindi dal maggior onere degli interessi da pagare.Tutte queste cose non sono state dette né in tv né alla Camera. Se non fossi più che certo che il ministro Tremonti è un uomo d'onore, potrei sostenere che chi si comporta in questo modo e viene colto in fallo dovrebbe vergognarsi e dimettersi. Ma è probabile che il ministro pensasse - ovviamente in buonafede - che i dieci milioni di teleascoltatori della sua intervista nonché i 500 membri della Camera presenti alla sua tardiva audizione fossero pienamente esperti dei misteri della contabilità finanziaria. Non è così, ma pazienza.Scendiamo (si fa per dire) in più spirabili aree, a quei 45 mila miliardi di indebitamento della pubblica amministrazione, pari all'1,9 per cento del rapporto deficit-Pil che la Ragioneria generale avrebbe previsto e che Tremonti ha asseverato essere il livello minore della forchetta lasciatogli in eredità dal precedente governo. Abbiamo interrogato il Ragioniere dello Stato in proposito: Monorchio infatti aveva compiuto e rivelato il 2 giugno un'attenta revisione delle cifre arrivando alla conclusione che il famoso dell'indebitamento era, in quel momento, pari a 10 mila miliardi. Come mai, non essendo accaduto dal 2 giugno ad oggi nulla di rilevante, si arriva da 10 a 45? Qui bisogna fare un po' di storia. I lettori si armeranno, spero, di un po' di paziente attenzione. Partiamo dalla cifra ufficiale, scritta nella finanziaria 2001 del governo Amato-Visco: 19 mila miliardi di disavanzo, Pil al 2,8 per cento di aumento, rapporto deficit-Pil 0,8 per cento, in perfetta regola con i dettati di Bruxelles. Altre grandezze significative da tener presente, previste in quel documento, erano: un minor introito dell'imposta sui guadagni di Borsa dai 15 mila miliardi dell'anno precedente a soli 5 mila (queste previsioni furono fatte nell'autunno dell'anno scorso); uno scostamento non ancora quantificato delle spese sanitarie regionali, coperto tuttavia dall'impegno delle Regioni di colmare le differenze imputabili a loro decisioni; un buon andamento delle entrate che lasciava margine al "bonus fiscale" di fine anno riconosciuto a contribuenti e ad imprese, dell'ordine di 13 mila miliardi. Amato-Visco (faccio i loro nomi per designare l'intera azione di politica economica di quel governo) si sentivano abbastanza tranquilli per il futuro anche perché quell'anno (il 2000) che stava per chiudersi era stato eccezionalmente prospero: sviluppo del Pil al 3 per cento, profitti delle imprese molto elevati, investimenti in crescita del 7 per cento, disoccupazione in calo. La stessa Banca d'Italia, rivisitando quei risultati nella relazione del 31 maggio scorso, avrebbe giudicato gli obiettivi raggiunti come un traguardo eccezionalmente positivo e degno di lode.Era peraltro accaduto che la spinta verso lo sviluppo aveva manifestato la sua massima intensità nel primo semestre del 2000; nel secondo e specialmente nell'ultimo trimestre quella spinta si era alquanto affievolita sotto l'urto della cattiva congiuntura americana e del preoccupante rallentamento di quella tedesca. Forse, guardando al 2001 nell'ottica di quanto accadeva nell'ultimo trimestre dell'anno precedente, il governo Amato-Visco avrebbe dovuto essere più pessimista; non lo fu abbastanza e questa è la sola vera critica che gli si può muovere ex-post. All'alba del nuovo anno tuttavia fu chiaro che il ciclo economico stava rallentando. Amato-Visco rifecero i loro conti con l'ausilio del Ragioniere generale e decisero le necessarie variazioni che il ministro del Tesoro si affrettò a comunicare a Bruxelles: l'aumento del Pil fu rettificato da 2,8 a 2,4 per cento, il disavanzo fu elevato da 19 a 24 mila miliardi, il rapporto deficit-Pil dallo 0,8 all'1 per cento. Questo è stato il quadro di finanza pubblica trasmesso da Amato-Visco a Berlusconi-Tremonti, ancora perfettamente compatibile con i vincoli europei.Che cosa accertò di nuovo il Ragioniere dello Stato nella sua revisione del 2 giugno, quando già il nuovo governo si era insediato dopo la vittoria elettorale del 13 maggio? Accertò che l'abolizione dei ticket sanitari avrebbe causato una maggiore spesa di 3 mila miliardi; che le spese sanitarie regionali stavano producendo ulteriori disavanzi (anche se spettava alle Regioni di riportarle in linea); che la vendita di immobili pubblici procedeva più a rilento di quanto fosse stato previsto; che il crollo di Borsa aveva completamente azzerato i 5 mila miliardi di entrate indicate in finanziaria. In queste condizioni Monorchio indicò in data 2 giugno un buco oscillante intorno ai 10 mila miliardi, da aggiungere ai 24 mila già previsti, e il conseguente innalzamento del rapporto deficit-Pil dall'1 all'1,4 per cento, con un indebitamento totale di 34 mila miliardi (24 più 10).Tremonti, appena insediato, chiese al Ragioniere di estendere la previsione al 31 dicembre 2001, senza prevedere alcun intervento correttivo del nuovo governo e ferme restando tutte le altre condizioni e grandezze stimate. Monorchio ha proiettato le sue cifre sull'intero arco dell'anno in corso "coeteris paribus" ed ecco uscire dal cilindro di Tremonti la cifra di 45 mila miliardi di disavanzo, 1,9 per cento nel rapporto deficit-Pil, eredità avvelenata del centrosinistra.Nel frattempo sono accadute alcune cose abbastanza favorevoli: il Pil del primo trimestre 2001 è aumentato dello 0,8 per cento, cifra record registrata dall'Eurostat appena tre giorni fa; l'autotassazione Irpef ha superato di molto l'analogo livello dell'anno precedente confermando il buon andamento di questo fondamentale tributo; dall'Inps è arrivata la conferma che le spese previdenziali sono perfettamente sotto controllo. Infine Tremonti, nello stesso momento in cui faceva scoppiare il botto, provvedeva a rassicurare Bruxelles e anche, buon ultima, la Camera dei deputati che nessuna manovra restrittiva sarebbe stata necessaria e che bastava stringere un po' i cordoni della cassa per riportare tutto sotto controllo.Ciampi, doverosamente informato l'altro ieri da Berlusconi-Tremonti, ha preso atto ed ha mormorato con un sorriso che non dev'essere stato proprio rassicurante: queste ragazzate cercate di non farle mai più. Ma perché il nipotino di Quintino Sella ha prodotto questo po' po' di sconquasso per poi concludere con una bolla di sapone o poco più? Era stato male informato? Da escludere. amante dei "coup de théatre"? Forse sì, ma con quali rischi! Si può supporre che, vista l'entità delle promesse elettorali fatte dal suo capo, abbia cercato di svicolare addossandone la responsabilità ai predecessori. Ma si può anche supporre che, gonfiando oltre ogni limite l'entità del disastro atteso, potrà farsi un vanto a buon mercato quando, tra sei mesi, la bolla di sapone si sgonfierà con la stessa velocità con cui è stata montata in questi pochi giorni. Quei 10 mila miliardi di buco virtuale che oggi eredita equivalgono ad una crescita del Pil dal 2,4 previsto al 2,8, cioè a quanto Amato-Visco ancora indicavano nell'autunno 2000 e a quanto l'andamento del primo trimestre 2001 potrebbe far sperare.Basterebbe aggiungervi i 5 mila miliardi spesi in più dalla Sanità regionale, che le Regioni sono tenute a rifondere allo Stato, per riportare il disavanzo ai 19 mila miliardi e al rapporto dello 0,8 col Pil che figura ancora nella Finanziaria approvata lo scorso autunno.Come Ciampi, che ne è il principale architetto, ha ricordato l'altro ieri nell'incontro con quei due "ragazzacci", il risanamento finanziario italiano cominciò nel '92-93 ed ha solidissime basi; un gruppo di persone serie e competenti ci ha lavorato per otto anni di seguito e non saranno pochi untorelli manzoniani a poterlo scardinare.Ciò che invece potrà accadere sarà la ripetizione di quella storiella della mosca che si era posata sul corno del bove; qualcuno le domandò: "Che stai facendo?", e la mosca rispose: "Non lo vedi, stiamo arando". Auguri, caro Tremonti: ari come si deve e ringrazi, se ci riesce, il bove che ha tirato il carro per otto anni di seguito. Le sarà agevole trovare il guidatore, sta di casa al Quirinale. (15 luglio 2001) |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Marco il 16-07-2001 alle 20:48 |
Riporto senza ripetizioni il messaggio di ROSA, che ovviamente condivido.
"Chi segue e commenta per dovere d'ufficio i fatti della politica economica non sarà certo rimasto sconvolto dalla scorrettezza di Tremonti che ha anticipato in un'intervista televisiva le notizie che avrebbe invece dovuto dare con priorità assoluta alle parti sociali, al Parlamento e alla Commissione europea. A me personalmente quella scorrettezza - formalmente deplorevole - non ha fatto né caldo né freddo. Le proteste che ne sono seguite sono giustificate, ma non colgono il cuore del problema. E il cuore del problema consiste nella veridicità o meno delle cifre fornite dal ministro dell'Economia.Da questo punto di vista anche le secche repliche di Giuliano Amato e di Visco non mi sono parse esaurienti. Entrambi hanno giudicato confuse e addirittura false le affermazioni del ministro ma non ne hanno spiegato il perché. Mi auguro che lo facciano quando le Camere discuteranno il Dpef, a meno che lo stesso Tremonti, in un (improbabile) empito di onestà intellettuale, non corregga le sue stime improvvidamente date in pasto alla pubblica opinione nazionale e internazionale.Nell'attesa cercherò di analizzare la sortita di Tremonti e di capire e far capire in che modo, manipolando fatti, numeri e fonti, si riesca a mettere in piedi un castello di falsità, il che è grave per qualsiasi membro del governo ma in particolar modo per chi occupa la scrivania di Quintino Sella e se ne vanta sera e mattina.Comincerò dalla previsione più drammaticamente elevata tra quelle indicate da Tremonti: la fonte è la Banca d'Italia e la cifra sparata come probabile disavanzo del 2001, in assenza di adeguati provvedimenti correttivi, sarebbe di ben 62 mila miliardi. Tremonti non spiega che cosa sia questo numero, come sia stato costruito e quale realtà raffiguri. Lo butta lì, fa effetto, impressiona la gente e "rappresenta l'eredità ricevuta dal governo Amato-Visco" (testuale affermazione sia in tv che alla Camera). Aggiunge, il Tremonti, che il suo problema nei prossimi mesi sarà quello di far scendere i 62 mila miliardi previsti dalla Banca d'Italia ai 45 mila previsti dalla Ragioneria Generale (vedremo dopo come nasce questa seconda cifra).E allora vediamo. 1. Il numero (62 mila) fornito dalla Banca d'Italia registra i flussi in uscita e in entrata delle Tesorerie provinciali gestite dalle filiali dell'Istituto di emissione. Tremonti non l'ha detto ma lo sa benissimo. Perché l'ha taciuto?2. I flussi delle Tesorerie provinciali non hanno alcun riferimento con il bilancio di competenza dell'anno in corso. Entrano infatti in Tesoreria anche residui attivi di imposte tardivamente incassate e ne escono residui passivi di pagamenti impegnati ma non effettuati.3. Se il saldo di tali flussi registra un deficit di 62 mila miliardi, ciò significa che le Tesorerie hanno regolarizzato debiti pregressi: crediti d'imposta dovuti e non pagati, mandati in favore di fornitori e via dicendo. Il Tesoro cioè ha reso più veloce le procedure di pagamento di debiti accesi ma accantonati: questo è il solo significato della cifra fornita dalla Banca d'Italia che non ha alcun rilievo sugli impegni europei di stabilità e neppure - occorre dirlo - sulla gestione del bilancio di competenza.4. L'impegno di Tremonti di abbassare il saldo negativo delle Tesorerie provinciali fino al livello dell'indebitamento indicato dalla Ragioneria è dunque un impegno senza alcun senso poiché si tratta di grandezze finanziarie completamente diverse e non commensurabili tra loro.5. Esse hanno un solo punto di contatto: poiché il fabbisogno di cassa deve comunque essere finanziato, lo sarà o rallentando i pagamenti e/o accelerando gli incassi e/o attraverso emissioni di titoli di Stato. Solo in quest'ultimo caso ci sarebbe una ripercussione sul bilancio di competenza derivante dall'aumento netto del debito pubblico e quindi dal maggior onere degli interessi da pagare.Tutte queste cose non sono state dette né in tv né alla Camera. Se non fossi più che certo che il ministro Tremonti è un uomo d'onore, potrei sostenere che chi si comporta in questo modo e viene colto in fallo dovrebbe vergognarsi e dimettersi. Ma è probabile che il ministro pensasse - ovviamente in buonafede - che i dieci milioni di teleascoltatori della sua intervista nonché i 500 membri della Camera presenti alla sua tardiva audizione fossero pienamente esperti dei misteri della contabilità finanziaria. Non è così, ma pazienza.Scendiamo (si fa per dire) in più spirabili aree, a quei 45 mila miliardi di indebitamento della pubblica amministrazione, pari all'1,9 per cento del rapporto deficit-Pil che la Ragioneria generale avrebbe previsto e che Tremonti ha asseverato essere il livello minore della forchetta lasciatogli in eredità dal precedente governo. Abbiamo interrogato il Ragioniere dello Stato in proposito: Monorchio infatti aveva compiuto e rivelato il 2 giugno un'attenta revisione delle cifre arrivando alla conclusione che il famoso dell'indebitamento era, in quel momento, pari a 10 mila miliardi. Come mai, non essendo accaduto dal 2 giugno ad oggi nulla di rilevante, si arriva da 10 a 45? Qui bisogna fare un po' di storia. I lettori si armeranno, spero, di un po' di paziente attenzione. Partiamo dalla cifra ufficiale, scritta nella finanziaria 2001 del governo Amato-Visco: 19 mila miliardi di disavanzo, Pil al 2,8 per cento di aumento, rapporto deficit-Pil 0,8 per cento, in perfetta regola con i dettati di Bruxelles. Altre grandezze significative da tener presente, previste in quel documento, erano: un minor introito dell'imposta sui guadagni di Borsa dai 15 mila miliardi dell'anno precedente a soli 5 mila (queste previsioni furono fatte nell'autunno dell'anno scorso); uno scostamento non ancora quantificato delle spese sanitarie regionali, coperto tuttavia dall'impegno delle Regioni di colmare le differenze imputabili a loro decisioni; un buon andamento delle entrate che lasciava margine al "bonus fiscale" di fine anno riconosciuto a contribuenti e ad imprese, dell'ordine di 13 mila miliardi. Amato-Visco (faccio i loro nomi per designare l'intera azione di politica economica di quel governo) si sentivano abbastanza tranquilli per il futuro anche perché quell'anno (il 2000) che stava per chiudersi era stato eccezionalmente prospero: sviluppo del Pil al 3 per cento, profitti delle imprese molto elevati, investimenti in crescita del 7 per cento, disoccupazione in calo. La stessa Banca d'Italia, rivisitando quei risultati nella relazione del 31 maggio scorso, avrebbe giudicato gli obiettivi raggiunti come un traguardo eccezionalmente positivo e degno di lode.Era peraltro accaduto che la spinta verso lo sviluppo aveva manifestato la sua massima intensità nel primo semestre del 2000; nel secondo e specialmente nell'ultimo trimestre quella spinta si era alquanto affievolita sotto l'urto della cattiva congiuntura americana e del preoccupante rallentamento di quella tedesca. Forse, guardando al 2001 nell'ottica di quanto accadeva nell'ultimo trimestre dell'anno precedente, il governo Amato-Visco avrebbe dovuto essere più pessimista; non lo fu abbastanza e questa è la sola vera critica che gli si può muovere ex-post. All'alba del nuovo anno tuttavia fu chiaro che il ciclo economico stava rallentando. Amato-Visco rifecero i loro conti con l'ausilio del Ragioniere generale e decisero le necessarie variazioni che il ministro del Tesoro si affrettò a comunicare a Bruxelles: l'aumento del Pil fu rettificato da 2,8 a 2,4 per cento, il disavanzo fu elevato da 19 a 24 mila miliardi, il rapporto deficit-Pil dallo 0,8 all'1 per cento. Questo è stato il quadro di finanza pubblica trasmesso da Amato-Visco a Berlusconi-Tremonti, ancora perfettamente compatibile con i vincoli europei.Che cosa accertò di nuovo il Ragioniere dello Stato nella sua revisione del 2 giugno, quando già il nuovo governo si era insediato dopo la vittoria elettorale del 13 maggio? Accertò che l'abolizione dei ticket sanitari avrebbe causato una maggiore spesa di 3 mila miliardi; che le spese sanitarie regionali stavano producendo ulteriori disavanzi (anche se spettava alle Regioni di riportarle in linea); che la vendita di immobili pubblici procedeva più a rilento di quanto fosse stato previsto; che il crollo di Borsa aveva completamente azzerato i 5 mila miliardi di entrate indicate in finanziaria. In queste condizioni Monorchio indicò in data 2 giugno un buco oscillante intorno ai 10 mila miliardi, da aggiungere ai 24 mila già previsti, e il conseguente innalzamento del rapporto deficit-Pil dall'1 all'1,4 per cento, con un indebitamento totale di 34 mila miliardi (24 più 10).Tremonti, appena insediato, chiese al Ragioniere di estendere la previsione al 31 dicembre 2001, senza prevedere alcun intervento correttivo del nuovo governo e ferme restando tutte le altre condizioni e grandezze stimate. Monorchio ha proiettato le sue cifre sull'intero arco dell'anno in corso "coeteris paribus" ed ecco uscire dal cilindro di Tremonti la cifra di 45 mila miliardi di disavanzo, 1,9 per cento nel rapporto deficit-Pil, eredità avvelenata del centrosinistra.Nel frattempo sono accadute alcune cose abbastanza favorevoli: il Pil del primo trimestre 2001 è aumentato dello 0,8 per cento, cifra record registrata dall'Eurostat appena tre giorni fa; l'autotassazione Irpef ha superato di molto l'analogo livello dell'anno precedente confermando il buon andamento di questo fondamentale tributo; dall'Inps è arrivata la conferma che le spese previdenziali sono perfettamente sotto controllo. Infine Tremonti, nello stesso momento in cui faceva scoppiare il botto, provvedeva a rassicurare Bruxelles e anche, buon ultima, la Camera dei deputati che nessuna manovra restrittiva sarebbe stata necessaria e che bastava stringere un po' i cordoni della cassa per riportare tutto sotto controllo.Ciampi, doverosamente informato l'altro ieri da Berlusconi-Tremonti, ha preso atto ed ha mormorato con un sorriso che non dev'essere stato proprio rassicurante: queste ragazzate cercate di non farle mai più.Ciampi ha ricordato l'altro ieri nell'incontro con quei due "ragazzacci", il risanamento finanziario italiano cominciò nel '92-93 ed ha solidissime basi; un gruppo di persone serie e competenti ci ha lavorato per otto anni di seguito e non saranno pochi untorelli manzoniani a poterlo scardinare.Ciò che invece potrà accadere sarà la ripetizione di quella storiella della mosca che si era posata sul corno del bove; qualcuno le domandò: "Che stai facendo?", e la mosca rispose: "Non lo vedi, stiamo arando". Auguri, caro Tremonti: ari come si deve e ringrazi, se ci riesce, il bove che ha tirato il carro per otto anni di seguito. Le sarà agevole trovare il guidatore, sta di casa al Quirinale. (15 luglio 2001) Ma perché il nipotino di Quintino Sella ha prodotto questo po' po' di sconquasso per poi concludere con una bolla di sapone o poco più? Era stato male informato? Da escludere. amante dei "coup de théatre"? Forse sì, ma con quali rischi! ..." |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Kiowa il 17-07-2001 alle 09:06 |
Mettiamo da parte il fatto che sei logorroica e scrivi come un libro stampato.
Il "cuore" è che il ministro Tremonti ha avuto il coraggio di riportare fedelmente ciò che improvvidamente ha detto al TG1 nel documento di programmazione economica approvato dal Governo e già presentato al Parlamento. Sai bene, visto che sembri informata sulle cose, che l'iter parlamentare prevede l'ascolto in commissione (questa sì è la vera sede istituzionale) sia del ministro sia del Governatore della Banca d'Italia, sia il Ragioniere dello Stato......solo allora sapremo chi ci sta prendendo per i fondelli:Berlusconi con Tremonti o Amato con Visco. Personalmente penso che usciranno altri "fantasmi dagli armadi" non ultimo l'affare, messo immediatamente a tacere dei fondi SISMI e di quel "caro nonnetto" di nome Scalfaro. Ciao.
P.S. se mi devi rispondere fallo in maniera concisa, non ho molto tempo da dedicare alle letture delle tue "idee". |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Marcuzz il 17-07-2001 alle 09:45 |
Da quanto scritto sembrerebbe tutto vero...
Che Tremonti stia rischiando la faccia e l'onore da ministro solo per diventare prima donna...
Boh... come diceva Kiowa, attendiamo il dibattimento in sede istituzionale.
Riprendendo gli oscuri fatti del SISME, dell'ex presidente della repubblica, etc...
in Italia ci sono stati, ci sono e ci saranno purtroppo fatti di cui non sapremo mai la verità, scritta (si sa che l'areo di ustica fu abbattuto da aerei USA!)...
A presto...speriamo il buco sia il + piccolo possibile (soprattuto per noi comuni mortali che sudiamo lo stipendio che riceviamo)... |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da ROSA il 17-07-2001 alle 15:35 |
C'ERA UNA VOLTA IL BUCO
SORPRESA. Il "buco senza precedenti" non c'è più. Sembra un gioco di parole, ma al suo posto c'è solo il "buco precedente". Dopo aver disorientato gli italiani, irritato i sindacati e allarmato l'Europa, Giulio Tremonti si conferma un disinvolto comunicatore, ma anche un buon prestigiatore. Giovedì scorso, al Tg1, aveva tirato fuori dal cilindro i suoi numeri-choc: nei conti pubblici c'è un deficit imprevisto, tra i 45.000 e i 62.000 miliardi. "Ecco l'eredità che ci ha lasciato il governo Amato", aveva sentenziato. Gelo al Quirinale, indignazione in Parlamento, sconcerto a Bruxelles.
Ieri sera nuovo colpo di scena: con il varo del Dpef, il governo fa il trucco delle tre carte. Dal tavolo sparisce quella più pesante, che avrebbe inchiodato davvero il centrosinistra alle sue responsabilità. Il deficit record da 62.000 miliardi non c'è più. Svanito, non si sa dove né come. Il vero disavanzo alla fine dell'anno potrebbe arrivare al massimo a 44.500 miliardi. Il "buco senza precedenti", che l'Ulivo avrebbe furtivamente nascosto nei cassetti, alla fine si conferma più o meno quello indicato proprio da Amato e Visco un mese fa, prima di lasciare gli uffici di Palazzo Chigi e di Via XX Settembre ai nuovi inquilini.
Dal punto di vista politico, l'allarme televisivo di Tremonti si rivela una "bolla speculativa". Un trailer postelettorale, per screditare il vecchio governo di centrosinistra, lassista e bugiardo, e nobilitare il nuovo governo di centrodestra, rigoroso e autorevole. Dal punto di vista economico, il nuovo quadro contabile presentato dal ministro del Tesoro dimostra che l'Italia non è sull'orlo della bancarotta. Al contrario, i fondamentali dell'economia sono buoni. Le poste fondamentali di bilancio sono in ordine. Ma com'è naturale hanno bisogno di un controllo severo, perché risentono del ciclo economico poco favorevole in Europa, e soffrono dell'inerziale propensione dei centri di spesa, statali e periferici, a riespandersi dopo una lunga stagione di austerity. Tremonti ha fornito un quadro un po' meno sfocato. Ma i punti oscuri restano ancora tanti. E se sono più chiari i fini dell'azione di politica economica del governo, i mezzi per raggiungerli restano incerti.
1) Ad oggi, il deficit pubblico previsto per la fine dell'anno è più alto di quello indicato nel Patto di stabilità. Il rapporto tra disavanzo e Pil a fine 2001 doveva essere pari allo 0,8%. Ma già il governo Amato, con la Relazione trimestrale di cassa di aprile, aveva aggiornato quel parametro all'1%. In valori assoluti, 24.500 miliardi. A giugno la Ragioneria aveva avvertito: in base ai dati del fabbisogno dei primi mesi dell'anno, e in assenza di misure di monitoraggio e di contenimento della spesa, è prevedibile un "debordo" ulteriore, nell'ordine dei 10 mila miliardi. Che diventano quasi 20.000 se, sempre in assenza di correttivi, si proietta la stima su tutto il 2001. Totale: 44.500 miliardi. Ora, dopo aver agitato lo spauracchio di un deficit di cassa esploso a 62 mila miliardi, Tremonti ci ripensa e conferma la stessa cifra: 44.500 miliardi. Dov'è il "buco senza precedenti"? Dov'è l'inganno dell'Ulivo, ai danni degli elettoricontribuenti?
2) Con una complicata miscela di allarmismi passati e di rassicurazioni future, il governo continua a ripetere che il buco c'è. Dire che non l'ha lasciato il centrosinistra è "una balla colossale", ha tuonato Gianfranco Fini. Ma al tempo stesso, Tremonti conferma formalmente che l'Italia non rinuncia ai suoi impegni con l'Unione europea: punteremo comunque a un rapporto deficit/Pil allo 0,8%, anche se "sappiamo che è drammaticamente difficile". Due obiezioni. La prima: porsi un obiettivo iniziale, dichiarando in partenza di non poterlo raggiungere, non è credibile di fronte ai suoi interlocutori, perché non li vincola al rispetto degli impegni presi. Se Prodi e Ciampi avessero detto "proviamo a entrare in Europa, ma sappiamo che non ci riusciremo", oggi l'Italia non starebbe nel club dei grandi di Maastricht, ma in anticamera insieme alla Grecia e alla Turchia.
La seconda obiezione è più inquietante. A livello ufficiale, il governo manifesta nel Dpef la ferma "volontà di conseguire pienamente gli obiettivi fissati nel Patto di stabilità e di crescita", e "mutua tali impegni dagli obiettivi che il Paese ha preso in Europa". Questa dichiarazione solenne tranquillizza Bruxelles, e fa dire a Solbes: "Bene la conferma degli impegni, adesso aspettiamo i fatti". Ma poi, a livello ufficioso, il governo lavora a un altro scenario. Nell'incontro con le parti sociali, Berlusconi e Tremonti hanno annunciato ai sindacati che, vista la sostanziale impossibilità di centrare l'obiettivo dello 0,8%, con l'Ecofin del prossimo autunno l'Italia punta "a discutere, insieme agli altri partner, se confermare o modificare i vincoli di bilancio previsti dal Patto di stabilità". Il governo italiano, facendo leva sulle difficoltà congiunturali di Francia e Germania, vuole quindi chiedere una deroga unilaterale a Bruxelles? Sarebbe una svolta enorme, anche in termini di politica estera.
3) La ricetta economica di Berlusconi e Tremonti è quella del governatore della Banca d'Italia: il Paese deve puntare tutto il suo potenziale su un alto tasso di sviluppo, grazie al combinato disposto del rilancio degli investimenti e degli sgravi fiscali, finanziati con un ammontare corrispondente di tagli alla spesa pubblica. L'equazione è lineare. L'ha spiegata lo stesso Fazio nelle sue considerazioni finali, l'ha ripetuta ieri il ministro nella sua conferenza stampa. Con la logica dei vasi comunicanti, per i prossimi cinque anni la pressione fiscale calerà di 1 punto percentuale all'anno, scendendo dal 47 al 40%. Il vuoto di gettito sarà colmato dal contemporaneo taglio di spesa corrente di 1 punto percentuale all'anno.
Ma quali saranno le voci di spesa sulle quali si abbatterà la scure del governo, è ancora un mistero. Tremonti ripete che non farà manovre "rubasoldi", che deprimono solo l'economia. Nel breve periodo spiega che il deficit di quest'anno sarà ripianato "con misure finanziarie che stiamo valutando". Di che misure si tratta? Interventi strutturali o piccole pennellate di maquillage contabile? Nel medio periodo, Tremonti annuncia che nella prossima Finanziaria saranno inserite "le grandi riforme della previdenza, della sanità e della devolution". Come si possono riformare questi capitoli, creando risparmi di bilancio, senza tagliare le prestazioni?
4) Gli obiettivi di sviluppo e di inflazione sono ambiziosi. Immaginare una crescita di oltre il 3% già dal prossimo anno è una bella sfida. Serve anche ad abbattere il rapporto non solo riducendo il deficit, ma aumentando il Pil. Ma se per ragioni anche endogene all'economia italiana non si taglia quel traguardo, che succede alla finanza pubblica? Di quanto esploderebbe, in quel caso, il disavanzo? La stessa cosa si può dire dell'inflazione: il governo, fissando un obiettivo 2002 all'1,7%, ha cercato un punto di incontro tra la richiesta della Confindustria, che chiedeva un tasso programmato dell'1,2%, e i sindacati che volevano almeno il 2,2%. Ma così li ha scontentati entrambi. E poi: come si raggiunge una crescita così sostenuta, se la domanda non si alimenta anche attraverso la piena copertura del potere d'acquisto dei salari?
Berlusconi e Tremonti facciano luce al più presto, sulle zone d'ombra della politica economica del governo. Confidiamo nel prossimo spot.
Dalla Repubblica 17 luglio 2001) |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Marcuzz il 17-07-2001 alle 15:54 |
questa volta non sono riuscito a leggere tutto...
la prima si...
siate + sintetici x favore!
Insomma, alla fine di tutto, secondo te 3mountains c'ha fatto una figuraccia pessima...per fortuna degli italiani però!
Speriamo che anche le promesse fatte e le previsioni economiche programmate non siano un bluff...speriamo...
altrimenti a casa tutti! |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Kioma il 19-07-2001 alle 12:47 |
hai ragione Marcuzz, speriamo che riescano a fare tutto quanto stabilito nel programma altrimenti non esiteremo a ribellarci.non ce ne va bene una in Italia .. |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Marcuzz il 19-07-2001 alle 14:19 |
Sembra che le stime siano attorno ai 24mila mld...
Meno di quanto all'inizio dichiarato...
Nel male, meglio così!
Xò il buco c'è davvero! Oppure è uno psicopatico Tremonti!
E non mi sembra, visto che ha avuto parole di elogio sull'operato della sx in ambito economico...
Sarebbe bello mettere a confronto, faccia a faccia, i due ministri e capire dove ha sbagliato il vecchio o dove il nuovo sta avendo le allucinazioni... |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Paola Simonelli il 21-07-2001 alle 00:40 |
Signora o signorina Rosa, Kioma, Marcuzz e quanti altri, leggetevi ciò che ho scritto un mese fa nel Forum sui debiti lasciati dal Governo Amato.
Alla Rosa comunque sono tentatissima di suggerirLe: di spot la sinistra ne ha fatte tante, quindi siamo già "assuefatti".
Le ricordo inoltre che durante la campagna elettorale del CentroSinistra di questi "buchi" non c'era traccia se non un "grande risanamento che la eventuale vittoria della Destra avrebbe inevitabilmente distrutto insieme al grande rischio di una Democrazia compromessa".
Sono parole scritte e dette dai "Sinistri" che la Rosa dovrebbe ricordare e commentare!
Non aggiungo altro per tener fede a Marcuzz, altrimenti rischio di scrivere un libro.
Un saluto da Paola Simonelli
www.paolasimonelli.com
info@paolasimonelli.com |  | Re: BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE Postato da Kiowa il 23-07-2001 alle 09:31 |
Subito una precisazione:Kioma sei un ignorante che vuole solo scimmiottare! Fatti un pò di cultura sui grandi capi indiani e saprai chi è stato Kiowa.
La seconda precisazione: Rosa o scrivi di meno o giuro di non leggerti più. Anche perchè, come dice Paola, che saluto cordialmente, di "PROCLAMI" la sinistra ne ha fatti tanti che siamo stufi.
Nel merito, spero che quanto detto da Marcuzz si avveri. Ciao a presto, non vi posso leggere spesso perchè sono in ferie e non sono dotato di portatile. | | BUCO NERO OPPURE BOLLE DI SAPONE | |
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